dal blog Bortocal-15 https://corpus15.wordpress.com
il PIL, il cosiddetto Prodotto Interno Lordo, misura davvero quello che un paese produce? no, e` una favola per dummies, una mistificazione che comincia dal nome.
il concetto di prodotto che viene usato per calcolare questo aggregato economico e` quello definito dal punto di vista della finanza: tanto e` vero, che dopo le ultime recenti correzioni dei criteri del calcolo, rientrano nel PIL anche i proventi della prostituzione, le spese per il gioco d’azzardo e poco ci manca che vengano messe nel conto anche le rapine.
invece non fanno parte del “Prodotto Interno Lordo” quel che si produce da soli nei campi, le uova che le mie galline hanno preso l’abitudine di venire a farmi simpaticamente proprio sulla porta di casa, oppure i regali che faccio, ad esempio alle nipotine, se li costruisco da me con materiali che avevo gia` e non vado a comperarli all’IKEA.
insomma, dal punto di vista bancario, e` PIL tutto quello che fa circolare denaro e non e` PIL tutto cio` che e` gratuito, spontaneo, non commercializzato:
se un’amica mi aiuta a spostare dei mobili in casa, ora che lentamente la vado organizando a ristrutturazione quesi finita, lei non produce PIL, ma se, per lo stesso scopo, pago una donna a ore, ecco che il PIL cresce.
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ma lo sento benissimo che siete perplessi di fronte alla mia definizione dissacrante: proviamo ancora ad applicare il concetto alla realta` economica concreta e cerco di portarvi una ulteriore prova, allora: parliamo di pensioni.
mandare in pensione la gente prima (se lo si fa davvero e non e` una mezza bufala come i pensionandi speranzosi si accorgeranno presto) serve ad aumentare il PIL, si dice, e vale la pena di indebitarsi come stato, perche` poi il PIL cresce.
ma se un lavoratore va in pensione, smette di produrre, vero? e, anche ammettendo che venga rimpiazzato da un altro – cosa che non e affatto scontata -, se il PIL misura davvero il Prodotto, come e` possibile che un lavoratore in meno auenti il prodotto, se non viene sostituito, oppure, se viene sostituito, che lo auenti il fatto che lo stesso prodotto prima si pagava un lavoratore e adesso un lavoratore e un pensionato?
e per darmi un tono, chiudo questo esordio con una citazione di Robert Kennedy, il fratello del presidente USA ucciso a Dallas 55 anni fa, che stava per diventare presidente a sua volta e fece la stessa fine 50 anni fa, ponendo fine con questo all’effimero Sessantotto americano (nessuno ha ricordato l’anniversario a giugno).
e` presa da un suo discorso del 18 marzo 1968:
Il Pil misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
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se siete d’accordo su questo primo punto, il secondo passo che vi chiedo di compiere e` di cominciare a guardare a tutto il dibattito sul PIL da un punto di vista sarcastico.
il rintronamento propangandistico sull’importanza del PIL serve a deformare il nostro spontaneo e corretto punto di vista sulla realta` economica, per sottoporlo al feticcio dell’interesse delle imprese finanziarie.
il PIL sostituisce alla economia vera e concreta della produzione, di quel che si consuma, di quel che si spende e di quel che si risparmia, un astratto totem che dovrebbe indurci a preoccuparci di quel che preoccupa loro e non di quello che nella vita reale interessa a noi.
infatti, quanto denaro circola interessa soprattutto a chi commercia denaro, come e` ovvio; ma a noi dovrebbe interessare altro.
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distaccati del tutto dal mantra del PIL, adesso?
allora, passiamo adesso al terzo punto e facciamoci delle domande molto elementari, una volta accertato che il PIL e` il denaro che circola e che dal punto di vista dell’economia paranoica che ci governa occorre che circoli sempre piu` denaro.
se la popolazione di un paese si stabilizza o addirittura diminuisce, e contemporaneamente invecchia anche, come e` possibile che la circolazione del denaro aumenti?
e se ostacoli i ricongimenti familiari degli immigrati, tieni alte le loro rimesse in patria, ed e` anche questo meno denaro che circola nel nostro paese.
insomma, non si puo` volere allo stesso tempo meno immigrazione e aumento del PIL.
se la demografia di un paese e` declinante e tu lo chiudi agli immigrati, anzi ottieni per la prima volta che non solo 140.000 italiani in un anno se ne vadano a lavorare all’estero, ma anche che il numero di immigrati che lo fanno, che diventano cioe` a loro volta emigrati dall’Italia superi quello di chi ci e` arrivato, come puoi pensare, poi, che ci sia piu` denaro che circola?
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ovviamente questo sarebbe possibile ad una condizione sola: che ci sia un arricchimento medio complessivo, cioe` che l’aumento della ricchezza superi comunque la diminuzione della popolazione.
non sembra il caso attuale, anche se in barba ai piagnistei di un paese puerilente sempre scontento, il tenore di vita concreto di un italiano e` chiaramente superiore a quello di un francese o di un tedesco, che pure fanno parte di uno stato piu` ricco…
ma anche ammettendo che questo succeda, occorre poi pensare a quanto di questo reddito aumentato possa davvero essere speso dai cittadini.
perche` vi possa essere un progressivo aumento dei consumi occorre che crescano nuovi bisogni artificialmente creati, nuove mode, nuovi oggetti con cui riempire le case, lo spostamento degli acquisti verso modelli piu` costosi e di lusso degli stessi oggetti o varianti di pregio delle stesse merci.
insomma: fate bene attenzione a questo passaggio, che sta meravigliando anche me, mentre lo scrivo: perche` il PIL continui a crescere in una societa` demograficamente stabilizzata o in declino, occorre sviluppare soprattutto il lusso, cioe` l’ineguaglianza sociale, dato che il lusso non puo` riguardare tutti.
bisogna arricchire i ricchi e produrre a costi piu` elevati.
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ora non vi chiedo di assumere un punto di vista diverso, di adottare un diverso indicatore economico globale, ad esempio il BES, l’indice di benessere equo e sostenibile elaborato dall’Istat nel 2013, e sostanzialmente ignorato dalle istituzioni.
gia` quando venne presentato, i politici reagirono con scetticismo e chiarirono subito che non poteva sostituire il PIL, perche` e` questo secondo l’indice che davvero interessa i favolosi mercati…
vi chiedo solo un’ultima riflessione su un quarto punto: in che senso l’aumento del debito puo` contribuire all’aumento del PIL?
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di recente in Germania e` stata fatta una osservazione che a me pare di molto buon senso sulla nostra situazione economica e sul modo di afforntare il nostro enorme debito pubblico:
si partiva dall’osservazione che gli interessi che paghiamo sul debito, 65 miliardi l’anno, che stanno andando a crescere, equivalgono quasi alla spesa globale per l’istruzione; e ci si chiedeva come mai il nostro paese non capisce che e` suo interesse prioritario abbattere questa spesa (quella degli interessi, intendo; perche` quella dell’istruzione e` gia` ridotta alla percentuale piu` bassa tra i paesi avanzati).
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ma qui occorre introdurre una ulteriore osservazione di economia realistica e concreta e non solamente astrattamente modellistica: l’Italia non ha solo la particolarita` di uno dei debiti pubblici piu` alti del mondo, ma anche quella di una ricchezza individuale e di un risparmio delle famiglie particolarmente elevati.
di solito se ne parla coe se fossero due realta` distinte, quando invece e` evidente che si tratta dei due lati della stessa medaglia: le famiglie sono piu` ricche perche` lo stato e` piu` indebitato: questo squilibrio e` semplicemente l’indice della mentalita` individualistica italiana.
agli italiani interessa ben poco, salvo che per lamentarsene abitualmente, la qualita` dei servizi pubblici; le loro case sono generalente mal tenute all’esterno – nel loro aspetto pubblico e sociale, per cosi` dire – e lussuose all’interno; l’appello perenne al rifiuto di pagare le tasse sembrerebbe ovunque autolesionistico, se non andasse ad incastrarsi in una visione privatistica del benessere, che ha anche molto a che fare con l’illegalismo e la propensione all’evasione.
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quell’economista tedesco (che potrebbe diventare l’anno prossimo il nuovo presidente della Banca Centrale Europea) faceva una proposta che sarebbe ovunque sensata, tranne che in un paese anomalo come il nostro: un prelievo forzoso di una parte della ricchezza finanziaria personale, con la sua conversione in BOT statali, capaci comunque di dare un rendimento che non configuri il tutto come esproprio.
sono abbastanza italiano anche io, nonostate i sette anni trascorsi in Germania e l’infanzia sud-tirolese, per ribellarmi al carattere troppo forzato della proposta, ma come non capire, in base a queste considerazioni, che l’aumento del debito e` una risposta drogata al problema del debito?
e dico drogata non a caso, per un paese come l’Italia…
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si dice che l’aumento del debito aumenta il PIL – certamente, quello inteso come circolazione del denaro -; pero`, attenzione: il pagamento degli interessi lo diminuisce anche, o quanto meno il pagamento degli interessi ai dententori esteri del nostro debito pubblico.
certo l’incremento del debito esercita subito i suoi effetti per il 100% del debito, mentre l’effetto deflattivo della restituzione del debito e degli interessi si dispiega piu` diluito negli anni, ma ha poi un effetto cumulativo.
basta pensare che dagli anni Settanta in poi l’Italia ha restituito, grazie agli interessi, piu` del doppio dei debiti che aveva contratto: in sostanza e` riuscita a raddoppiare di fatto il suo gia` enorme reddito pubblico.
ma questo giro di interessi, fino a che questi rimangono in Italia, e` soltanto contabile ed apparente, anche se significa sottrarre risorse al settore pubblico per indirizzarlo a quello privato.
cio` su cui ci dovrebbe concentrare e` la sostituzione dei 300 miliardi di nostri debiti detenuti da operatori finanziari esteri con prestiti delle famiglie.
proviamo a riflette che cosa significa per 60 milioni di italiani dover finanziare 300 miliardi di debiti statali: in termini di interessi e` una spesa di circa 10 miliardi l’anno, circa 150 euro pro capite:
la restituzione di questa somma costerebbe invece una spesa media di 5.000 euro pro capite, 20.000 euro per famiglia, circa.
un obiettivo non del tutto impossibile, in media; e ammettendo che diventasse un disegno economico del governo, occorrerebbe prima puntare sulla volontarieta`, con una adeguata azione persuasiva, come per i vaccini davvero necessari (pochi), e solo in un secondo momento, dopo un eventuale fallimento, alla costrizione, a mirata e selettiva.
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detto questo, so benissimo di avere scritto soltanto un capitoletto di un malmostoso libretto dei sogni, che restera` come documento di personali paturnie.
gli italiani sono ostinatamente egoisti, individualisti, cinici ed amanti della bella vita.
non puoi farci niente con le buone: continueranno a seguire incantati il pifferaio magico di turno che gli promette di diminuire le tasse, cioe` la qualita` della loro vita collettiva, di cui interessa loro ben poco.
solo qualche catastrofe scuote periodicamente e per breve tempo gli italiani dalla loro concentrazione estetica ognuno del proprio ombelico e gli fa recuperare, per il minimo necessario, il senso di appartenenza ad una comunita`.
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sembra a qualche osservatore ben documentato e cosi` coraggioso da dirlo, che una nuova crisi globale non sia lontana:
https://it.businessinsider.com/tutti-i-campanelli-dallarme-della-finanza-americana-mentre-si-avvicinano-le-elezioni-di-mid-term/
ma naturalmente neppure io me la auguro; non sono cosi` autolesionista; al finire in miseria preferirei comunque continuare a sopportare la mancanza di senso civico del mio popolo.
ma se poi l’amaro calice di una nuova recessione globale ci tocchera` berlo, io qui ho scritto a futura memoria…
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chiudo con la citazione integrale di Robert Kennedy, o meglio del ghostwriter anonimo che gli scrisse il discorso, probabilmente:
Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni.
Il nostro Pil […] – se giudichiamo gli USA in base ad esso – comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana.
Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle.
Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini.
Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane.
Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago.
Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l’intelligenza del nostro dibattere.
Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese.
Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull’America ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.