IL MARE E LE SUE ONDE

Da un email di concettomariavalente

nitrato di ammonio Beirut LIBANO The Sea and Its Waves nitrato di ammonio Beirut LIBANO La Mer et ses Vagues Il terzo anniversario di una tragedia a cui nessuno ha finora dato risposte sui responsabili tolleranti rischio.

In una notte di luna piena, la giovane Najwa e il musicista Mansour viaggiano verso Beirut. Seguono le tracce dei contrabbandieri per raggiungere una donna che è stata trasportata dall’altra parte del mare. Poche strade più in là, il custode del vecchio faro, Selim, sta cercando di ripristinare l’elettricità nel suo quartiere.  Sulla probabilità di comperare il biglietto che l’indomani sarà estratto nella grande lotteria nazionale libanese, insiste la venditrice degli stessi!

Scoppio nel porto di beirut di tonnellate di nitrato d’ammonio! Beirut, l'esperto: esplosione di munizioni e missili, non nitrato di ammonio  - Corriere.it

Il libanese Ayoub Jouni è morto per un ictus dopo una lunga sofferenza a causa delle gravi ferite riportate nell’esplosione di un deposito di nitrato d’ammonio. Il nitrato di ammonio è un composto industriale utilizzato principalmente per i fertilizzanti  Dunque gestione corrotta del porto di  Beirut d’esito atroce per l’irresponsabile annosamente tollerato immenso deposito in porto di nitrato di ammonio. L’esplosione al porto di Beirut tre anni fa ha causato centinaia di vittime! Quella di Ayoub Jouni è l’ultima, in ordine di tempo, delle 246 persone uccise in quella che è stata definita una delle dieci più potenti esplosioni non nucleari della storia.

La chimica-fisica nell’esplosione di Beirut

Ieri, 4 Agosto 2020, siamo tutti stati testimoni, grazie alle immagini che ci sono giunte attraverso i vari canali internet, della esplosione che ha fatto tanti morti e feriti in Libano. Qui sotto un filmato preso da YouTube in cui si vedono diverse prospettive dell’esplosione.

Questo articolo non vuole essere di carattere politico, né avallare alcuna ipotesi sulle cause dell’esplosione. In questa sede voglio solo prendere in considerazione la chimica-fisica che c’è stata dietro l’esplosione attribuita da diverse fonti giornalistiche al nitrato di ammonio.

IL NITRATO DI AMMONIO È BEN NOTO COME FERTILIZZANTE.

Come fertilizzante, il nitrato di ammonio (NH4NO3) è veramente efficiente. Si tratta di un sale con una solubilità in acqua, a 20°C, di circa 1900 g per litro . Quando viene disposto sul suolo, esso si scioglie nella soluzione circolante (ovvero l’acqua che è lì presente) dissociandosi in anione nitrato (NO3) e catione ammonio (NH4+).

Dei due ioni, il nitrato, la forma di azoto direttamente disponibile per la nutrizione vegetale, può essere perso facilmente per lisciviazione, mentre l’ammonio rimane legato ai colloidi del suolo e si può perdere per volatilizzazione attraverso la sua conversione in ammoniaca. La sua maggiore capacità di rimanere legato ai colloidi del suolo dà il tempo ai microorganismi di poterlo convertire in nitrato e, quindi, renderlo disponibile per le piante.

MA NON È CERTO PER UNA LEZIONE SUI FERTILIZZANTI CHE STO SCRIVENDO QUESTO POST.

Il nitrato di ammonio si decompone termicamente a protossido di azoto (N2O) e acqua fino a una temperatura di circa 250 °C:

NH4NO3 → N2O + 2 H2O

Al di sopra di questa temperatura avviene un’altra reazione:

2 NH4NO3 → O2  + 2 N2 +  4 H2O

Come si vede, entrambe le reazioni producono dei gas (N2O, N2 e O2). Anche l’acqua riportata nelle reazioni anzidette non si presenta in forma liquida, ma sotto forma di vapore alle temperature ben al di sopra dei 100 °C che servono per innescare le reazioni descritte.

ADESSO FACCIAMO DUE CONTI FACILI FACILI E CERCHIAMO DI CAPIRE QUANTO GAS SI PRODUCE.

Se partiamo da 1.00 g di nitrato di ammonio, corrispondenti a 0.0125 mol, si ottengono, dalla prima reazione, il medesimo numero di moli di protossido di azoto (che corrispondono a 0.550 g di prodotto) e il doppio delle moli di acqua, ovvero 0.450 g di acqua sotto forma di vapore.

Se la temperatura aumenta oltre i 250 °C, dalla seconda reazione si ricava che 1.00 g di nitrato di ammonio si trasforma in 0.350 g di azoto molecolare, 0.200 g di ossigeno molecolare e 0.450 g di acqua sotto forma di vapore.

Su tutti i giornali si legge che la quantità di nitrato di ammonio stoccata nel porto di Beirut fosse di circa 3000 ton, ovvero 3 x 109 g (si legge 3 miliardi di grammi). È facile, a questo punto, calcolare che se la prima reazione (quella in cui si produce protossido di azoto e acqua) fosse stata l’unica responsabile della deflagrazione, si sarebbero ottenuti circa 1.4 x 103 tonnellate di acqua e circa 1.6 x 103 tonnellate di protossido di azoto. Se, invece, solo la seconda reazione fosse stata responsabile della deflagrazione si sarebbero ottenuti circa 1.4 x 103 tonnellate di acqua, 1.0 x 103 tonnellate di azoto molecolare e circa 0.6 x 103 tonnellate di ossigeno molecolare.

È intuitivo pensare che entrambe le reazioni abbiano avuto luogo, assieme a tante altre di cui però non si conosce la natura (per esempio, c’erano tubazioni di gas? oltre al nitrato di ammonio quante altre sostanze potenzialmente esplodenti potevano essere presenti? etc. etc.). In definitiva, provate a comprimere in uno spazio ristretto come quello di un capannone o di un deposito, dove sono già presenti altri gas, ovvero quelli atmosferici, le tre tonnellate complessive di gas ad alta temperatura ed in espansione e vi renderete conto del perché si è avuto l’effetto devastante osservato nel filmato che ho messo all’inizio dell’articolo.

MA FACCIAMO PARLARE I NUMERI.

La temperatura sviluppata durante la detonazione del nitrato di ammonio è all’incirca di un migliaio di gradi centigradi (Fonte). Considerando il numero totale di moli dei diversi gas sviluppati ed applicando banalmente la legge dei gas ideali (per avere solo qualitativamente idea della forza per unità di superficie sviluppata durante l’esplosione) si ottiene una pressione di circa 1.1 x 104 atm.  Per darvi solo un’idea di cosa significhi una pressione del genere, immaginate di scendere sott’acqua. Ogni 10 m, la pressione esercitata dalla massa di acqua che circonda il vostro corpo aumenta di una atmosfera. Per arrivare a circa 11000 atmosfere dovete scendere a una profondità approssimativa di circa 110 km. Il punto più profondo che si conosca è la fossa delle Marianne a circa 11 km dalla superficie dell’oceano Pacifico

IL FUNGO “ATOMICO”.

Qualcuno ha paragonato il fungo bianco che si osserva nel filmato all’inizio dell’articolo a quello prodotto da un’esplosione atomica. In realtà le cose stanno diversamente.

Un’esplosione atomica sarebbe stata seguita da una contaminazione radioattiva che avrebbe messo in allarme tutti i paesi nelle vicinanze del Libano, inclusa l’Italia. Per quanto è dato sapere, fino ad ora non pare siano state previste precauzioni per contaminazione nucleare come quelle che furono adottate all’indomani dei disastri della centrale di Chernobyl o di quella di Fukushima.

ALLORA COS’ERA QUEL FUNGO BIANCO?

Vi ho spiegato più su che le reazioni di degradazione del nitrato di ammonio hanno prodotto tonnellate di gas (incluso il vapor d’acqua) che si sono espanse prima nel capannone dove il sale era conservato e poi nell’atmosfera. La forza esercitata dalle molecole dei vari gas prodotti durante le reazioni di decomposizione termica del nitrato di ammonio ha generato un’onda che si è propagata molto velocemente. L’elevata velocità dell’onda ha compresso molto rapidamente tutte le molecole di gas presenti in atmosfera, incluse quelle dell’acqua sotto forma vapore. Come conseguenza, molto verosimilmente, si è avuta una rapida condensazione di queste ultime con formazione della nuvola bianca osservata. Nelle condizioni atmosferiche di Beirut al momento dell’esplosione, la nuvola bianca ottenuta verosimilmente  per condensazione delle molecole di acqua vapore si è, poi, rapidamente dissipata.

Il fenomeno osservato non è né più né meno che quello che accade quando un aereo supersonico abbatte la barriera del suono generando una nuvola di acqua condensata intorno a se stesso. Ma di questo ho parlato in un altro articolo.

AGGIORNAMENTO IN TEMPO REALE.

Mi fanno giustamente notare che un’altra possibile reazione di degradazione termica del nitrato di ammonio è:

4 NH4NO3 → 2 NH3 + 3 NO2 + NO + N2 + 5 H2O

In questa reazione si ha la formazione del biossido di azoto e dell’ammoniaca che sono altri gas che vanno ad aggiungersi a quelli già descritti. In più essi sono anche tossici. A quanto pare, dalle ultime notizie, è stata consigliata l’evacuazione di quella parte di Beirut coinvolta nell’esplosione. Questo si potrebbe giustificare non solo per il pericolo dovuto alla instabilità delle abitazioni, ma anche a quello dovuto alla contaminazione dell’aria. Inoltre, il biossido di azoto è un gas rossastro e questo giustificherebbe il colore che si vede dopo la dissipazione della nube bianca. Bisogna anche dire, però, che il colore rossiccio potrebbe essere dovuto anche ad altro. Ne ho parlato anche in un altro articolo:

AGGIORNAMENTO N. 2

Ho fatto un po’ di calcoli. L’esplosione di Beirut potrebbe aver sprigionato un’energia di circa 1.26 kT (si legge kilotoni). Qui trovate informazioni un po’ più dettagliate su questa unità di misura. La bomba atomica di Hiroshima sprigionò un’energia di circa 15 kT (riferimento). In pratica, la potenza dell’esplosione di Beirut potrebbe essere stata circa l’8 % di quella di Hiroshima. 



I familiari delle vittime si preparano a celebrare nel centro di Beirut il terzo anniversario di una tragedia a cui nessuno ha finora dato risposte.

L’esplosione di Beirut si è verificata nell’area del porto della città libanese il 4 agosto 2020 intorno alle ore 18:08, uccidendo 218 persone e ferendone altre 7 000. Il governatore di Beirut Marwan Abboud ha stimato che fino a 300 000 persone sono rimaste senza casa a causa del disastro, ovvero circa i 2/3 della popolazione della città. Il governo libanese ha dichiarato in città uno stato d’emergenza di due settimane

L’esplosione principale è stata collegata alla detonazione di 2750 t di nitrato d’ammonio che erano state confiscate nel 2014 da parte del governo libanese dalla nave abbandonata M/N Rhosus e depositate nel porto senza misure di sicurezza fino al giorno del disastro. Nonostante la trasmissione inefficiente delle onde d’urto, l’esplosione è stata rilevata come un evento sismico di magnitudo 3,3 dalla United States Geological Survey. L’esplosione è stata stimata avere effetti equivalenti alla detonazione da poche centinaia fino a 1200 tonnellate di TNT

Foto satellitari prese la mattina del 5 agosto hanno mostrato che l’incendio principale era stato spento

Giustizia negata per le vittime del porto di Beirut. Nel terzo anniversario della doppia esplosione che, il 4 agosto 2020, ha devastato un terzo della loro capitale, i libanesi rimangono in attesa di una verità che molti sembrano non volere. Domani a Beirut ci sarà un raduno popolare organizzato dai comitati dei parenti delle vittime per ricordare le 246 persone uccise in quella che è stata classificata tra le dieci più potenti deflagrazioni non nucleari della storia.

Nell’esplosione ci sono stati più di 6.500 feriti, molti dei quali menomati a vita, mentre 330mila persone hanno dovuto abbandonare temporaneamente le loro abitazioni.

In una dichiarazione comune rilasciata martedì, 15 ambasciatori di stanza a Beirut hanno esortato le autorità libanesi ad accelerare l’inchiesta, esprimendo la loro preoccupazione circa «l’ostruzione permanente» della verità. Ma diventa sempre più chiaro, a distanza di tre anni, che l ‘inchiesta locale condotta dal giudice Tareq Bitar rimarrà ostacolata da oltre 25 richieste di ricusazione presentate da ex ministri e deputati libanesi.

Questi ultimi sarebbero stati, secondo il giudice, al corrente dello stoccaggio illegale, per sette anni e senza precauzioni, di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio in un hangar del porto, situato a poche centinaia di metri dal centro cittadino. Anzi, l’oligarchia politica al potere diventa sempre più determinata a insabbiare per sempre la verità.

Lo scorso gennaio, quando Bitar ha cercato attraverso un’interpretazione giuridica di aggirare gli ostacoli frapposti alla sua inchiesta per convocare alti esponenti delle sicurezza e della pubblica amministrazione, il procuratore generale – lui stesso tra gli indagati – ha accusato il giudice di «usurpazione di potere» ordinando il rilascio immediato di tutte e 17 le persone arrestate in relazione all’inchiesta. I palazzi di Gemmayze e di Mar Mikhail (San Michele), tra i quartieri maggiormente devastati dall’esplosione, sono stati per lo più restaurati grazie a delle iniziative private e all’impegno profuso da tante Ong, locali e non. Lavori di più vasto respiro sono stati invece necessari per i palazzi storici, come è avvenuto per il Museo Sursock, riaperto lo scorso maggio grazie a fondi dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e di altri enti statali.

Nella zona salta agli occhi la proliferazione delle gallerie d’arte nei tradizionali palazzi ad arco triplo. In un Paese piegato dalla crisi economica e dall’inflazione, numerosi libanesi si danno da fare per impedire che l’arte e la cultura possano diventare degli “optional”. Rania Hammoud, proprietaria di Art Scene, dice che la gente ha tanta voglia di vivere nonostante le attuali difficoltà e guarda alla cultura come a una forma di resilienza. Motivo per il quale lei ha deciso di riservare uno spazio della sua galleria alla consultazione gratuita di libri d’arte. «Mi hanno dato del matto quando ho deciso, alcuni mesi fa, di aprire questa galleria», dice il suo collega Charbel Lahoud, proprietario di Chaos Art. Grazie a iniziative di questo tipo, afferma, «Beirut non morirà mai».

«Molti comprano i quadri come forma sicura di investimento data la sfiducia nei confronti delle banche libanesi». Insieme alla Banca centrale, il cartello delle banche è percepito dai libanesi come il responsabile della peggiore crisi economica nella storia del Paese a causa delle restrizioni imposte dall’ottobre 2019 ai prelievi in dollari. Tre giorni fa è terminata la lunga era Riad Salame alla guida della Banca centrale, dopo 30 anni ininterrotti. Si temeva che l’uscita di scena di Salame, senza la designazione di un successore, portasse a un’ulteriore svalutazione della lira libanese nei confronti del dollaro, specie dopo che i suoi quattro vice avevano minacciato in un primo momento le dimissioni. Rischio schivato, almeno per ora, ma si vedrà se il cambio si manterrà agli attuali livelli una volta che i numerosi espatriati libanesi venuti a trascorrere la stagione estiva in Libano saranno ripartiti.

La carica vacante di governatore si aggiunge a quella di presidente della Repubblica, vacante da fine ottobre, con i deputati libanesi che sono stati incapaci in oltre nove mesi di eleggere un successore di Michel Aoun a causa dei veti incrociati dei partiti.

https://youtu.be/pzHaGFT-ylc?t=1 L’esplosione al porto di Beirut, avvenuta il 4 agosto 2020 nella capitale del Libano, è durata una frazione di secondo ed ha avuto una portata devastante, tanto da essere ancora oggi una delle esplosioni non nucleari più violente mai registrate nella storia.

Nel giorno del disastro, tre anni fa, circa 220 persone sono morte e migliaia sono rimaste ferite, tragico è stato il bilancio dei danni di 50.000 abitazioni, 178 scuole e 9 ospedali.

Ma cos’è successo di preciso il 4 agosto 2020 al porto di Beirut e cosa ha causato l’esplosione?

Noi in questo video vi proponiamo la ricostruzione di quello che è avvenuto, analizziamo al rallenty diverse immagini da più angolazioni e vi spieghiamo alcuni aspetti che forse nessuno vi aveva fatti notare. Per spiegare la dinamica dell’esplosione e capire perché è stata così devastante dobbiamo fare un passo indietro, indagarne le cause e ricostruire gli eventi prima della detonazione. Iniziamo. Nel porto di Beirut, dove è avvenuta l’esplosione, tra le diverse strutture c’erano diversi capannoni.

Ecco, l’esplosione è partita proprio dall’interno di uno di questi capannoni, il numero 12, all’interno del quale c’erano ben 15 tonnellate di fuochi d’artificio, kerosene, acido cloridrico e decine di sacchi contenenti un totale di circa 2750 t di nitrato d’ammonio. Il nitrato d’ammonio è quello che ha fatto saltare tutto in aria. La violenta esplosione fu preceduta da diverse cose. Alle 18:08 del 4 Agosto 2020 scoppiò un incendio proprio nei pressi del capannone 12. A testimoniarlo ci sono le tante immagini filmate in quei momenti che mostrano, da diverse angolazioni, una grossa colonna di fumo; in un secondo momento, secondo evento, dalle immagini si vedono scintille: sono fuochi d’artificio. L’incendio avrebbe causato l’esplosione di una parte dei fuochi d’artificio nel capannone n.12.

Solo a questo punto si sarebbe verificata la tremenda esplosione al porto di Beirut. 00:00

Cos’è successo al porto di Beirut il 4 agosto 2020?

01:22 Dove è avvenuta l’esplosione?

02:14 L’escalation che ha portato all’esplosione

02:34 Le cause dell’incendio al capannone n.12

02:52 Le immagini dell’esplosione da diverse angolazioni

03:40 L’analisi dal punto di vista chimico

04:08 Analizziamo le immagini dell’esplosione di Beirut al rallenty

04:40 L’onda d’urto generata dalla violenta detonazione

05:28 I danni e le conseguenze della portata dell’onda d’urto

06:08 Il bilancio delle vittime e dei feriti dell’esplosione

06:44 Cosa ci facevano 2750 tonnellate di nitrato di ammonio al porto?

07:12 Come e quando è arrivata a Beirut la nave?

08:21 Perché è rimasto lì nel porto della capitale libanese dal 2013?

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