Lettera per una nascita

di Pierluigi Cappello

Scrivo per te parole senza diminutivi

senza nappe né nastri, Chiara.

resto un uomo di montagna,

aperto alle ferite,

mi piace quando l’azzurro e le pietre si tengono

il suono dei “sì” pronunciati senza condizione,

dei “no” senza margini di dubbio;

penso che le parole rincorrano il silenzio

e che nel tuo odore di stagione buona

nel tuo sguardo più liscio dei sassi di fiume

esploda l’enigma del “sì” assordante che sei.

Scriverti è facile; e se potessi verserei

la conoscenza tutta intera delle nuvole

la punteggiatura del cosmo

la forza dei sette mari, i sette mari in te

nel bicchiere dei tuoi giorni incorrotti.

Ma non sono che un uomo, e quest’uomo

ti scrive da un tavolo ingombro

e piove, oggi, e anche la pioggia ha le sue beatitudini

sulla casa dalle grondaie rotte

quando quest’uomo ti pensa e fra tutte le parole da scegliere

non sa che l’inciampo nel dire come si resta

e come si preme

nel mistero del giorno nuovo in te

che prima non c’era

adesso c’è.

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