Dalla pg FB di Giustiniano Rossi
75 anni fa, milizie sioniste hanno scacciato o ucciso gli abitanti palestinesi da molte località prese di mira dall’offensiva guidata da Hamas il 7 ottobre scorso. I sopravvissuti – fra i quali alcuni membri fondatori del “Movimento di resistenza islamica” Hamas- e i loro discendenti sono il grosso dei 2,1 milioni di palestinesi della Striscia di Gaza, costretti a vivere su 350 kmq. Già nel 2012, secondo un Rapporto dell’ONU: “senza aiuti durevoli ed efficaci” la vita quotidiana delle persone nella Striscia di Gaza “diventerà nel 2020 peggiore di quella di oggi. Non ci sarà praticamente un accesso affidabile all’acqua potabile, i livelli di sanità e istruzione si ridurranno ancora e un”approvvigionamento di corrente elettrica accessibile ed affidabile diventerà un miraggio.” Invece di un’inversione di tendenza, c’è stata un’intensificazione dei bombardamenti sulla “prigione a cielo aperto” meglio sorvegliata del mondo, perquisizioni e arresti arbitrari a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme est: tutte condizioni per questo ulteriore tentativo di mettere fine a occupazione, privazione dei diritti, morte e violenza.
Dal dicembre 2022 è al potere in Israele un governo apertamente fascista che ha investito quel che resta della Palestina come non avveniva dalla fondazione dello Stato ebraico, nel 1948. La seconda Nakba è in corso. Nel suo Rapporto, pubblicato a settembre, “Annexation as a Process in the Making: The first nine months of the Netanyahu-Smotrich-Ben Gvir Government«, il movimento israeliano “Peace Now” descrive “uno dei periodi più turbolenti” della storia di Israele. Il governo ha intensificato l’occupazione della Cisgiordania e la costruzione di colonie “in misura inaudita”. La sua è una politica di annessione. Il controllo delle colonie è passato al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che ha dichiarato apertamente di voler “cancellare” Huwara, dopo che un pogrom di centinaia di coloni ha investito a febbraio la località palestinese. Truppe israeliane dovevano coprire le loro azioni provocatorie. Il 6 e 7 ottobre, ad esempio, quando i coloni hanno costruito a Huwara una sukka per la “Festa delle capanne”. “Questo significava l’invio di un numero inaudito di truppe regolari e ben addestrate in Cisgiordania” rilevava il 20 ottobre il thinktank “Geopolitical Intelligence Service (GIS). Inoltre, dal settembre 2021, la Striscia di Gaza è stata chiusa da una recinzione elettrica e da barriere sotterranee. Questo rendeva impossibile lo scavo di gallerie in territorio israeliano. Fino ad allora, quelle gallerie offensive erano parte della strategia di attacchi transfrontalieri, compresa la cattura di soldati israeliani per scambiarli con prigionieri palestinesi. Tuttavia Israele ha fatto affidamento sulla sorveglianza elettronica e su armi teleguidate, incoraggiando – secondo il GIS – Hamas.
Nell’attacco senza precedenti proveniente da Gaza, centinaia di persone sono state uccise in un tempo brevissimo. Ma, a poco a poco, il numero delle vittime iniziali (1.400) è stato rettificato. Secondo dati pubblicati a dicembre dalla previdenza sociale israeliana, sono state uccise 1.139 persone (695 civili israeliani di cui 36 bambini, 373 addetti alla sicurezza e 71 stranieri). Poco dopo l’inizio dell’operazione “Tifone Al-Aqsa”, Mohammed Deif, comandante militare delle Brigate Al-Kassam, braccio armato di Hamas, dichiara che sono stati sparati su Israele 5.000 razzi. Gli attacchi sarebbero una punizione per la “profanazione” da parte di Israele della moschea di Al-Aksa, a Gerusalemme. Nel 2023 sono stati uccisi e feriti centinaia di palestinesi. La parte israeliana ha rifiutato lo scambio dei prigionieri. “Oggi le persone tornano a ribellarsi e a far rivivere la marcia del ritorno”. Cosi’ Deif descrive l’azione della Resistenza nel 2018/2019, quando oltre 200 persone che manifestavano disarmate davanti alla recinzione della Striscia di Gaza contro il blocco e per il diritto al ritorno riconosciuto dall’ONU erano state assassinate dai tiratori scelti. In un anno, i palestinesi feriti erano stati più di 29.000. “Gli effetti psicologici a lungo termine di queste violenze dureranno ancora molti anni e renderanno più profonda la disperazione”, prevedeva allora il direttore dell’UNRWA, Matthias Schmale. Il portavoce di Hamas, Khaled Kadomi, si appellava alla “comunità internazionale” perché “avessero termine gli orrori contro il popolo palestinese nella Striscia di Gaza e contro i nostri luoghi sacri, come Al-Aksa”. “Sono questi i motivi dell’inizio di questa lotta”, diceva Kadomi il 7 ottobre. Il vice-presidente dell’Ufficio politico di Hamas, Saleh Al-Aruri, dice nello stesso giorno ad Al-Jazeera che Israele ha progettato un attacco alla Striscia di Gaza e alla Cisgiordania. La cosa è confermata dalla dichiarazione di Hamas, diffusa il 19 ottobre dal canale Telegram del portale di notizie “Gaza Now”: la Resistenza avrebbe catturato dozzine di soldati, piani pericolosi e ottenuto informazioni. “L’occupante progettava di metterli in pratica a Gaza pochi giorni dopo il 7 ottobre. La Resistenza è riuscita a sventare questo sporco progetto.”
Due ore dopo l’inizio dell’offensiva scattano i primi attacchi aerei alla Striscia di Gaza, mentre elicotteri “Apache” tentano di femare l’ “ondata” di combattenti palestinesi attraverso i varchi nella recinzione. Secondo “Tmes of Israel” quella domenica sarbbero state scaricate più di 16 tonnellate di munizioni su “strutture di Hamas nella Striscia di Gaza”. I primi due elicotteri da combattimento immediatamente a disposizione della Divisione Gaza raggiungono la Striscia circa un’ora dopo l’inizio dell’attacco”, riferisce il 15 ottobre il portale di notizie “Ynet” appartenente al gruppo Jeodiot, la più grande azienda mediatica israeliana. Nel corso della giornata 28 elicotteri da combattimento scaricano tutte le munzioni che portano per rifornirsi subito dopo. Parliamo ci centinaia di mortai con cannoni da 30 mm e di missili “Hellfire”. All’inizio la frequenza di fuoco sulle migliaia di aggressori è enorme. Solo da un certo punto in poi i piloti iniziano a rallentare gli attacchi e scegliere accuratamente gli obiettivi” Nel frattempo viene ufficialmente ammesso che almeno 200 dei cadaveri bruciati fin o ad essere irriconoscibili, dichiarati in un primo tempo vittime di Hamas, sono combattenti palestinesi uccisi dai proiettili israeliani. Dai comunicati della polizia sul Festival Nova, distante solo pochi km dalla Striscia di Gaza, dove i morti sono 364, risulta che gli assalitori volevano raggiungere il kibbuz di Reim e i kibbuzim circostanti. Secondo “Times of Israel” del 17 novembre, la polizia sarebbe arrivata a questa conclusione perché non ha trovato documenti di identità sui cadaveri dei combattenti di Hamas che li collegassero con il festival. Lo stesso nelle altre località attaccate. Channel 12 riferisce che gli assalitori si sono accorti che c’era là un grande spettacolo solo quando, dopo gli attacchi missilistici, la polizia aveva cominciato a disperdere i partecipanti al party. Come scrive “Haaretz” il 18 novembre, da un’indagine risulta che un elicottero arrivato sul posto dalla base di Ramat David “ha sparato sugli aggressori colpendo, evidentemente, anche alcuni nottambuli presenti”. L’autocolonna calcinata e distrutta sul vicino parcheggio fa pensare all’impiego di missili “Hellfire” piuttosto che alle armi dei palestinesi.
Gli abitanti attaccati nei kibbuzim e altrove, invece, hanno dovuto contare, in molti casi per ore, su loro stessi o su strutture armate locali di protezione civile. Come risulta dopo due mesi e mezzo da diverse notizie di stampa israeliane, un numero ancora indeterminato di civili è stato ucciso da soldati israeliani e dai proiettili dei carri armati. Due servizi di Channel 12 confermano i sospetti che sia stata applicata la cosiddetta direttiva Hannibal, quella che impedisce ad ogni costo la cattura dei propri soldati. Oppure, come dice il colonnello Nof Erez a novembre in un Podcast di Haaretz: “quello che abbiamo visto qui è stata una “Hannibal di massa”. Si trattava di “migliaia di persone in diversi veicoli, con e senza ostaggi”. Secondo i testimoni, la direttiva è stata applicata anche negli stessi kibbuzim. Riprese video diffuse questa settimana da Channel 12 e Fox News mostrano i carri armati israeliani che fanno fuoco. Una delle sopravvissute all’attacco del proprio esercito, Hada Dagan, ha rotto il silenzio l’11 dicembre. Conferma nell’intervista a Channel 12 che 14 persone, fra le quali dei bambini e suo marito, tenute in ostaggio nella loro casa, sono state uccise dai proiettili dei carri armati. Quando soldati israeliani sono arrivati davanti alla casa, ha capito che “il nostro ruolo era quello di formare una muraglia umana fra le nostre forze armate e loro”.
Il 9 ottobre l’esercito israeliano dichiara di aver ripreso il controllo di tutti i punti nel sud del paese. Aggiunge poco dopo che è iniziata la fase della completa distruzione di Hamas.
Il risultato sono, finora, oltre 20.000 morti…
Giustiniano
24 dicembre 2023