| di Irene Rapelli |
L’albero della conoscenza muore
se qualcosa si rabbuia all’interno,
negli incavi nevrotici d’un cuore
le cui radici crescono all’esterno,
dall’azzurro al torace risuonante,
e i fiori dei suoi rami siamo noi,
formiche nell’universo danzante,
più spesso vermiciattoli che eroi,
ed è sangue la terra in cui viviamo
e con ciò che ci scorre nelle vene
bagniamo l’eterno, gettando l’amo
verso l’immenso oblio le cui catene
ci vincolano a calpestare il suolo,
bramando invece di spiccare il volo.