Facciamo un patto: giochiamo ovunque

Dal blog https://comune-info.net

Gruppo CRC 25 Dicembre 2023

Esiste un vuoto enorme, che rimbalza nei territori e nelle scuole, quello di una reale cultura del gioco, troppo spesso finalizzato a scopi educativo didattici o riabilitativo terapeutici. In realtà quel vuoto è fortemente legato alle trasformazioni del tempo libero, sempre più un tempo residuale, difficile da gestire in autonomia, se si esclude lo spazio virtuale che per molti bambini e adolescenti è diventato il nuovo triste “cortile” senza corpi. Bambini e bambine, ragazzi e ragazze hanno sempre meno possibilità di muoversi in autonomia, di usufruire degli spazi pubblici e di accedere ad ambienti naturali. Intanto la crescita dei costi economici e diverse barriere architettoniche e culturali rendono molte esperienze non accessibili a tutti. Secondo il 13° Rapporto del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia – una rete a cui aderiscono cento realtà – uno degli strumenti con i quali cominciare a cambiare lo stato delle cose degli spazi per il tempo libero è la sfida dell’amministrazione condivisa e dei patti di collaborazione, insomma una gestione partecipata dei beni comuni che supera la logica dell’intervento dall’alto

Per permettere una migliore e più diffusa conoscenza del significato dell’articolo 31 della CRC (“Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza”, rete composta da oltre cento realtà sociali, coordinato da Save the Children Italia, ndr) due anni fa è stato tradotto e pubblicato in italiano il Commento Generale n. 17, redatto dal Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel 2013 107. Tale documento, descrive con molta precisione le parole chiave dell’articolo 31108: riposo, non solo come pausa dagli impegni ma anche come momento per recuperare energia, motivazione e capacità psicofisica fondamentali per una partecipazione e un apprendimento reali; tempo libero, ossia un tempo e uno spazio senza obblighi o stimolazioni che bambini e ragazzi possono usare come desiderano senza l’interferenza degli adulti; gioco, non come attività obbligatoria, didattica, terapeutica o in ogni modo strutturata, ma come attività libera, guidata da motivazioni intrinseche e fine a sé stessa, controllata e strutturata dai bambini e dai ragazzi senza interventi da parte degli adulti; attività ricreative, ossia tutto ciò che potenzialmente un bambino o un ragazzo può scegliere di fare di sua spontanea volontà, dall’arte allo sport, dall’associazionismo all’impegno sociale, in generale tutte quelle attività organizzate e guidate anche da adulti specializzati; rispetto delle età, in chiave evolutiva ciò significa che le attività devono essere adeguate alle diverse esigenze e devono favorire una naturale e progressiva assunzione di rischi, sfide, autonomia e responsabilità tenendo sempre presenti le differenze naturali tra i singoli; vita culturale e artistica, che dovrebbe svilupparsi ed esprimersi in tutti i luoghi di vita, sia pubblici che privati, attraverso le forme più svariate, poiché riconosciuta come momento specifico di espressione dell’identità personale e collettiva, che scaturisce dall’interno e mai può essere imposta dall’alto; libera partecipazione, concetto con cui si ribadisce il compito dello Stato di garantire la libera partecipazione, la protezione de soggetti di minore età e la promozione dei loro interessi riconoscendo, rispettando e proteggendo le decisioni individuali di esercitare o meno tali diritti.

A dieci anni dalla pubblicazione la “preoccupazione per lo scarso riconoscimento dato dagli Stati al diritto al riposo, al tempo libero, al gioco, alle attività ricreativa e alla libera e piena partecipazione alla vita culturale ed artistica dei soggetti di minore età” espressa dal Comitato Onu è ancora più che attuale: non solo nelle situazioni di povertà estrema o di emergenza o di conflitto, ma ovunque questi diritti sono difficilmente compresi e poco tutelati. Per rispondere a questa preoccupazione il Commento Generale all’articolo 31 mira a svilupparne “la consapevolezza e la comprensione tra gli Stati” e ne richiama “la centralità rispetto a tutti gli altri diritti inerenti la vita e lo sviluppo di ogni bambino” invitando all’elaborazione di misure che ne garantiscano l’attuazione concreta. Evidenzia poi non solo il ruolo degli Stati e delle organizzazioni del Terzo Settore, ma anche quello di insegnati, educatori, genitori e adulti in genere, riconoscendo la centralità di un ambiente sociale che sostenga e incoraggi il gioco libero, la partecipazione e la creatività in un’ottica di piena inclusione.


Disegno tratto dal 13° Rapporto del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia,

Seguendo la logica del Commento Generale, punto di partenza per garantire il gioco e la partecipazione in libertà è la possibilità di abitare strade e luoghi sicuri e possibilmente belli dove muoversi in autonomia e dove ritrovarsi tra pari, coltivando le proprie attitudini e le proprie passioni.

Ad oggi in Italia sono abbastanza diffuse tanto le esperienze di Pedibus (o Piedibus), che promuovono percorsi pedonali casa-scuola in sicurezza, quanto la chiusura delle strade nei pressi delle scuolein orario di entrata e uscita degli studenti o anche il limite dei 30 chilometri orari nelle zone residenziali o nelle vicinanze di parchi gioco o aree verdi. Tuttavia, nell’attuazione di queste misure troppo spesso manca una visione d’insieme, con una vera attenzione all’Universal Design e all’inclusione, e una reale volontà di intervenire in profondità sulle scelte urbanistiche e/o sulle politiche dei trasporti e della viabilità pubblica.

Una visione integrata delle politiche e dei servizi rivolti all’infanzia e all’adolescenza è la direzione nella quale si orienta il Programma “Città Amiche dei bambini e degli adolescenti”: un percorso fatto di passi definiti, con un approccio di lavoro capace di coinvolgere tutti i livelli dell’amministrazione comunale e della società civile, promuovendo la definizione e l’utilizzo di processi di tipo partecipativo e inclusivo che assicurino il contributo dei giovani cittadini a tutti i processi decisionali con possibili ricadute sulla vita dei minorenni, compresi quelli relativi alla progettazione e realizzazione di aree urbane e spazi verdi. Come evidenziato da diversi studi, gli spazi verdi permettono di promuovere il gioco, lo sport, le attività ricreative organizzate, ma anche il gioco libero, non strutturato e creativo e offrono numerosi vantaggi per la salute e il benessere mentale dei minorenni. I parchi giochi o altri luoghi sicuri per il gioco attualmente in Italia non sono definiti come un servizio di base. Tuttavia il dibattito è aperto anche grazie alle riflessioni riportate nel documento dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza “I livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali delle persone di minore età. Documento di studio e di proposta” che affronta in chiave propositiva il tema degli spazi pubblici per il gioco e per bambini e ragazzi a partire dall’Articolo 31 della CRC, affermando che “La garanzia di un luogo in cui poter giocare in libertà, autonomia e senza dover pagare un ticket di accesso costituisce un prerequisito per l’esercizio di tale diritto”.

In più parti del Commento Generale poi il Comitato Onu esprime preoccupazione per la “scarsa consapevolezza dell’importanza del gioco e della ricreazione”, importanza che, quando viene riconosciuta, è riservata “al gioco come attività motoria e ai giochi competitivi” con l’idea che un tempo utile è un tempo guidato dall’esperto, e invita a una maggiore attenzione verso “le forme e i luoghi di gioco e di ricreazione preferiti dai bambini più grandi”; come anche particolarmente critico è l’accesso al gioco dei soggetti di minore età con disabilità. Anche in Italia manca tra gli adulti, politici, amministratori, insegnanti e genitori una reale cultura del gioco, troppo spesso finalizzato a scopi educativo didattici o riabilitativo terapeutici, e nell’immaginario collettivo l’età per giocare si abbassa sempre più favorendo, unita alle azioni di marketing e commercializzazione del gioco, una sempre più precoce adultizzazione dell’infanzia.

La “pressione per il rendimento scolastico”, ovvero l’ossessione per l’eccellenza, è sempre più anticipata: già nella scuola dell’infanzia “è sempre più focalizzata su obiettivi scolastici e su apprendimenti formali a scapito della partecipazione al gioco e al raggiungimento di risultati in campi d’esperienza più ampi” e tanto le “attività extra scolastiche quanto i compiti a casa stanno erodendo il tempo libero” dei bambini e dei ragazzi che hanno agende settimanali sempre più simili a quelle dei genitori134. Tuttavia, tempo e gioco libero sono un’occasione unica per esercitare le life skills e mettersi alla prova nelle relazioni sociali; questa mancanza può essere origine di ansia, depressione e altre gravi sofferenze135 non solo psicologiche.

Il tempo libero è sempre più un tempo residuale, difficile da gestire in autonomia, se si esclude lo spazio virtuale on line che per molti bambini e adolescenti è diventato il nuovo cortile, tanto per la mancanza di possibilità di muoversi in autonomia, quanto per la difficoltà ad usufruire degli spazi pubblici e ad accedere all’ambiente naturale. Fattori a cui si devono aggiungere il costo economico e le barriere, architettoniche e culturali, che rendono molti tipi di esperienze non accessibili a tutti.

In più parti, infine, il Commento Generale richiama gli Stati al dovere di pianificare e attuare interventi di legislazione e pianificazione che tutelino, promuovano e favoriscano i diritti sanciti nell’articolo 31 attraverso azioni significative a livello nazionale e per tutta la popolazione, indipendentemente da fattori personali, sociali o di altro genere.

Una interessante riflessione sugli strumenti per e sulla progettazione degli spazi per il tempo libero è offerta all’interno del “Manuale di programmazione e progettazione dei servizi per le nuove generazioni” curato dall’Istituto degli Innocenti, che include anche un capitolo dedicato al tempo libero e alla cultura ludica. Qui come spazi pubblici per il gioco e le attività ricreative vengono citate anche Ludoteche, LudoBus, Biblioteche, Musei, Mostre e altri luoghi di cultura con un’attenzione particolare all’aspetto della partecipazione attiva dei soggetti di minore età. Come strumento per realizzare spazi e progetti che favoriscono i diritti all’articolo 31 viene proposta come modello “la sfida dell’Amministrazione Condivisa e dei Patti di Collaborazione: per una gestione partecipata dei beni comuni” che sembra superare la logica dell’intervento dall’alto in un percorso capace di attivare più soggetti nella realizzazione di un obiettivo comune che favorisce la crescita del capitale sociale e, in conseguenza del benessere generale.


Pertanto, il Gruppo CRC raccomanda:
1. Agli Enti Locali di valorizzare gli spazi pubblici e a libero accesso dedicati al gioco e al tempo libero, così come suggerito anche dall’Autorità
Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza;
2. All’Istat di programmare una raccolta dati sul “gioco” nelle sue diverse forme ed espressioni con particolare attenzione ai tempi per il “gioco libero” e con un campione rappresentativo della popolazione minorile;
3. All’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e al Dipartimento per le politiche della famiglia di promuovere la conoscenza dell’articolo 31 della CRC e del Commento generale n.17 tra genitori, caregivers ed adulti con responsabilità educative e politiche decisionali.


Tratto dal 13° Rapporto del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, una rete a cui aderiscono oltre cento realtà sociali (tra cui Antigone, Cnca, Save the children). Titolo originale del paragrafo: “Diritto al gioco”

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