L’OLIO DI OLIVA PIÙ ANTICO AL MONDO GIUNTO SINO A NOI, E LA “RISCOPERTA” GRAZIE AD ALBERTO ANGELA

Dalla pg FB di Davide Ferro

12 agosto 2023

La bottiglia contenente l’olio d’oliva più antico al mondo giunto sino a noi, si trova a Napoli, al Museo Archeologico Nazionale (MANN). La bottiglia in vetro ha quasi duemila anni e proviene dagli scavi archeologici di Ercolano, essendo miracolosamente “sopravvissuta” all’eruzione del 79 d.C.

I depositi del Mann custodiscono una grande moltitudine di materiali recuperati nelle fasi più antiche degli scavi avviati nel XVIII secolo da re Carlo di Borbone in area vesuviana, in particolare ad Ercolano e a Pompei. Molti reperti devono ancora essere studiati, analizzati e catalogati.

Nel luglio del 2018, durante un sopralluogo ai depositi del Mann, lo scrittore e conduttore TV, Alberto Angela, che stava preparando una puntata della trasmissione “Super Quark”, notò una bottiglia di epoca pompeiana in ottimo stato di conservazione e piena per metà di una sostanza cerosa e biancastra tra i reperti archeologici risalenti all’eruzione del Vesuvio, nel 79 d.C.

Così Alberto Angela ha raccontato quel giorno: «Era il luglio del 2018 quando mi trovavo con la troupe nel Mann, per girare un servizio per Super Quark sui suoi magnifici depositi che custodiscono migliaia di reperti rinvenuti soprattutto (ma non solo) a Pompei, Ercolano e in altri siti sepolti dalla drammatica eruzione del 79 d.C. Avevamo appena finito di filmare il settore dei reperti in vetro, e poco prima di lasciare la stanza, avevo notato una bottiglia di epoca Pompeiana, coricata in una cassetta polverosa: al suo interno intravedevo del materiale solidificato in perfetto stato di conservazione».

Angela capì subito che si trovava di fronte ad un reperto straordinario: «Da tanti anni realizzo servizi, puntate o libri su Pompei e avevo intuito subito la portata scientifica e storica di quel reperto dimenticato nei depositi. Quella bottiglia si trovava nel Museo dal 1820, quando era stata scoperta durante alcuni scavi di età Borbonica e collocata in questi sterminati depositi assieme a migliaia di altri reperti. Di quella bottiglia si era poi persa la memoria e, soprattutto, nessuno l’aveva mai studiata.

Non sapevo cosa fosse quel materiale dentro la bottiglia» dice Angela, che aggiunge: «Essendo la sua superficie un po’ in pendenza, avevo pensato che, in origine, si trattasse di una sostanza liquida e che la bottiglia, nella violenza dell’eruzione, fosse stata sepolta semi adagiata, rimanendo in quella posizione per secoli e portando quindi il liquido a solidificarsi “inclinato”. Non è insolito fare nuove scoperte nei depositi dei grandi musei. Ma questa – ricorda ancora Angela – era apparsa subito molto promettente. Sebbene la forma della bottiglia facesse pensare a dell’olio o a del vino, non potendo essere certi sulla natura del contenuto, non ci eravamo sbilanciati. Solo attraverso accurate analisi scientifiche di laboratorio sarebbe stato possibile trovare la risposta».

Il ritrovamento fu di così grande interesse che il Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” di Napoli, in collaborazione con il MANN, in un progetto avente come obiettivo quello di analizzare i reperti organici presenti nei depositi del museo, venne incaricato dello studio scientifico sul campione di materiale prelevato dalla bottiglia.

L’ipotesi riguardo il contenuto della bottiglia, vista anche la forma di questa, era che si potesse trattare di vino o di olio.

Le analisi chimiche con l’impiego di tecniche molecolari e la datazione al carbonio-14, svolte da un team di ricercatori coordinato da Raffaele Sacchi, professore di Scienze e Tecnologie Alimentari nonché tra i più grandi esperti a livello internazionale in campo, hanno recentemente dimostrato che il materiale presente nella bottiglia era proprio olio di oliva, «si tratta – ha commentato Raffaele Sacchi– del più antico campione di olio di oliva a noi pervenuto in grosse quantità, la più antica bottiglia d’olio del mondo. L’identificazione della natura della “bottiglia d’olio archeologico” ci regala una prova inconfutabile dell’importanza che l’olio di oliva aveva nell’alimentazione quotidiana delle popolazioni del bacino Mediterraneo ed in particolare degli antichi Romani nella Campania».

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