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01 Dic 2023 Nicola Armaroli
Non mi stanco di ripeterlo: l’umanità deve essere grata a quel liquido scuro annidato nel sottosuolo che chiamiamo olio di pietra. O petrolio, per far prima.
La qualità della vita nel mondo in cui nacquero i miei nonni, agli inizi del Novecento, era bassissima. Da allora, uno sviluppo economico impetuoso – alimentato principalmente da questo liquido, autentico deus ex machina della civiltà moderna – ha cambiato ogni aspetto dell’esistenza quotidiana di miliardi di persone. Oggi consideriamo normali e quasi dovute abitudini e comodità che i nostri nonni, da bambini, non avrebbero osato immaginare.
Come viene utilizzato il petrolio
Il petrolio è uno dei materiali più versatili che esistano in natura: attraverso un processo relativamente semplice – la raffinazione – si ottengono prodotti liquidi come benzina, gasolio e kerosene che alimentano mezzi di trasporto per terra, mare e aria, permettendo lo spostamento veloce di enormi quantità di persone e merci in tutto il mondo. La loro densità di energia è stupefacente: un litro di carburante è in grado di muovere per 20 km un automezzo di 15 quintali. Se non lo avessimo visto all’opera, non ci crederemmo. Dalla nafta otteniamo poi diverse molecole che sono la base per sintetizzare prodotti e materiali che hanno radicalmente cambiato il mondo: fertilizzanti, materie plastiche, farmaci e tanto altro.
Alcune settimane fa, durante una cena di lavoro, un collega tedesco mi parlava dello stato di profonda crisi della possente industria chimica tedesca, messa in ginocchio in pochi mesi dal venir meno del gas russo a basso costo. La sua evidente frustrazione era acuita dal fatto che numerose aziende tedesche in crisi sono ora acquisite da imprese di Paesi del Golfo Persico.
Davanti a un calice di vino bianco, constatavamo con grande amarezza che, in fondo, stiamo raccogliendo quello che abbiamo seminato.
Abbiamo legato indissolubilmente le nostre economie a un flusso immenso di petrolio e gas, che non può essere mai interrotto senza minare alla radice il nostro benessere. Questo flusso è totalmente fuori dal controllo di noi europei, e il fatto che i nostri fornitori includano da sempre alcuni dei regimi più liberticidi e sanguinari del mondo ci rende ancora più deboli. Abbiamo speso fiumi di denaro per 70 anni per acquistare petrolio e gas.
Oggi un manipolo di dinastie che abbiamo arricchito a livelli spaventosi compra qualsiasi “nostra” cosa a suon di petrodollari: eccellenze industriali, banche, e persino calciatori e manifestazioni sportive. C’è il forte dubbio che parte di questo denaro finanzi organizzazioni terroristiche.
A che punto siamo oggi?
Da tempo esistono tecnologie che riducono la dipendenza da petrolio e gas. Ma il vecchio e consunto spartito piace così tanto che in Italia abbiamo estratto dal cilindro un visionario Piano Mattei che prevede di aumentare l’estrazione di petrolio e gas in Africa.
Se Enrico Mattei – vero visionario della sua epoca – tornasse in vita, non sarebbe tenero con chi usa il suo nome come brand per progetti fuori dal tempo, mentre l’umanità è alle prese col conto da pagare, salatissimo, dell’epoca d’oro del petrolio a fiumi: il collasso climatico.
L’80% del petrolio mondiale è utilizzato per alimentare i trasporti. La quota principale è destinata al trasporto su strada, per il quale abbiamo già oggi alternative pronte, qui discusse tante volte.
Il mercato delle auto elettriche sale in tutto il mondo, ma in Italia siamo a numeri sconfortanti, forse anche per la povertà del dibattito sui media. In questa surreale discussione italiana, l’auto a benzina e gasolio è assurta a difensore dei più poveri, che non possono permettersi un’auto elettrica (che in realtà costa già meno di una termica, ma pazienza).
Decenni di sanguinose guerre per il petrolio spariscono d’incanto, 6500 miliardi di euro l’anno di sussidi ai combustibili fossili non esistono, milioni di morti per inquinamento nelle aree urbane, specie tra i più indifesi, cancellati dalla memoria.
Se penso alle nostre vite di privilegiati, la gratitudine per il petrolio non può che essere enorme. Però, elevarlo a difensore dei poveri è una cosa che non si può ascoltare.
Grazie petrolio? Sì. Compagno petrolio? No, proprio no.
Nicola Armaroli
Nicola Armaroli, direttore di Sapere dal 2014, è dirigente di ricerca del CNR e membro della Accademia Nazionale delle Scienze (detta dei 40). Lavora nel campo della conversione dell’energia solare e dei materiali luminescenti e studia i sistemi energetici nello loro complessità. Ha pubblicato oltre 250 lavori scientifici, 11 libri e decine di contributi su libri e riviste. Ha tenuto conferenze in università, centri di ricerca e congressi in tutto il mondo ed è consulente di varie agenzie e società internazionali, pubbliche e private, nel campo dell’energia e delle risorse. Ha ottenuto vari riconoscimenti tra cui la Medaglia d’Oro Enzo Tiezzi della Società Chimica Italiana e il Premio per la Chimica Ravani-Pellati della Accademia delle Scienze di Torino. È un protagonista del dibattito scientifico sulla transizione energetica su tutti i mezzi di comunicazione (v. qui).