dal blog http://dorsogna.blogspot.com
Di solito cerco sempre di essere moderata nelle parole e nei pensieri, ma qui a parlare, ed a usare il termine “catastrofe” non sono io ma l’Intergovernmental Panel of Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite che si e’ riunito, come tutti gli anni, per discutere della salute del nostro pianeta.
E se lo dicono loro, un pannello di decine di scienziati, di solito cauti e misurati, che sara’ la catastrofe, c’e’ veramente da pensare.
Sara’ la catastrofe entro il 2030 se non facciamo qualcosa di radicale.
Da Incheon il punto focale e’ la discussione sugli effetti della temperatura che aumenta di 1.5 gradi centigradi, in media, rispetto agli anni della rivoluzione industriale, trecento anni fa. In questo momento siamo a un grado in piu’ rispetto ad allora, e tutto lascia presagire che arriveremo anche a questi 1.5 gradi centigradi, appunto nel 2030 secondo l’IPCC.
Ora, pare niente, ma se pensiamo che il pianeta cambia a ritmi mai visti prima, nei miliardi della sua esistenza, questo 1.5 gradi centigradi avra’ davvero impatti devastanti e mai visti prima. E’ tutto troppo veloce, impattante, grave, e la natura non avra’ tempo di riassestarsi senza che gran parte del nostro modo di vivere non venga stravolto.
E secondo l’IPCC se non facciamo niente non solo spaccheremo il record degli 1.5 gradi centigradi, ma lo supereremo alla grande. Per fermarci a 1.5 gradi centrigradi, dovremmo far calare le emissioni di CO2 del 45% entro il 2030 e rispetto ai livelli del 2030. Cioe’ dovremo cambiare tutto il modo di pensare la nostra energia, i nostri edifici, i nostri trasporti, le nostre citta’, e oserei dire io, la natalita’ del pianeta.
Abbiamo gia’ degli assaggi del pianeta dal clima impazzito: ondate di caldo in Svezia, in Artico, in Asia, siccita’, allagamenti, uragani fuori stagione, Citta’ del Capo che resta senza acqua, livelli del mare che si innalzano, i primi profughi dei cambiamenti climatici, aumento della fame nel mondo, i coralli che muoiono, specie estinte, biodiversita’ meno biodiversita’.
Tutto questo e’ l’aperitivo di cio’ che ci aspetta.



