“Il dibattito in corso ci riporta alla centralità della dimensione pubblica, politica dell’uomo, a partire dall’istituzione Stato che, attaccata da varie parti, riprende un ruolo insostituibile come soggetto in grado di decidere e assegnare un reddito di base. Per distribuire, occorre prima creare la ricchezza e suddividere la torta molto diversamente da quanto accade da almeno trent’anni. Di qui la necessità di un’educazione volta al sapere, al sacrificio in vista di scopi, al lavoro, al risparmio, al rispetto per la legge, il ripristino di un senso di giustizia opposto allo schema della privatizzazione del mondo e della concentrazione dei redditi.
Gli scenari sono chiari: l’automazione distruggerà milioni di posti di lavoro, renderà obsolete centinaia di figure professionali, aumenterà ulteriormente il potere dei detentori delle nuove tecnologie e delle classi sociali in grado di implementarle e padroneggiarle. Studi attendibili parlano del 45 per cento degli impieghi a rischio entro un decennio. Sono cifre enormi, che riguardano non più solo i lavori fisici, ma colpiscono le professioni cognitive. Software, algoritmi e robot sono destinati a ereditare il lavoro dei contabili, dei notai, dei giornalisti, ma anche degli ingegneri, degli avvocati e persino dei medici. Milioni di persone vivranno, di conseguenza, senza redditi da lavoro, la precarietà sociale e esistenziale si diffonderà a macchia d’olio, la classe media, già in affanno, sarà pressoché azzerata.”
Dal blog https://www.qelsi.it/
Reddito di cittadinanza. Una riflessione senza pregiudizi
Mi pare sia stata colta e messa al centro la palla, interessante cioè l’idea di uno stato che ridiventa “anche ” sociale e contribuisce ridistribuendo una quota di risorse, spostando l’ormai consunta litania del PIL e del commercio finanziarizzato. Questa ovvio è teoria politica certo poiché il modo, le forme di applicazione e tutti i ma ed i se della stessa legge sul R. di C., ridotta di risorse iniziali e raffazzonata nei dettagli applicativi mutano ancora il possibile giudizio.
Ma stabiliamo che questo è un merito in sè ! Chi deve riproporre al centro lo stato con il bene pubblico? (domanda retorica)
Detto ciò, tutto questo “lavorismo ” o meglio le chiacchiere pan sindacali sul lavoro innanzi a tutto sono un salto culturale difficile da assimilare . Il lavoro come dignità, come identità e anche di indispensabilità naturale. Tutto da associare all’accettazione inequivocabile delle condizioni di reddito basso e di poca sicurezza in generale fin qui congelata oltre che materialmente anche culturalmente da una “sinistra ” ideologica che ha traslato analisi sociali di Engels e di Marx poco approfondite .
Il tempo ha maturato le nespole …. continuare a girarci intorno non è giusto perché sul “tempo di vita” c’è una grande OPA come in finanza ed è un processo culturale di difficile arresto.
Basta guardare la società come si evolve in questo periodo nella sua pratica quotidiana .
Da una parte il concetto di merci e delle persone diventate merci pressate in un contenitore stato che misura ogni cosa con metodi truffaldini attraverso PIL con dati non corrispondenti alla verità sociale (senza costi energetici e sociali derivati) da ogni provvedimento.
Così mentre salviamo l’idea (e di certo chi ha premuto di più su quel tasto è certamente il M5S) viviamo l’imbarazzante proposta pratica inefficace e diffusa sul territorio.
La domanda è : continuiamo a ragionare sul “meno peggio”, sull’ineluttabile destino che lega alla Lega uno strato assolutamente diverso in buona parte di popolazione che peraltro non ha nel suo insieme voce in capitolo ?
La risposta dopo le elezioni era : se il movimento non prende questa occasione alleandosi con un contratto con la Lega non arriverà mai più a governare e quindi il presupposto era una organizzazione fortemente centralizzata e controllata dal Gigi e dal suo cerchio magico.
E’ ancora un opzione da mettere sul piatto a distanza di circa 10 mesi, dopo elezioni comunali e regionali ed con quelle Europee in arrivo ?
I bilanci si fanno anche qui costi/ricavi ma sul piano politico generale .
Il capo partito che continua a bacchettare e ad espellere in nome di regole da lui scritte persone elette ma con autonomia di pensiero può andare sui territori ad insistere che questo è il meglio possibile facendo appunto un bilancio?
Se da una parte la misura politica di comunicazione sono i consensi direi che la battaglia è già persa!
Persi molti alleati naturali come i vari movimenti locali, persa occasione di costruire competenze “amiche”(ormai ci pensa il MEF per tutto), persa visibilità minima sui territori con lievi differenze, ma sicuro abbandono politico, persa credibilità concreta poiché di ogni idea o provvedimento governativo hanno raccolto briciole e scemenze varie da superficialità di competenza.
E’ credibile che il Gigi, sempre e solo lui, proponga “adesso ci si vede e cambiamo tutto” sui territori, riferito ai militanti ormai per lo più basiti?
Sono partito da considerazioni sul R di C perché è sicuramente vivo storicamente, ma la sensazione di stare lavorando per la Lega il cui legame coi fascisti e con i miliardari di FI li fa dormire sonni tranquilli, basta che nelle varie commissioni con la competenza acquisita in vent’anni di governi basta che mettano due ma e due virgole e snaturano l’intero castello di carte facendo fare la figura dei pirla al movimento.
A poco serve il richiamo ormai privo di senso ideologico dell’onestà dei rimborsi tagliati o della restituzione di poche lire proporzionalmente (tagliate come Tafazzi alla propria possibilità di fare politica promuovendo incontri, analisi, progetti), la retorica di palazzo non incanta chi non sa più che pesci prendere e non ha ne formazione, ne strumenti da utilizzare. Questa idea di onestà formale corrisponde ad un cambiamento di regole e controlli sul sociale?
Chiunque, ragionando, vede se questo andazzo può migliorare o se è destinato a demolire ogni minima coscienza di se…l’aumento dei non votanti e delle schede nulle o bianche è indicativo del vuoto politico.
Quindi l’idea stato in senso nobile è stata difesa e sviluppata(fra tema migranti, alleanze e Nato) ?
L’idea di lavoro a condizioni diverse si è affermata anche pur in prospettiva( assunti precari come navigator per il R di C) e coniugata con il “diritto all’ozio” come perno di società che contempla altro oltre al lavoro per chi può scegliere?
E stato concepito un progetto sociale articolato utile per muoversi sia pur a step verso un obiettivo dove la realtà complessiva del mondo delle piccole aziende e non quello delle poche multinazionali sia utile al benessere collettivo ?
Quali passi sono stati fatti verso una transizione alle energie ecosostenibili e di blocco delle fossili con tutto quello che comporta al di là dei tempi necessari al cambiamento?
Quali passi sono in atto per una sovranità monetaria con banche di proprietà pubblica senza di cui nulla davvero cambia ?
Ho paura (e non ne sono felice di certo) che sia tardi, perché rimaniamo un popolo che ha bisogno di guide, senza autosufficienza comportamentale ed intellettuale, senza autostima, altrimenti sul piano politico uno come il Gigi e tutto il gruppo per ora vincente, di cui non metto in dubbio l’onestà, ma senza capacità politica, verrebbe processato in piazza !
Gianni Gatti
16/02/2019