Rimandare a domani è una strategia che può funzionare

Dal blog https://www.internazionale.it/

Arthur C. BrooksThe AtlanticStati Uniti 1 gennaio 2022

Per leggere questo articolo stai rimandando qualcosa? Magari il momento di andare a fare la spesa. O una telefonata impegnativa. O un report di lavoro.

I sociologi definiscono la procrastinazione (crastinum, il domani, in latino) come l’atto di “ritardare un compito per lungo tempo in modo disadattivo” (termine che indica l’incapacità di reagire a uno stimolo esterno in maniera appropriata), ed è un comportamento che affligge quasi tutti. Secondo una ricerca più del 70 per cento degli studenti universitari rimanda i propri compiti. E un sondaggio del 2005 aveva rivelato che tra gli adulti più del 20 per cento era “procrastinatore cronico”.

La procrastinazione ha cattiva fama. In effetti, se rimandi le incombenze necessarie, legate alla routine, le cose da fare si accumulano e questo ha quasi sempre un effetto negativo sul benessere. Al contrario, se associata a dei compiti creativi, un po’ di procrastinazione può effettivamente essere utile. Quindi meglio pagare adesso la bolletta della luce e lavare subito i piatti. Però forse puoi anche aspettare un giorno o due per scrivere quel saggio.

Scegliere con calma
Di solito si pensa che procrastinare sia un problema di gestione del tempo. Ma secondo Timothy Pychyl, uno psicologo della Carleton University, in Canada, è più un problema di gestione delle emozioni. Molte persone affrontano i sentimenti negativi legati a un compito semplicemente evitandolo, almeno per un periodo di tempo. È probabile che l’abbia sperimentato anche tu quando hai rimandato una conversazione difficile dicendoti: “Non posso occuparmene ora”.

Che si tratti dell’incapacità di gestire il tempo o le emozioni, questo approccio presenta ancora una volta la procrastinazione come negativa. E in molti casi lo è: per esempio ogni anno circa sette milioni di americani non riescono a presentare la dichiarazione dei redditi, e questo può avere delle conseguenze disastrose dal punto di vista finanziario e legale. Oppure, considerando che molti datori di lavoro non apprezzano affatto la tendenza a temporeggiare, è improbabile che in un colloquio di assunzione ci sfugga una battuta sulla nostra propensione a non rispettare le scadenze.

Tuttavia, una ricerca dimostra che in determinate circostanze la procrastinazione può migliorare la qualità delle nostre decisioni e del nostro lavoro. Nel suo libro Essere originali. Come gli anticonformisti cambiano il mondo, Adam Grant racconta che nell’antico Egitto la procrastinazione era descritta con due parole diverse: “Una denotava pigrizia; l’altra significava aspettare il momento giusto”. In quest’ottica, la procrastinazione poteva indicare il vizio dell’accidia o la virtù della prudenza.

Rimandare i compiti che richiedono innovazione e ricerca per pensarci sopra può condurre a risultati migliori

In effetti, in diverse situazioni capita di diventare precipitosi, e fare le cose troppo in fretta può indicare un’altra forma disadattiva di gestione del proprio carico emotivo. A volte le persone “precrastinano”, buttandosi nelle attività da portare a termine perché sono impazienti di abbassare il loro carico cognitivo. In altre parole, vogliono togliersi il pensiero, anche a rischio di commettere degli errori e di impiegare in seguito più energie per correggerli.

Procrastinazione e precrastinazione non si escludono a vicenda. In un esperimento del 2015, gli studenti del master in gestione d’impresa dell’università di Chicago hanno dovuto scegliere se accettare immediatamente un assegno per una certa somma di denaro o aspettare due settimane per un assegno di importo superiore. La maggior parte di quelli che hanno scelto la somma più bassa ha poi rimandato per più di due settimane prima di incassare l’assegno, annullando così il beneficio guadagnato.

Probabilmente lo scotto maggiore della precrastinazione – e, al contrario, il più grande beneficio di una procrastinazione moderata – è legato all’ambito creativo. Secondo un altro studio, rimandare i compiti che richiedono innovazione e ricerca per rimuginarci sopra può condurre a risultati migliori. All’inizio del 2021, due psicologi hanno chiesto ai partecipanti di un esperimento di risolvere vari problemi aziendali, mentre li spingevano a procrastinare. Gli autori dello studio hanno notato che chi ha procrastinato moderatamente (per una media di quasi otto minuti) aveva idee più creative di chi ha portato a termine il compito dopo aver aspettato per poco più di un minuto o per dodici minuti.

La procrastinazione può essere legata alla pigrizia o alla prudenza, può essere considerata un vizio o una virtù, a seconda delle abitudini e dei compiti da svolgere. Ecco cinque consigli per rimandare le cose giuste nel modo giusto.

Fa’ un’autodiagnosi

Mentre la procrastinazione strategica e occasionale può portare dei benefici, la procrastinazione cronica è un problema. Per scoprire se ne soffri, chiediti se il modo in cui rimandi le cose ti fa sentire fuori controllo o infelice. Sacrifichi il tempo che potresti passare con gli amici e con la famiglia nei weekend per portare a termine un lavoro a cui potevi dedicarti durante la settimana? Resti alzato tutta la notte quando avresti un sacco di tempo durante il giorno per finire il tuo lavoro?

Aumenta la tua consapevolezza

Se hai risposto sì alle domande precedenti, prova a lavorare sulla tua consapevolezza. I ricercatori hanno scoperto che essere mentalmente presenti, invece di pensare al futuro, è associato a una migliore attenzione ai compiti a portata di mano e a una minore tendenza a rimandarli. Per focalizzare il pensiero sul qui e ora non è necessario un mese di ritiro in un monastero, ma alcune tecniche pratiche, come allontanarsi dalle distrazioni (te ne parlo più avanti) e sforzarsi di prestare attenzione a quello che si sta facendo.

Usa la procrastinazione in modo strategico

“Non rimandare mai a domani quello che puoi fare altrettanto bene dopodomani”, ha scritto Mark Twain in un saggio satirico del 1870. Forse Twain scherzava, ma tocca un tasto molto importante, ovvero: la creatività richiede un po’ di tempo. Non troppo, è necessaria solo un po’ di procrastinazione per far fermentare le idee. Dopo aver avuto l’idea iniziale per un progetto, ho preso l’abitudine di aspettare un giorno per mettermi a scrivere. Mi annoto l’idea, ci penso, ci dormo sopra, vado a fare una passeggiata e poi comincio. Se faccio fatica a buttare giù il testo, riprendo tutto l’iter da capo. Non rimando per una settimana, solo un giorno o due. Di solito a quel punto procedo spedito; se non è così, allora devo metterci un po’ più di impegno limitandomi a scrivere.

Non sprecare la procrastinazione

Ricorda che rimandare i compiti creativi è utile perché ti permette di ragionare sulle tue idee. Ma non funzionerà se passerai il tempo a fare doomscrolling, ovvero a cercare (brutte) notizie in rete. Usare in modo insensato i social network e internet non solo è uno spreco di procrastinazione, ma alimenta anche un’abitudine. Secondo una ricerca del 2018, la procrastinazione e l’uso di internet possono dar vita a un circolo vizioso: quando rimandiamo qualcosa, ci rifugiamo davanti a uno schermo, ma più guardiamo lo schermo, più rimandiamo. Se decidi di posticipare un compito, va’ a fare una passeggiata, un’occupazione che, come è stato dimostrato, stimola la creatività.

Chi usa internet per motivi professionali, troverà molto difficile evitare la procrastinazione inutile, un po’ come provare a smettere di fumare lavorando in una fabbrica di sigarette. Una soluzione che alcuni hanno adottato è quella di pianificare lunghe sessioni di lavoro che implicano l’uso di uno schermo ma non quello di internet, come scrivere. Durante questi periodi, lascia il telefono in un’altra stanza e, se puoi, spegni la connessione, così quando la tua mente prende a vagare non rischi di finire a guardare video di gatti per quarantacinque minuti.

Lascia i progetti a metà, ma non impantanarti

Il pericolo più grande della procrastinazione è lasciare bloccata una cosa a tempo indeterminato. Ho il manoscritto di un libro rimasto a metà dal 2008. Ho restituito l’anticipo molto tempo fa, quando ho capito che la data di pubblicazione non sarebbe mai arrivata.

Il trucco per evitare questa trappola è lasciare i progetti in uno stato di incompiutezza tale da poterli riprendere facilmente. “La cosa migliore è fermarsi sempre quando stai procedendo bene e quando sai cosa succederà dopo”, spiegò Ernest Hemingway in un’intervista sul suo processo di scrittura. “Se lo fai ogni giorno mentre scrivi un romanzo, non ti bloccherai mai”. Anche le ricerche confermano che si tratta di un ottimo consiglio. Secondo un’indagine condotta in Giappone nel 2018, gli studenti che vedevano chiaramente la fine di un compito erano più motivati a portarlo a termine rispetto agli altri.

Per metterlo in pratica, prova a fare così: invece di puntare a finire un progetto ogni giorno, arriva a circa il 90 per cento. Il giorno dopo completalo e passa al progetto successivo, ripetendo lo schema.L’ARTICOLO CONTINUA DOPO LA PUBBLICITÀabout:blank

C’è un altro aspetto da considerare: forse rimandi più e più volte un particolare compito – per esempio falciare il prato o scrivere i biglietti d’auguri – e nessuno di questi consigli ti sembra utile.

In tal caso è probabile che tu non soffra di procrastinazione: semplicemente detesti quella cosa perché ti rende infelice.

L’opzione migliore per te potrebbe essere quella di evitare di procrastinare evitando completamente il compito. Potresti pagare qualcuno che tagli l’erba al posto tuo. Perderai un po’ di soldi, ma il tempo che risparmierai ti renderà molto più felice, se lo usi saggiamente. Se ti accorgi che odi davvero tanto scrivere biglietti d’auguri, forse dovresti solo decidere di non farlo più, e di connetterti con i tuoi cari in un modo che ti faccia sentire maggiormente gratificato. La tua procrastinazione, per quanto disadattiva possa essere, in realtà ti sta dando dei suggerimenti su come potresti essere più felice. Sta a te ascoltarla.

(Traduzione di Davide Musso)

Questo articolo è uscito sul sito del mensile statunitense The Atlantic.

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