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Il giornalista Ambrosini: «la ‘ndrangheta non é qui per imporre un sistema, ma per impararlo. Diversi i casalesi, che però non arrivano a uccidere». “Complici” locali? «No, sono criminali dello stesso livello»

21 Febbraio 2019

Usura, minacce, estorsioni, rapine, droga ma soprattutto penetrazione nell’economia, specie nell’edilizia ma anche nelle scommesse: sotto indagine per favoreggiamento la presidente della Camera Penale veneziana, 47 persone in carcere fra cui un poliziotto, un direttore di banca e un sindaco arrestato per voto di scambio politico mafioso, Mirco Mestre, il suo vice Graziano Teso indagato per concorso esterno e un piccolo Comune, Eraclea, a rischio di scioglimento per mafia per la prima volta nella storia del Veneto, più 3 ai domiciliari e 10 con obbligo di firma: «la più importante operazione contro la camorra nel Nordest», ha definito l’operazione di questa settimana il procuratore capo di Venezia Bruno Cherchi. I casalesi, insomma, hanno messo radici in Veneto, evidentemente con la complicità di non pochi veneti. Pochi giorni era scattata un’altra batteria di arresti, questa volta contro la ‘ndrangheta della famiglia Multari, con 7 in manette, cinque in carcere e due ai domiciliari, e 20 perquisizioni tra le province di Verona, Venezia, Vicenza, Treviso fino a Crotone, con il boss Salvatore Giglio che dal carcere a Padova pare diriga gli affari, considerando la città di Sant’Antonio come “cosa loro”, e avendo una particolare attenzione ad attività commerciali come pizzerie e panetterie. Fra i pochi a seguire negli anni le vicende della criminalità organizzata in Veneto c’é Alessandro Ambrosini,fondatore e direttore fino alla chiusura (come webmagazine) di Notte Criminale, il primo giornale online specializzato sul crimine. Oggi, nel frattempo diventato un blog, continua a scriverci, dopo aver collaborato con Fanpage, Il Tempo e Vicenza Today. E’ con lui che proviamo a capire meglio cosa vogliono dire i clamorosi avvenimenti di questi giorni.
Nella percezione comune sembra ancora che le mafie non ci siano, da queste parti. E’ solo il sangue nelle strade che potrebbe, tragicamente, cambiarla?
Tragicamente sì. Per cambiare il sentire comune rispetto alle mafie, il Veneto forse ha bisogno di vedere la parte più cruenta del problema. E forse non riuscirebbe ancora a capirla e a preoccuparsi veramente. Le mafie lo sanno bene e di conseguenza “usano” il territorio nel modo più criminalmente intelligente: nel silenzio, creando rapporti fiduciari con la popolazione, cercando di essere “servizio” per la comunità in cui si insediano. Niente di nuovo, i veneti conoscono bene queste cose e in parte le hanno accettate, anche quando a comandare in Veneto era Felice Maniero. Nella realtà dei fatti, camorra e ‘ndrangheta non insegnano niente. Hanno solo trovato un terreno fertile, già pronto ad “accogliere” i frutti malati dell’economia criminale. Perchè non c’è scritto mafia nelle banconote, e tutto diventa normale.
Ci sono differenza fra camorra e ‘ndrangheta, nel modo di operare?
Le differenze tra camorra e ‘ndrangheta sono sostanziali in Veneto, come in tutta Italia. Innanzitutto bisogna sottolineare che il ramo camorristico dei Casalesi è storia diversa dal panorama napoletano. Come diverse sono le provenienze dei clan e delle loro specialità, quelli arrestati l’altro giorno sono del “clan Bidognetti”, l’ala più economica e meno militare. Il clan dei casalesi, come tutta la camorra, ha rami diversificati più a livello di “strada”. Tratta il gioco d’azzardo come fonte e copertura per operazioni di riciclaggio, usa la violenza “di strada” spesso e volentieri. Difficilmente fino all’omicidio, in Veneto. Rispetto alla ‘ndrangheta sono più classici nei loro “affari”. Sono arrivati con le imprese edili e lo spostamento terra e così sono rimasti. Come per la droga. Discorso diverso per la ‘ndrangheta, più silente. Più “chirurgica” nella sua presenza, più discreta ma sicuramente più pericolosa. Quando la mafia calabrese usa la violenza, la usa per lasciare lutti. La criminalità calabra non è arrivata per importare un sistema, è venuto ad impararlo. Condizione che le ha permesso di inserirsi perfettamente nella società veneta.
Un’altra zona che in questi anni è sembrata pullulare di infiltrazioni mafiose è stato il Veronese: l’ex prefetto Mulas (oggi a capo dei vigili del fuoco) ha sfornato interdittive su imprese sospette a profusione. C’è una particolarità di quella zona?
Il veronese è territorio ‘ndranghetista, senza se e senza ma. Soprattutto nella zona confinante con la provincia di Vicenza. Perchè preferire il Veronese? Perchè da sempre è un crocevia per i trasporti leciti e illeciti. Inoltre le imprese legate ai mammasantissima calabresi hanno sempre trovato terreno florido per quanto riguarda l’ambito della distribuzione e lo spostamento terra. Più in generale, dove ci sono appalti e soldi pubblici, la ‘ndrangheta è sempre fortemente presente. E Verona ha avuto uno sviluppo sempre importante in questo senso.
Bancari, ma anche commercialisti: gli insospettabili non mancano. Sono loro il perno su cui si basa la forza di un’organizzazione criminale che vuole far soldi? E come scatta la “conversione” al crimine di professionisti magari conosciuti e stimati?
Oggi tutte le criminalità hanno necessità di “colletti bianchi”. Sono più importanti delle armi stesse. Per gli affari criminali sono necessari funzionari di banca, commercialisti, notai, avvocati. Tutte figure che una volta potevano essere marginali ma oggi sono il cuore di tutto. Non esiste crimine che non includa l’uso di uno di questi professionisti. Come possono venire “contaminati” da camorristi e ‘ndranghetisti? Semplicemente non sono contaminati. Molte volte pensiamo che sia solo il mafioso a “infettare” il sistema Veneto. Ma non è così. I veneti non devono imparare a delinquere da nessuno. In molti casi insegnano, soprattutto nei contesti legati al “professionismo dopato”. Se vai a guardare i reati contestati puoi leggere di falsa fatturazione, di assunzioni fittizie, di bancarotta, di truffe bancarie e immobiliari che nel nostro territorio sono state, e sono, pane quotidiano. Per qualche colletto bianco. Motore di tutto i “schei” che non bastano mai, soprattutto quelli facili.
Dal punto di vista politico, il voto di scambio importa un modello tipico delle regioni meridionali. Quali sono le caratteristiche di questo metodo? Su quali leve può puntare per diffondersi?
Lo schema casalese, per esempio, è basato sulla creazione stessa del politico. Non si “compra”, si crea e si forma. Chi “compra” i politici lo fa per un business specifico. Chi “crea” è per non avere limiti. Qui in Veneto sembrava impossibile potesse accadere ciò che nel Casertano, per decenni, è stata regola. Ma il Veneto non è mai stato impermeabile, soprattutto ai soldi facili. Non bisogna quindi stupirsi di ciò che è accaduto in queste settimane. Da anni, pochi predicano nel vuoto circa queste infiltrazioni, fin troppo evidenti a volte. Oggi, per molti, è un risveglio da un torpore controllato e consapevole, molto ipocrita. Ma queste due inchieste sono solo l’inizio, altre arriveranno nel 2019. Si è lasciato sedimentare il male per troppo tempo, e non basteranno 50 arresti per abbattere le cosche e la cecità veneta.
(ph: shutterstock)