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Carlos Corvino, Francesco Giubileo e Francesca Pedron lavoce.info 27 aprile 2018 Potrebbero essere le caratteristiche stesse del mercato del lavoro italiano a generare un numero così elevato di contratti a termine. Ma allora non serve modificare il Jobs act o il decreto Poletti: la priorità è investire in politiche attive del lavoro. Lavoro atipico in crescita Il dibattito attuale sul mercato del lavoro italiano si muove attorno a due fatti ormai consolidati: è presente un incremento occupazionale, ma è in prevalenza atipico. La convinzione deriva soprattutto dalla lettura delle Comunicazioni obbligatorie. Tuttavia è forse opportuno studiare in dettaglio le professioni e i settori dove si registra un maggior incremento occupazionale, perché l’atipicità prodotta potrebbe spiegarsi non tanto con un comportamento “opportunistico” del datore del lavoro, ma piuttosto con le peculiarità dei settori coinvolti e anche perché, come sostiene ad esempio Bruno Anastasia, i lavori proposti sono intrinsecamente temporanei. Figura 1 – Distribuzione territoriale degli avviati al lavoro in Regione Friuli Venezia Giulia
Fonte: nostre elaborazioni su dati Ergonet (anno 2016) L’analisi della “durata media” dei rapporti di lavoro instaurati dagli avviati al lavoro corrisponde approssimativamente a un valore attorno ai sei mesi (172 giorni). Tuttavia, è presente un elevato livello di varianza intorno alla media: 8.113 di questi rapporti di lavoro nel 2016 sono durati meno di 10 giorni; d’altra parte, ben 18.195 contratti hanno una durata pari all’intero anno. A ciò si aggiunge che tantissimi contratti erano ancora in corso nel 2017 quando è stata effettuata l’analisi e di questi oltre 5 mila sono a tempo determinato. Settori a tempo determinato Oltre alla durata, è possibile conoscere il numero di contratti di lavoro realizzati con la stessa azienda per ogni avviato al lavoro: il valore si attesta a 1,4 con una scala che va da 1 a 152. In questo caso, però, la varianza è molto ridotta: oltre 98 mila presentano valori compresi tra 1 o 2 contratti. In sintesi, gli avviati al lavoro del Friuli Venezia Giulia sono stati assunti in prevalenza con un contratto a tempo determinato, per un periodo di quasi sei mesi e con lo stesso datore di lavoro hanno stipulato al massimo due contratti di lavoro. Tabella 1 – I primi dieci settori economici della Regione Friuli Venezia Giulia
Fonte: nostre elaborazioni su dati Ergonet A eccezione del manifatturiero, che infatti risulta uno dei settori dove il rapporto di lavoro dura di più e dove la quota di contratti a tempo indeterminato è più alta della media, gli altri rapporti di lavoro appaiono vincolati alla stagionalità legata alle attività di agricoltura oppure ai picchi produttivi del turismo nei periodi estivi; e le assunzioni tipiche riguardano in prevalenza occupazioni a bassa qualifica. Insomma, moltissimi rapporti a tempo determinato, almeno nella Regione Friuli Venezia Giulia, sono vincolati alle specificità dello sviluppo locale territoriale ed è possibile che in altre regioni italiane si ritrovi una situazione analoga. |
