La sanità e quel gioco delle tre carte sui fondi che si ripete da anni

Dal blog https://www.quotidianosanita.it/

di Ivan Cavicchi 19 OTT

Gentile direttore,
ieri nel leggere la lettera che le hanno inviato le due senatrici del PD “Zampa e Zambito” non ho potuto non notare l’involontario calembour che risulta dalla combinazione dei loro nomi e per associazione mi sono ricordato di due personaggi, Cric e Croc, di una bella favola di Calvino. Associazione di idee sia chiaro ma nulla di più.

Le due onorevoli senatrici nella loro lettera sul finanziamento alla sanità fanno i conti in tasca al governo dimostrando alcune inesattezza e alcune ambiguità cioè dimostrando “una specie di gioco delle tre carte che fa apparire e scomparire i numeri”.

Hanno ragione loro. Capisco tutto ma far passare una fregatura politica per un generoso regalo del governo lo trovo francamente insopportabile.

La proposta del governo in realtà è una vera bufala. Ma anche un déjà-vu. La stessa bufala è stata usata da tanti governi negli anni passati al punto che nei decenni è diventata praticamente un metodo con dietro tanto di teoria economica la stessa che al tempo di Renzi proposi, proprio su questo giornale, di chiamare “definanziamento programmato” (QS 6 ottobre 2015).

Questo metodo prevedeva ogni anno una piccola crescita della spesa sanitaria quasi simbolica, che ovviamente non coincideva mai con il fabbisogno reale della sanità, cioè restava pur sempre un sottofinanziamento ma programmato nel tempo in modo tale da ridurre negli anni l’incidenza della spesa sanitaria in rapporto al pil.

In logica vi è un paradosso definito del “mucchio” che descrive bene il ragionamento del definanziamento progressivo.

Dato un mucchio di sabbia, se aumentiamo di un granello cosa cambia nella realtà? Il mucchio è più grosso o rimane sostanzialmente quello che era prima?

In teoria il mucchio è più grosso perché c’è un granello in più ma in pratica non cambia niente perché il mucchio resta sostanzialmente quello che è sempre stato. È evidente che non basta aggiungere un granello per cambiare le cose.

Che nel mucchio vi sia un granello in più non si può negare ma è certo che né i cittadini e ne gli operatori ne i servizi sono in grado di accorgersene.

Oggi la Meloni aggiunge al mucchio di sabbia un granello la famosa bufala ma limitarsi ad aggiungere un granello di sabbia ha un pesante significato politico:

restano ’invariate le condizioni del sistema che continua a peggiorare quindi peggiorano le condizioni dei cittadini e degli operatori e dei servizi

resta invariato il metodo cioè il modo con il quale almeno da 30 anni si finanzia la sanità.

Cioè limitarsi al granello significa che in sanità se non cambia il metodo non cambia sostanzialmente niente.

In 50 anni di esperienza sul campo io non ricordo una sola legge di bilancio che abbia finanziato in modo adeguato la sanità a seconda del suo fabbisogno. La sanità è sempre stata sottofinanziata.

Io ricordo che:

per tutti gli anni ‘80 il metodo prevedeva il sottofinanziamento ex ante che veniva compensato con il pagamento delle spese sostenute a piè di lista

a partire dagli anni ‘90 vi è la svolta neoliberista e cambia il metodo la sanità continua ad essere finanziata ex ante il piè di lista viene superato ma si ammette la possibilità di compensare le carenze del pubblico con il ricorso al privato.

Per il metodo oggi ancora in vigore e che le senatrici non contestano sottofinanziare è un modo per privatizzare.

Oggi la Meloni proprio perché il piè di lista non c’è più fa esattamente la stessa cosa sotto-finanzia la sanità pubblica ma contestualmente, autorizza l’innalzamento dei tetti alla spesa privata quindi accresce il grado di privatizzazione del sistema.

A questo punto, se questo è il metodo, vorrei rivolgere una domanda alle nostre senatrici ma cosa cambierebbe se il granello in questione è di 136 mld come esse sostengono o di 139 mld come dice Schillaci? Cioè cambia per caso l’entità del sottofinanziamento? Cambia l’entità della privatizzazione? Cambiano le qualità intrinseche del mucchio? Le sue contraddizioni sarebbero per caso rimosse?

La mia risposta è perentoria nulla di tutto questo. Non cambierebbe nulla. Ma aggiungo che non cambierebbe molto neanche se il granello fosse come propone per esempio Italia Viva di 10 mld in più. O come propongono tutti coloro che propongono la % fissa di spesa sanitaria in rapporto al pil o la parificazione della spesa sanitaria in rapporto alla media europea.

Ma se è così allora chiedo ancora ma invece di contare il numero dei granelli di sabbia a metodo invariante cioè con un metodo che lavora comunque contro la sanità pubblica non sarebbe il caso di contestare il metodo e rimettere al centro la sanità pubblica?

Perché, mi chiedo ancora, le due senatrici non dicono nulla sull’innalzamento dei tetti alla spesa privata?

La vera bufala non è che i granelli sono pochi ma è mantenere in vita un metodo neoliberista in base al quale o sia che si sottofinanzi o sia che si privatizzi toglie comunque al pubblico perché alla fine il suo vero scopo è comunque la riduzione del pubblico.

Le nostre senatrici a me pare leggendo la loro lettera non sono preoccupate di ciò non contestano l’innalzamento del tetto alle spese privata ma a sanità invariante contestano solo il numero dei granelli.

Esse rimproverano al governo di non avere “una visione complessiva” e rivendicano “un’inversione di tendenza sulla sanità”, ma se l’inversione di tendenza che loro sollecitano resta quella, a metodo neoliberista invariante, di aggiungere al mucchio qualche granello in più temo che ci sia un equivoco: è bene che le nostre senatrici si rendano conto che ciò facendo esse non chiedono null’altro che rifinanziare ciò che per evidenti motivi andrebbe invece radicalmente riformato cioè esse chiedono di rifinanziare la politica neoliberista fatta sino ad ora in particolare dal loro partito.

Per chi è all’opposizione e cerca legittimamente di recuperare il consenso elettorale perduto non mi sembra una contraddizione da poco.

Ivan Cavicchi

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