MIGRANTI: UN CAMPO MINATO đź’Łđź’Łđź’Ł

Dalla pg FB di  Michele Pietrasantah

L’Europa, ed in primis l’Italia, sono sotto ricatto.
Che siano governi ombra, tiranni, dittatori, trafficanti, criminali e terroristi poco conta. – Conta che non ce ne usciamo da questo intricato puzzle politico-affaristico-criminale, se non ci attiviamo “sul campo” a contrastarlo efficacemente e con qualsiasi mezzo: lecito in partenza se ce lo permettono gli…“interessati”. Viceversa……

La Libia (sia del gen.Hafta che di Al Serraj e di altre fazioni) che velatamente “bussa a denaro”. (i famosi 300.Mil annui dell’accordo con Minniti e non solo questi ma ben altro) e spingono, le fazioni in campo, per avere il supporto (ognuno per se) dell’Italia e dell’Europa per la loro guerra per il “potere assoluto” sul territorio.
Ma dobbiamo altresì convenire che la Libia è solo il “punto di imbarco” della migrazione e che le rotte della migrazione investono responsabilitĂ  (altri ricatti.?) di altri governi e soggetti in causa. – Sono, prima di tutto, i “nodi di partenza” e non quelli di imbarco o smistamento a dover recidere con FORZA diplomatica, politica, di cooperazione e….collaborazione sul campo. Se ci limitiamo ad operare per contrastare l’emigrazione clandestina quando è ormai giunta nella zona di trasbordo per l’Italia,(Libia) allora abbiamo giĂ  perso in partenza. Ma c’è di peggio: quando sono ormai giunti ai “posti di imbarco” questi esseri umani che cercano l’Eldorado, diventano schiavi e merci. Poichè non possono tornare indietro ne andare avanti finchè i trafficanti-scafisti non li imbarcano per un mare aperto e pieno di insidie. A quel punto sono diventati anche “carne da macello” per darli in pasto agli squali (intesi non solo come pesci.)

Sono i Paesi della fascia centro-settentrionale dell’Africa che bisogna controllare ed attivarsi diplomaticamente e…sul campo. (Senegal,Guinea,Burkina Faso,Nigeria, Niger,Sudan,Etiopia,Eritrea) 
Pertanto, se lo sbandierare contro i “porti chiusi” di Salvini (poiché è un palliativo ma che diversamente non si riesce a fare) irrita la maggior parte dei “sinistrorsi e sinistrati” di questo Paese, allora, questi “signori”, molti dei quali con uno scanno istituzionale,(anche in casa nostra) alzassero il culo dalla poltrona e si attivassero (concretamente e produttivamente.!)
affinchè i problemi vengano risolti permanentemente ed alla radice. Se poi lo si fa perché relegati in minoranza o per correntismo interno, allora tanto peggio: vuol dire che la 1°Repubblica non è morta ed il “cambiamento” lo si vuol interpretare come slogan. (e chi vuol capire,capisca.!)

Una cosa è certa: L’Italia,in primis, non può umanamente sopportare una tale migrazione. Sia dal punto di vista quantitativo che di quello socio-economico, senza tralasciare problemi logistici, organizzativi, gestionali, di sicurezza e di…civile convivenza,e che ormai, è al lumicino.

Così è,e se vi pare.!
……e se NON VI PARE, fa lo stesso.!!

Per saperne di piĂą:
1.> https://www.ilfattoquotidiano.it/…/il-boom-degli-s…/4911442/
2.> https://www.notiziegeopolitiche.net/libia-ibrahim-dabbashi…/
3.> https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/tra-tripoli-e-parigi
4.> https://www.lettera43.it/…/guerra-libia-tripoli-isl…/223232/
5.> https://openmigration.org/…/chi-comanda-i-traffici-di-esse…/

OPERAZIONE SOPHIA, è la missione militare che l’Alto commissario agli Affari esteri della Commissione europea Federica Mogherini ha lanciato per fermare i trafficanti di esseri umani che dalla Libia portano i migranti sulle coste italiane. Nata nel 2015, la missione è suddivisa in quattro fasi, come si legge nel sito del Ministero della Difesa. Al momento è in corso la fase 2, che prevede, dopo la raccolta di informazioni, il fermo, l’ispezione e il sequestro delle navi dei migranti. La fase 3, che per avviarsi avrà bisogno di una nuova risoluzione dell’Onu, prevede di “neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell’impegnarsi in ulteriori attività criminali”. Finora Sophia, che il 31 agosto è passata dalla guida italiana a quella spagnola, ha prodotto il rinvio a giudizio di 117 sospetti “trafficanti” e la distruzione di 477 barconi per impedirne il riutilizzo.

La Camera alta inglese spinge perché la missione raggiunga la fase 3 e quindi l’intervento anche a terra; secondo i Lord, solo questo potrebbe finalmente avere un effetto concreto sulle reti di trafficanti.

Secondo gli inglesi, coloro che sono stati arrestati finora appartengono agli ultimi anelli della catena delle organizzazioni criminali. Ed è vero che i risultati dell’Operazione Sophia non hanno scalfito il gotha dei trafficanti, cioè il gruppo che ha trasformato in vero business quella che prima era una fonte di sostentamento. Colpire questa rete solo in mare, poi, è inutile, visto che parte dal Sud della Libia, il vero centro nevralgico del traffico. Da quelli che erano semplici gruppi isolati, ora le cellule del traffico di esseri umani si sono organizzate: hanno assetti che possono rimanere “a conduzione familiare” (come spesso accade nel Sud), oppure assumere strutture gerarchiche che ricordano quelle delle organizzazioni criminali.
Esmail Aburazak, eritreo, è il trafficante più longevo. Da più di un decennio ha una rete di collaboratori tra Libia e Sudan. Oltre che sul traffico di migranti, come tutti i veri boss guadagna anche sui riscatti dei sequestri di persona. Ha agganci in tutto l’apparato di sicurezza libico. Durante un interrogatorio, il pentito Nuredin Weharabi Atta lo ha definito “il re” dei trafficanti.
A testimonianza di quanto sia difficile colpire i pezzi grossi del traffico di uomini, c’è la vicenda che riguarda l’arresto di Medhanie Yerego Mered. La maxi operazione condotta dalla procura di Palermo con l’aiuto della National crime agency (Nca) britannica doveva essere la prima di una lunga serie destinata a colpire gli uomini più importanti dello smuggling. Invece, come appurato da numerose inchieste giornalistiche (italiane e non solo), in cella dal giugno 2016 c’è la persona sbagliata: invece che un trafficante di 36 anni, c’è un falegname di 25, colpevole solo di essere omonimo di quello che in Libia è soprannominato il Generale.
Un altro pezzo grosso del traffico di esseri umani è Ahmed al Dabbashi, aka Alamu, leader delle brigate Anas al Dabbashi (intitolate a un jihadista appartenente alla sua stessa famiglia), trafficante di greggio e armi, nonchĂ© addetto alla sicurezza della Mellitah Oil & Gas, una joint venture di Eni. Sabratha è cosa sua. Secondo il Consiglio di sicurezza dell’Onu, fino al 2016 la sua brigata ha combattuto a fianco dell’Isis, ma ora è rivale dello Stato Islamico. In questa fase di anarchia, la famiglia Dabbashi è tra le piĂą in vista del paese: Ibrahim è stato dal 2013 al 2016 ambasciatore libico all’Onu; Abdullah, suo cugino, nome di battaglia Abu Maria, è il leader dei jihadisti (forse ucciso in aprile dagli americani, oppure da rivali libici, tesi sostenuta con un video di Facebook); Mostafa, invece, fino al 2015 è stato ministro dell’Interno sotto il governo di Abdullah al Thinni. — ( Ibrahim Dabbashi ambasciatore ONU )

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.