Un affare milionario per ospedali privati e farmacie. La denuncia di Fondazione Gimbe

Dal blog huffingtonpost.it
Luca Bianco November 16, 2023

I riflettori sono tutti sul ricalcolo al ribasso delle pensioni dei medici. Ma a guardare bene il capitolo sulla sanità della manovra attraverso le lenti della Fondazione Gimbe, si nota qualcos’altro. Dei tre miliardi in più che il governo mette sul Servizio sanitario nazionale, si legge in un’analisi pubblicata oggi dall’ente bolognese, escludendo i rinnovi dei contratti del personale che sarebbero comunque dovuti arrivare, sulla sanità ci sono in più solo 600 milioni. Di questi, una cospicua parte sono dedicati ai privati, pronti a trasformare l’obiettivo di tagliare le liste di attesa in un affare milionario.

Non c’è nulla, invece, per contrastare l’inflazione che ha colpito anche questo settore. “In altre parole – denuncia il presidente Nino Cartabellotta – non emerge alcun potenziamento strutturale del Ssn, ma solo il tentativo di risolvere, peraltro in maniera insufficiente e inadeguata, le criticità contingenti”.
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Data pubblicazione: 16/11/2023

In origine, dopo l’approvazione del disegno di legge di bilancio, lo sciopero dei medici era stato fissato dalle sigle Anaao Assomed e Cimo Fesmed per il 5 dicembre. Nelle ultime ore, con gli istituti di analisi e i sindacati che si sono fatti un’idea chiara degli interventi previsti dal governo Meloni sulla sanità, le giornate in cui i camici bianchi incroceranno le braccia sono diventate tre. Domani, venerdì 17 novembre, le sigle sanitarie di Cgil e Uil si uniranno a quelle confederali. Poi, dopo la già citata giornata del 5, anche il 18 dicembre ce ne sarà un ltro, al quale aderiscono Aaroi Emac, Fassid e Fvm, le altre tre sigle dell’Intersindacale medica.

“Una scelta fatta per amplificare la protesta” spiegano dall’Intersindacale, e non il
segno di una divisione. Fatto sta che i giorni sono tre e il ministro della Salute, Orazio
Schillaci, bussa alla porta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti con cadenza ormai quotidiana, a caccia di risorse aggiuntive per il comparto e scongiurare la rivolta. “Ho incontrato Giorgetti stamattina e lo rivedrò domani insieme alla ministra Calderone” ha fatto sapere oggi, durante l’Healthcare Summit 2023. “C’è la volontà di risolvere le criticità legate alla norma sulle pensioni perché credo che sarebbe impensabile che in un momento come questo ci siano operatori che lascino il Servizio sanitario nazionale. Potrebbe essere il tassello finale di un disastro che noi non vogliamo far sì che avvenga”.
Un’ammissione che la norma in questione non fa gli interessi del Ssn – “il tassello finale di un disastro” – che però, al di là di come si risolverà la questione del ricalcolo degli assegni di medici e insegnanti, non sarà sufficiente a calmare il malcontento degli operatori in queste ore.

Oggi sono gli infermieri a dare l’idea del malessere: “Il nodo pensioni è solo la classica
goccia che ha fatto traboccare il vaso” puntualizza Andrea Bottega, segretario generale di Nursind. Oltre alle pensioni, infatti, c’è tutta una questione di finanziamento pubblico al settore sanitario che, da un punto di vista dei problemi strutturali che affliggono il comparto, ancora una volta sembra molto lontano da una svolta, nonostante la premier Giorgia Meloni parli di aumenti. E di mancata svolta, se non addirittura di passo indietro, parla anche la Fondazione Gimbe che oggi ha reso noti i risultati della sua analisi ai raggi X della manovra sanitaria del governo. “La legge di bilancio non prevede per la sanità alcun rilancio del finanziamento pubblico, ma torna a quelle cifre da ‘manutenzione ordinaria’ messe sul piatto
da tutti i governi che, negli ultimi 15 anni, hanno contribuito a disgregare i principi di
universalismo, uguaglianza ed equità. In altre parole, dalla manovra non emerge alcun potenziamento strutturale del servizio sanitario” afferma Cartabellotta, presentando l’analisi della Fondazione da lui presieduta.
In termini assoluti, in legge di bilancio, è previsto un incremento del Fondo sanitario
nazionale: di tre miliardi per il 2024, quattro per il 2025 e 4,2 per il 2026. Ciò porterà
progressivamente il fondo a 135,6 miliardi nel 2026, cifra mai toccata prima, in termini assoluti, nella storia. “Tuttavia – fa notare Cartabellotta – considerato che circa 2,4 miliardi saranno destinati al doveroso rinnovo contrattuale del personale sanitario, per tutte le altre misure resteranno 600 milioni nel 2024, 1,6 miliardi nel 2025 e 1,8 nel 2026”. Importi “talmente esigui che non riusciranno nemmeno a compensare l’inflazione, né l’aumento dei huffingtonpost.it
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prezzi di beni e servizi”. A rischio c’è la qualità dei servizi sanitari regionali: le risorse esigue potrebbero costringere le Regioni ad adottare “strumenti per razionalizzare la spesa deleteri per la qualità dell’assistenza”, precisa Gimbe.
Nello specifico, si legge nell’analisi, il roboante annuncio del governo Meloni di volersi concentrare sull’abbattimento delle liste d’attesa prende tutt’altra sfumatura nel momento in cui si scopre che l’esecutivo intende aggiornare il tetto di spesa per gli acquisti di prestazioni sanitarie dagli ospedali privati accreditati. “Un incremento dell’1% per il 2024, del 3% per il 2025 e del 4% a decorrere dal 2026”. Ciò si tradurrà in un incremento di quasi un miliardo di euro in un triennio, soldi in più che andranno nelle casse della sanità privata, sostiene Cartabellotta: “Questa disposizione appare finalizzata a sostenere le strutture private accreditate già esistenti”. Un aiutino arriva anche per le farmacie, per le quali è previsto un nuovo modello di remunerazione per il rimborso dei farmaci erogati in regime di Ssn. L’effetto complessivo della disposizione dovrebbe essere pari a “53 milioni di euro per il 2024 e a 77
milioni dal 2025”. Risorse che, secondo la Fondazione Gimbe è “verosimile” pensare che abbiano un “impatto sulla finanza pubblica sottostimato”. Insomma, la manovra avrà pure una coperta corta, ma buona parte delle sue risorse sono destinate a farmacie e private. Del resto, un sondaggio pubblicato oggi, condotto da Unisalute e Nomisma su tutto il territorio nazionale, parla chiaro: per quasi metà degli italiani il servizio sanitario pubblico non basta più.

Oltre due su tre, nell’ultimo anno, si sono rivolti al privato.


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