In merito allo sciopero di domani per il tema clima ” Friday for future” mi pare utile attivare l’attenzione su alcune riflessioni utili a capire la portata dell’evento.
- La nostra Greta ormai lanciata dai media (almeno europei) nel gota dei personaggi, con proposta inusuale di Nobel della pace( inusuale perchè sarebbe al fianco di predatori alla Obama che “sembrava ” buono a parole e nei fatti in mille posti del mondo ha portato la guerra americana come soluzione) Da ragazzina ha fatto una cosa inaspettata molto forte lanciando il problema universale del cambiamento climatico. Cosa c’è di nuovo ? Forse gli ambientalisti, e molte organizzazioni, associazioni non avevano già detto le stesse cose sostanzialmente?
Il mondo cerca eroi… anche a loro insaputa e Greta lo è diventata.
Dato che sono nel gruppo complessivo di associazioni attive a Savona che organizzano tale evento, osservo a distanza le generazioni che ci seguono e che spero porteranno avanti un cambiamento reale, come” reduce” alla loro età, del movimento del ’68 in cui certi aspetti come il no agli inquinamenti ed il diritto alla salute erano assolutamente all’ordine del giorno di quei tempi.
Cambiati i tempi, cambiate le forme di partecipazione .
Questo evento planetario ed europeo è nato da idee permeate nonostante i media dentro alla cultura scientifica e classica delle nuove generazioni in modi diversi, desueti.
A Savona il merito è di alcune associazioni che hanno fatto dell’ecologia ambientale la loro bandiera, non da un vero dibattito dentro le scuole (con ovvie eccezioni spesso provocate da insegnanti).
Ne vediamo gli effetti concreti con il coinvolgimento di strutture “ufficiali degli studenti” tipo consulta degli studenti disorientati dall’impatto con il potere scolastico e non solo, fino alla preoccupazione: ma se faccio sciopero chi mi giustifica l’assenza ? Insomma un dramma che nella mia generazione non esisteva, se ne eri convinto e l’assemblea (non un gruppo istituzionale) lo decideva si faceva . Punto.
Prendiamo atto della diversità non proprio positiva .
Ecco un buon terreno di coltura è poi l’insieme delle motivazioni che le circa 35 associazioni organizzatrici che hanno risposto all’appello di Do-mani, ognuna con la specificità propria come cifra di azione in cui c’è un mondo, spesso poco visto, ma molto attivo : dal volontariato, all’ecologia, all’accoglienza, alle associazioni di giovani scout e tante altre di assistenza sociale, ecc
Tutti parlavano di temi ambientali ma prima di questo evento ognuno rimaneva isolato con se stesso, oggi si apre il coperchio ed esplode la partecipazione.
Vince il discorso del “FARE”, cioè fare attività concrete per cambiare la situazione climatica. Quindi via a mille proposte di uso consapevole di prodotti, di attività di musica e intrattenimento, di pulizia spiagge, di scambio abiti usati, di autoproduzione di prodotti ecocompatibili e di riciclo, ecc, nel più classico tema sul “riuso, riciclo”.
Ogni azione che va contro la logica di spreco, di inquinamento diventa uso consapevole e mirato al cambiamento di un modello folle di vita, determinato dal PIL e dal mercato finanziario, commerciale globale.
Serve una attenzione: che queste buone pratiche da incrementare, siano legate ad un discorso giustamente contro ogni partito perchè nessuno ha davvero lavorato ad un cambiamento neppure di facciata istituzionale, ma legate ad un discorso politico più ampio.
Mi spiego. Se in una scuola si batte il tasto e si riesce ad eliminare l’uso della plastica si ottiene un buon risultato di per sè, ma capire il “mostro” con cui si giocano le mosse per la sopravvivenza del pianeta è indispensabile . Quindi parlare della scelta di uso del petrolio di cui la plastica è un derivato prodotto è una scelta che coinvolge l’energia, la chimica e tante produzioni compresa l’agricoltura.
Essenziale è legare all’aspetto specifico e di dettaglio del non sprecare carta al progetto di proteggere il patrimonio verde ed infine del pianeta .
Vanno tenuti fuori i banditi dei partiti, quelli che il 12 marzo(non un secolo fa) riuniti in plenaria a Bruxelles sul tema cosa fare in Europa per il clima, hanno disertato l’assemblea e su 751 ne erano presenti una ventina ! Gli stessi che in Italia come altrove in Europa hanno finanziato da decenni le energie fossili, il cementificio urbano, la produzione di schifezze chimiche e di cose dannose, hanno girato la testa dove c’era inquinamento aumentandolo, non bonificando, hanno fatto scelte di commercio di rapina con popolazioni indifese, di armi, ecc
Nulla è semplice, ma meglio non farsi crogiolare nel discorso particolare, individuale .
Serve l ‘esempio individuale, ma sarà decisiva la consapevolezza collettiva per cambiare il sistema di Gaia. Purtroppo le decisioni importanti da forzare sono ancora in mano ai partiti e senza quella battaglia facciamo la fiera delle buone intenzioni. - Anzi oggi i media pompano l’evento con una retorica frustrante e disarmante poichè se tutti sono per cambiare il clima (a parole) poco viene pubblicizzato delle reali condizioni presenti nelle sedi istituzionali che sono nei FATTI CONTRO ad ogni vero cambiamento e il business deve continuare ad ogni costo.
- Il tema del pianeta da salvare e del clima irreversibilmente lanciato alla deriva e all’implosione diventa quasi una gestione mediatica CULTURALE fra alcuni cattivi mai nominati e l’inciviltà delle popolazioni.
- Questa situazione ecologica di clima instabile ha dei responsabili con nome e cognome a livello internazionale e anche in Italia non solo in attività negative, produzioni dannose, in guerre di predazione provocate per conquista di mercati, nel considerare commercio e finanza al di sopra di ogni sospetto come indispensabili.
- L’ingenuità di questa generazione è un pò disarmante come combattere carri armati con le spade , ma non c’è un altro modo se non formare collettività, dialogare, agire
Sono vecchio di queste battaglie per non capire che è un elemento molto complesso e ancora una battaglia aperta, non sempre evidente, che non si risolve purtroppo solo non buttando un sacchetto di plastica sulla spiaggia (anche se ovvio è la base) ma servono decisioni e cambiamenti epocali degli stati e delle istituzioni su attività complesse sociali.
Ben venga questo piccolo esempio di giovani consapevoli come tassello minimale di una continuità di azione che per il tema stesso non può esaurirsi in un evento.
Non mettiamo limiti al lavoro, a tutti con entusiasmo dico dal mio piccolo pulpito social: alziamo gli occhi dallo smartphone e scendiamo in piazza, è un dovere !
Gianni Gatti
14/03/2019 Savona