Dalla pg FB di Michela Roccatagliata
Alle origini il sionismo intende essere un’alternativa alla religione. Questo movimento si sviluppa come un altro modo di essere ebreo e con l’idea di concepire l’esistenza del popolo ebraico in termini che lo opponessero formalmente, pubblicamente e consapevolmente ad ogni tipo di concezione religiosa. Il mondo religioso reagisce al sionismo in modo simmetrico: vede in questo movimento un nemico mortale (1). A cavallo del ventesimo secolo, quando il sionismo comincia a prendere forma, quasi non esiste il sionismo religioso: il sionismo è contro la religione e la religione è contro il sionismo, punto e basta. Esiste però una eccezione di cui parlerò più avanti.
Per il sionismo, la religione ha reso il popolo ebraico un’entità passiva che aspetta l’arrivo del Messia per la sua salvezza e per la sua emancipazione. L’arrivo del Messia consentirà il ritorno del popolo ebraico nella sua patria storica, un ritorno nel quadro di un progetto divino. E non sarà invece un progetto politico concepito dagli uomini per porre fine alla sofferenza del popolo ebraico. Finché Dio non deciderà altrimenti, gli ebrei dovranno sopportare la diaspora, la punizione dell’esilio.
Il sionismo è una delle due correnti – ultra minoritaria, quasi marginale – che pensano la questione ebraica in termini di modernità e di battaglia politica. La grande maggioranza delle risposte non religiose, se non addirittura antireligiose, si concentra nel movimento operaio, in primo luogo il Bund (2), che progetta l’ emancipazione degli ebrei nel quadro di una rivoluzione in comune con tutti gli altri. Un contrasto di fondo divide i sostenitori della risposta socialista alla questione ebraica. Da un lato, ci sono coloro che vogliono dare una dimensione nazionale all’esistenza delle comunità ebraiche dell’Europa dell’Est (insisto nell’Europa dell’Est) e che sentono l’urgenza di una nazione ebraica e di una nazionalità ebraica. Costoro pensano ad una lingua e con una cultura proprie, e a una divisione del popolo in classi sociali. Dall’altro lato, ci sono coloro che vedono nel giudaismo soltanto una religione e quindi intendono l’emancipazione del popolo ebraico come una sua assimilazione e cioè, di fatto, come la scomparsa stessa degli ebrei. Questo è il grande dibattito all’interno della socialdemocrazia russa tra Lenin e il Bund (3).
Paragonato alle correnti socialiste, il sionismo è una corrente ultraminoritaria che pone la questione dell’antisemitismo e dell’emancipazione ebraica al di fuori del socialismo e all’interno di un quadro coloniale, partendo da un’ipotesi opposta a quella del movimento socialista, e cioè sostenendo che per realizzare l’emancipazione degli ebrei era necessaria la loro separazione da ogni altra nazionalità. Il progetto socialista sosteneva che l’emancipazione ebraica esigeva una presa in carico della questione ebraica da parte del movimento operaio per un’emancipazione dell’umanità intera e quindi anche degli ebrei. Il sionismo, al contrario, sosteneva che occorreva separarsi dalle nazioni per garantire un’esistenza normalizzata.
Ma nell’uno e nell’altro caso, la religione era percepita come un’ideologia retrograda, sorpassata e dannosa per l’avvenire degli ebrei. Proprio per questa stessa ragione il mondo religioso e i suoi rabbini (che erano molto potenti nell’Europa centrale e soprattutto nell’Europa dell’Est), vedevano sia nel socialismo che nel sionismo un pericolo mortale.
Per ciò che riguarda il socialismo è evidente che si tratta di una lotta che emerge fin dal 1880: è una lotta chiaramente e provocatoriamente antireligiosa all’interno del movimento operaio ebraico, mentre, all’opposto, è un rifiuto categorico dei valori del movimento operaio ebraico da parte del movimento religioso. Questo significava rifiutare la modernità, atteggiamento che andava a beneficio naturalmente del movimento sionista.
Il Mizrahi, una corrente sionista-religiosa
In questa lotta tra sionismo e religione c’è un’eccezione che tenta di fare una sintesi tra queste due filosofie: il Mizrahi, marginale nel sionismo, che è a sua volta una corrente marginale. Il Mizrahi è un movimento religioso che non vede contraddizioni tra la fede che lo anima e il sionismo. È un movimento religioso che si ricollega a questa concezione di modernità e che riprende i valori della rivoluzione borghese nel contesto dei paesi dell’Europa centrale e dell’Europa dell’Est.
Questa tendenza non solo rifiuta l’esistenza di una contraddizione tra sionismo e religione, ma rapidamente ne fa una sintesi…