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Andrea Lombardo 30 maggio 2023
Il rilancio da parte dell’Esecutivo del progetto del Ponte sullo Stretto, opera definita non più rinviabile per collegare in modo stabile la Sicilia e la Calabria e di assoluta strategicità anche per l’Europa per conseguire l’obiettivo di collegamento tra Palermo e Berlino previsto dai Corridoi delle reti transeuropee di trasporto TEN-T, ha sollevato non poche critiche da parte di tecnici e ambientalisti.
Le contestazioni più recenti sono contenute in un documento realizzato da Kyoto Club, Lipu e Wwf, con il contributo di qualificati tecnici e docenti universitari, dal titolo “Lo Stretto di Messina e le ombre sul rilancio del ponte”. presentato il 26 maggio 2023.
Esse non riguardano solo l’utilità dell’opera per i discutibili vantaggi alla mobilità tra la Sicilia e la penisola italiana, ma anche le scelte progettative effettuate.
Per quanto riguarda il trasporto merci, in particolare, gli autori rilevano che “nel 2019 sono stati trasportati 624.246 mezzi pesanti, in prevalenza verso la Campania (276.290) e la Liguria (173.682). Quindi i collegamenti con i porti della Campania costituiscono una quota rilevante (44%) del totale e un collegamento stabile attraverso lo Stretto ben difficilmente potrebbe servire a questo segmento di traffico”.
A tale proposito il rapporto si chiede “perché mai si debba puntare a ridurre il trasporto di merci che viaggiano via nave per spostarli verso la strada (con evidente aumento di traffico, inquinamento ed emissioni di gas serra) ma anche in treno.”
