Quello che i libri non dicono

VUOTOVITALE una stanza tutta per me

Alle medie mi fu segnato come errato un disegno dal tema “Il tramonto” in cui avevo rappresentato il sole a destra del foglio e a nulla servì spiegare che avessi visto quel tramonto meraviglioso correndo in bici con mio fratello lungo la stradina di casa e che il sole, ero sicura, fosse alla mia destra: per la scuola l’inquadratura del disegno sarebbe dovuta essere standard e non si ammettevano eccezioni…
A scuola contavano nozioni, tabelline, teoremi…
Sui libri di scuola non risultavano gazze da imboccare con un dito o una “paperella” con il bavaglino e con cui condividere yogurt o sottilette…
Sui testi di scuola gli uccellini erano sempre in un nido, nutriti dalle mamme che svolazzavano sopra e le paperelle erano indicate come “oche” o “anatre” e non indossavano nessun abbigliamento umano…
Sul libro di storia non c’era traccia delle battaglie che combattevo ogni stagione contro la natura e nelle lezioni di primo soccorso non insegnavano a tirar le foglie per soccorrere le formiche in fuga dai formicai inondati dai miei fratelli dispettosi…
In nessun testo di scienze trovai mai affermata la possibilità che le api potessero essere allevate in un cassetto e anzi ovunque si sottolineava quanto potesse essere pericolosa la puntura di un’ape…
Io invece sapevo per certo che diversi alveari scaraventati a terra dal vento impertinente erano da me periodicamente spostati a mani nude sul pavimento vicino al pozzo rivestito di marmo e così liberati dalle formiche, che disorientate se ne allontanavano senza nulla pretendere…
Io sapevo anche che questi alveari potevano essere rinchiusi nella mia valigetta di plastica e custoditi, all’insaputa del resto della famiglia, in un cassetto della mia stanza…
Sapevo bene che quando periodicamente le api bucavano gli opercoli, io le liberavo di volta in volta nel giardino senza temerne la puntura e soprattutto di nascosto da mio fratello, che altrimenti le avrebbe addormentate con l’alcool e sezionate per osservarle al microscopio…
Su nessun testo scolastico c’era scritto, poi, che quando semini nel giardino selvaggio di casa devi guardarti anche dalla tartaruga golosa e che, se non la sfami, è in grado di farsi fuori da sola tutto il raccolto in una mezza giornata di tua distrazione.
Su nessun libro di scuola ho mai letto della stagione in cui dagli alberi, invece dei frutti, cadono gli uccellini dai nidi e del fatto che devi riportarli alla loro mamma o allevare, liberi per il giardino e per la casa, quelli che restano orfani…
Sui libri le rose erano sempre descritte come i fiori più eleganti e profumati, ma io sapevo bene che la rosa rampicante, prima spoglia, d’improvviso si riempie di innumerevoli foglie e poi di una miriade di roselline bianche che a breve si trasformano in scrigni di ragni-granchio pronti a terrorizzare chiunque tenti di coglierle…
Nei racconti si parlava sì della caccia alle farfalle, ma regnava l’omertà sulla loro sorte successiva…
Io, invece, sapevo bene che erano rinchiuse in un barattolo di vetro sino a quando, stremate, erano liberate su qualche fiore per trarne nuovo vigore e godersi appieno la libertà riconquistata…
Sui libri di scuola la foto del bruco era sempre una e una sola. Io invece sapevo che c’erano angoli del giardino in cui passeggiavano bruchi con la pelliccia, altri in cui si appendevano i bruchi da farfalla, verdi con striature nere e arancioni, altri in cui strisciavano i millepiedi…
Nei testi si descriveva sempre la gioia procurata dal raccolto del grano ma mai quella che si provava nel nascondersi tra le spighe bionde indossando la metà di un pallone tagliato come elmetto e un papavero infilzato nella valvola come abbellimento…
Nei racconti sui testi scolastici le pecore pascolavano sempre serene e non accerchiavano per ore interminabili in modo minaccioso la casa…
Nei libri di scuola i pastori erano sempre buoni e accoglienti e non avrebbero mai disturbato il risposo con il rumore dei trattori o acceso dei fuochi per infastidire il vicinato…
Nei libri si affermava ripetutamente l’importanza di non dare confidenza agli sconosciuti ma non si prescriveva di rifugiarsi sul lettone della mamma quando c’erano i temporali forti per evitare che i fulmini squarciassero corpi inermi come pure era in passato già accaduto.
Sui libri di scuola le piante erano sempre tutte seriose e impostate.
Io invece sapevo che c’erano mesi in cui gli olivi diventavano goffi ballerini diretti dalle folate del vento, e mesi in cui la piracanta, vanitosa, si spogliava dei fiorellini bianchi per adornarsi di vistose bacche rosse…
Sui testi scolastici le stelle erano morte anni luce fa, la luna era sempre la stessa e il sole sorgeva a est e tramontava a ovest.
Io invece sapevo che di notte c’erano stelle, tante e ovunque e brillanti; sapevo che la luna, per qualche oscura ragione, ora ingrassava e ora si metteva a dieta; sapevo che c’erano tramonti e albe che coloravano il cielo ora alla mia destra ora alla mia sinistra a seconda del verso in cui percorrevo la stradina rincorrendo in bici mio fratello…
Sin da piccola non mi è mai importato che tutto potesse avere una causa, una origine, un perché e soprattutto una posizione diversa da quella che i miei occhi avevano visto e il mio cuore annotato.

4 Comments

  1. L’ha ribloggato su Il Canto delle Musee ha commentato:
    leggendo questo articolo del blog Parole Libere ho ritrovato me stessa bambina, con la curiosità che mi spingeva a passare più ore nel piccolo giardinetto del cortile che in compagnia dei tanti giochi che mi avrebbero trattenuta in casa, magari con le mani più pulite ma privata del piacere di seguire il mio vero istinto…

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  2. bellissime riflessioni in cui mi ritrovo in gran parte; attraverso la curiosità, l’esplorazione fanciullesca si imparano cose che rimangono per sempre memorizzate e che nessun libro potrà mai insegnare, a cominciare dalla natura che ha le sue ciclicità, i suoi tempi ma riserva sempre delle sorprese laddove l’uomo crede di averne appreso i segreti… un articolo molto bello che sento il piacere di rebloggare. Grazie e buona giornata 🙂

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