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Simone Gallotti 19 Settembre 2023
Persino Msc potrebbe entrare in partita “perché non si possono escludere operatori importanti, tanto più che l’anno prossimo una delle navi extra lusso “Explora” farà tappa fissa a Genova” spiega Giovanni Toti
Genova – Sul pulmino che percorre il tratto di strada che conduce al grande aeroporto di Changi, ci sono i protagonisti del blitz della Liguria in Asia: dal capo di gabinetto della Regione, Matteo Cozzani, al manager portuale Giulio Schenone.
Con loro anche Roberto Ferrari, ad del terminal container di Pra’, e Jessica Nicolini, portavoce del governatore. E naturalmente il presidente della Regione, Giovanni Toti. «Abbiamo lavorato molto– spiega raggiunto al telefono dal Secolo XIX-The MediTelegraph – Abbiamo finito da poco una riunione di tre ore con il numero uno di Psa, Tan Chong Meng». È in questo colloquio nella sede del terminalista a Singapore che si è disegnato anche il futuro del porto di Genova. Perché il super capo di Psa ha benedetto la strategia che Schenone, David Yang (capo in Europa del gruppo terminalistico) e Toti hanno tracciato: «Guardi, alla fine non ci siamo inventati nulla, anzi: prendiamo esempio da qui, da cosa sta facendo Singapore, pur con le dovute proporzioni» spiega Toti. Sul tavolo la cartina del porto di Genova e due punti evidenziati: il Sech a Sampierdarena e il terminal container di Pra’.
«Nel primo caso mi pare evidente che si debba andare verso una destinazione legata ai passeggeri. Ed è qui che Singapore ci fornisce un esempio: le attività commerciali vanno fuori dal centro storico delle città. In piccolo lo stiamo già facendo anche a Genova con la nuova Diga e il tassello del Sech completerebbe il disegno». Lo schema in fondo è semplice: Psa avrebbe dato il via libera alla ricerca di un nuovo, forte, partner commerciale. E lo cercherebbe tra operatori che gestiscono anche il traffico passeggeri. È evidente che il primo della lista sarà Emanuele Grimaldi. «Beh lui cerca spazi – ragiona Toti – e quella può essere un’ottima nuova casa. Ma sia chiaro: si tratta di accordi tra privati, saranno loro a mettersi eventualmente d’accordo». Potrebbe non essere l’unico coinvolto. Perché anche Costa Crociere, di cui peraltro proprio Schenone è agente, potrebbe essere coinvolta nella partita che la riporterebbe a Genova. Persino Msc potrebbe entrare in partita «perché non si possono escludere operatori importanti, tanto più che l’anno prossimo una delle navi extra lusso “Explora” farà tappa fissa a Genova» spiega sempre Toti. Fin qui la strategia che fa coincidere gli obiettivi dei privati con quelli della politica (il piano passeggeri è una rotta tracciata da tempo proprio da Toti). Manca il capitolo tecnico: oggi quella banchina del porto storico è destinata ai container e per accelerare, a quel tavolo di Singapore si sarebbe ragionato di come poter cambiare la destinazione, ma questo poi sarà compito, eventualmente, del commissario dell’Authority portuale Paolo Piacenza. In Asia, Toti e Schenone hanno anche approfondito il potenziamento del terminal di Pra’ «necessario se vogliamo arrivare e persino superare i 5 milioni di container a Genova» spiega Toti.
«È il principale terminal di Genova, già attrezzato per accogliere le super portacontainer. Non servono molti lavori, ma se vogliamo fare un salto di qualità nella portualità globale, quella banchina va potenziata». Toccherà al piano regolatore portuale definire i contorni dell’espansione, ma anche su questo fronte la rotta sembra tracciata in modo netto. E così il futuro del porto di Genova, o almeno di una sua parte consistente, è stato disegnato a Singapore. Non è la prima visita che il porto e la politica effettuano nella capitale asiatica dello shipping, ma la tre giorni delle delegazione regionale ha fissato alcuni paletti destinati a cambiare il volto del primo scalo italiano. Se Psa darà il via all’alleanza con un operatore passeggeri, il risiko delle banchine verrà sostanzialmente completato. L’operazione non è semplice, ma se Toti e Schenone l’hanno proposta ai grandi capi di Psa potrebbe voler dire che il dossier è già a buon punto. In un colpo solo si potrebbe sistemare Grimaldi, oggi compresso nella banchina appena acquistata da Msc e Messina: lì l’armatore napoletano rischia di rimanere schiacciato dall’espansione della flotta di Gnv (parte della galassia di Aponte) e dal sempre vivo – anche se acciaccato – progetto di trasloco dei depositi chimici in quella parte dello scalo genovese.
Toti poi è rimasto ancora più convinto delle necessità di ospitare in Liguria il rigassificatore perché i vertici di Psa, tra i più grandi operatori al mondo dello shipping, gli hanno confermato che, prima di approdare a ammoniaca e metanolo, il carburante della transizione green per i prossimi anni sarà il Gnl : «Non farlo – spiega il governatore – rischia di farci perdere traffico e un pezzo di filiera marittima, a tutto vantaggio di Barcellona e Marsiglia».—