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17:09 Martedì 26 Dicembre 2023
N. di R. – questo come facile capire è un analisi di stampo liberista -confindustriale Perchè? Il soggetto è di nuovo come sono riusciti a fare buon profitto. Non si parla della funzione delle varie imprese per l’aspetto pubblico e sociale, per l’utilità sociale, ma per il guadagno concreto sul bilancio (con riserva pagata ai soci). Una per tutti CDP che nata sui risparmi di decenni degli italiani alle poste( dove finanziava comuni per fare scuole, asili, reti elettriche, ecc) ora investe solo più in operazioni di mercato cioè per investimenti che aumentano margine di guadagno. Mi pare essenziale farlo notare
C’era una volta il panettone del governo. Se gestite con criteri industriali e di efficienza le imprese pubbliche non sono i vecchi carrozzoni di aziende decotte. Cresce il fatturato ma anche il debito (seppure in calo rispetto ai ricavi). Ecco le pagelle dell’anno
Correvano gli anni Ottanta, il panettone di Stato non aveva avuto grande fortuna, e “società statale” era spesso sinonimo di “carrozzone”. Sprechi, inefficienze, zatteroni di aziende decotte, le cariche frutto della più bieca spartingaia tra partiti. Altri tempi, forse. Ora da un po’ di tempo, le 40 società industriali partecipate dallo Stato godono di buona salute, hanno visto crescere utili e fatturato. Mettiamo una pietra sopra la vicenda Alitalia, tutt’altro che conclusa. Non tutto è rose e fiori, ovviamente, a partire dal debito che sale, anche se scende rispetto ai ricavi.
A trainare è l’energia, che continua a fare la parte del leone. E se le prospettive per il 2023 non sono altrettanto floride, nel 2022 il settore ha rappresentato l’85% del fatturato complessivo: 466,3 miliardi, 183 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente (+64,6%).
Secondo la fotografia scattata dall’ultimo Rapporto Comar, gli utili sono saliti di 7,9 miliardi a 19,9 miliardi. I debiti ammontano a 212,1 miliardi, in crescita di 18,1 miliardi (+9,38%), ma il rapporto tra debiti finanziari e fatturato è sceso al 45,4%, contro il 57% del 2017. Non solo. Nelle classifiche per fatturato di tutte le società italiane industriali e di servizi, le partecipate statali occupano i primi tre posti, e sette dei primi venti. Tra i settori, dopo l’energia, il 7,7% del fatturato è relativo alla meccanica, il 6,1% a trasporti e telecomunicazioni. Quote inferiori all’1% per Ict, editoria, sport e tempo libero, ambiente e territorio o servizi alla P.A.
Intanto sono cresciuti anche gli addetti: ora sono 474.670, circa 17 mila in più in 5 anni. I maggiori datori di lavoro sono, in sequenza: Poste, Ferrovie, Enel, Leonardo, Eni, Saipem. Queste sei società, da sole, impiegano 382.642 addetti, l’80% di tutte le partecipate statali. E rappresentano una buona fetta dell’occupazione complessiva, a fronte anche del progressivo “dimagrimento” di gruppi privati un tempo campioni, uno per tutti la Fiat.
L’analisi di Comar ha valutato anche l’andamento tendenziale per il 2023, sulla base dei dati dei primi 9 mesi che 11 società quotate hanno comunicato ai mercati, confrontandoli con quelli analoghi dei primi 9 mesi del 2022 (Enav, Enel, Eni, Fincantieri, Italgas, Leonardo, Poste, Raiway, Saipem, Snam, Terna). Queste 11 società costituiscono, da sole, il 75% del totale del fatturato e il 97% degli utili di tutte le partecipate statali prese in esame. Nei 12 mesi settembre 2022-settembre 2023 il fatturato è passato da 243,4 miliardi di euro a 178,9. È quindi diminuito, in un anno, di 64,5 miliardi, con un -26,5%, ascrivibile ad Enel (-34%) ed Eni (-31%), per l’andamento dei prezzi dell’energia. All’opposto Italgas (+26%), Saipem (+18,7%), Snam (+17%), Terna (+13%). L’utile mostra una riduzione da 22,7 miliardi di euro, a 19,6 (-13,4%), con i migliori risultati per Saipem (+156%), Enel (+142%), Fincantieri (+60%), Raiway (+59%). Meno bene Leonardo (-54%), Eni (-34%), Enav (-6%). Scende però l’indebitamento, che è in calo del 2,4%.