ENERGIA E SVILUPPO DECRESCENTE

Leggete il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per il Clima) per farvi un’idea in che mani siamo:

Questo testo, un insieme di parole vuote senza alcuna vera indicazione concreta, rappresenta in sintesi il piano che servirà per “armonizzare” l’Italia rispetto alla UE e alla Nato sul tema della energia, ma non solo.

E’ così che passano fra le parole atti concreti come la soluzione “rigassificatori per gas americano”, il sostanziale blocco di ogni bonus per energia, compreso il 110%, compresa la “dimenticanza” di una seria riforma dei regolamenti della burocrazia tecnica istituzionale e delle possibilità creditizie per un processo credibile, verso l’indipendenza energetica e/o la diffusione democratica della proprietà dell’energia consumata, data appunto, come possibilità reale agli utenti stessi.

Mentre se ne dà atto nel rapporto annuale del PNIEC citato, la produzione di merci in generale non può continuare di fatto in questo modo energivoro e sprecone soprattutto in senso di uso A-sociale

Il lavoro fatto, mentre lo stato taglia ancora welfare e risorse pubbliche (armi e sistemi militari, energia fossile fra cui ancora carbone in arrivo nei porti, sanità privatizzata come i beni comuni, chimica nociva, ecc) è un danno sociale, non un vantaggio!!! Basta rifletterci.

La domanda è: ma chi deve scegliere e decidere un futuro industriale e sociale, se non la politica, che oggi pare accomunata da principi sostanzialmente adatti al profitto per pochi, senza un modello alternativo e che tranquillamente va da dx a sx?

La narrazione diventa viralmente diversa per il metodo perdente assunto appunto da quella opposizione che in realtà NON  si oppone a tesi di fondo, ma fa ammujina col potere stesso, contratta per vantaggi.

Si raccolgono firme contro il rigassificatore a Vado solo per dire: è pericoloso ed insalubre per i cittadini e quindi…. NON NEL MIO CORTILE!

E’ la morte del buon senso e anche una cattiveria perché:

-presuppone l’accettazione di fondo della necessità del rigassificatore per gas americano dipinto come green anche da una parte dei verdi.

-sottintende che, fatto altrove, a casa del vicino vada meglio, sia più sicuro.

-il sindaco e la giunta di Quiliano unica voce non addomesticata punta i piedi, ma solo per la parte di impatto ambientale e di sicurezza della proposta stazione di ri-pompaggio del gas sul suo territorio.

-sta in una dimensione di subalternità dove la Nato e la UE con governi nazionali come quello italiano, collusi con la finanza e le grandi produttrici/distributrici di fossili, detta le linee dei criteri di mercato, dell’ambiente, dell’economia. La dimensione di concorrenza planetaria e gli investimenti di Grandi Banche e gruppi finanziari internazionali trainano il mercato e lasciano abbandonati i territori. Lo stesso taglio del governo alle già poche risorse dei comuni che sono l’istituzione di prossimità dei cittadini, è indicativo della volontà: tappare buchi finanziari centrali.

Quando si dice che il governo Meloni senza opposizione reale, NON ha un progetto di sviluppo (vedi sopra PNIEC) se non la continuità del giorno per giorno di improvvisazione, inutile lamentarsi poi di bollette che indubbiamente aumenteranno la parte di costi di commercializzazione e trasporto energia per aggiungere oneri derivati da contrattazioni locali e compensazioni per tacitare pochi scalpitanti.

Conclusioni e proposte.

Nel breve periodo avremo tempi difficili, per la disaffezione “pilotata” alla politica della gente comune, per la disinformazione di fondo, per una scarsa capacità di visione alternativa di futuro.

Proprio questa necessità deve far concentrare i gruppi attivi e coscienti  sui territori su cosa rappresenti il momento, trovando forme di lavoro comune, superando senza ideologismi tutte le possibilità anche legali di creare “disturbo” alla marcia trionfale di Toti e alleati del PD (proprio a Vado da tempo c’è un clima di accordo sottotraccia, marchette resistenti) organizzando un fronte di opposizione reale partecipato e sottolineo organizzato perché non succede per induzione culturale semplice.

Serve ritornare ad argomenti di sostanza, anche vecchi e frusti, per spiegare in dibattiti pubblici aperti e gestiti sui territori, quello che da tempo si sa essere il modo utile per avere una energia sostenibile, diffusa e popolare, continuando con battaglie anche tecniche per evitare sprechi (immobili oggi in Italia sono il 75% in classe G, che vuol dire 70% dell’energia comunque prodotta, buttata via). Non solo come e quanto produrre di energia, ma serve ragionare mettendo insieme competenze e professionalità per spiegare come si costruiscono comunità energetiche, come si possono organizzare consorzi e cooperative di produzione energetica di condominio o quartiere dare strumenti di conoscenza alle persone.

Gli esempi non mancano, comuni virtuosi sparsi nei territori risolvendo il tema dell’energia sostenibile hanno cambiato letteralmente la condizione sociale di paesini sperduti senza prospettive ed è un fatto certo! Ragionare su cosa serve industrialmente, ambientalmente ed economicamente in generale per un piano complessivo di decrescita controllata dedicata appunto ai territori, mettendo la vita e la cura delle persone al centro, non il profitto che è solo un mezzo, una conseguenza di scelte politiche non indispensabili.

Gianni Gatti

Savona, 17/08/2023

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