Sin di Pittelli (La Spezia)- Relazione

Da indagine di associazione di La Spezia “Poseidonia” a sua volta basata su altri attori ambientali.

Nome Pitelli
Regione Liguria
Legge istitutiva Legge 426/98
Norma perimetrazione Decreto 10 gennaio 2000
Superficie
Terra 338 ha
Mare 1571 ha
Tipologia impianti chimico, centrale elettrica, area portuale,
amianto, discarica
Denominazione impianti Enel, Oto Breda, PBO, Pertusola
Discarica
Tipo rifiuti urbani speciali e pericolosi, rifiuti
industriali
Autorizzato Ruffino-IPODEC
Abusivo area “Tiro al Piattello” e “Campetto” (rifiuti
industriali)
Comparto e contaminanti
Suolo metalli (piombo, rame, cadmio, cromo, nichel,
arsenico, zinco, mercurio), idrocarburi, PCB,
IPA, amianto
Sottosuolo metalli (piombo, rame, cadmio, cromo, nichel,
arsenico, zinco, mercurio), idrocarburi, PCB,
IPA, amianto
Acque di falda selenio, mercurio, cloroformio, solfati, oli
minerali, MTBE
Sedimenti metalli (mercurio, rame, piombo, zinco), IPA
(indenopirene), PCB, idrocarburi pesanti
Aria NO2, benzene, polveri fini
Scheda tratta da S.E.N.T.I.E.R.I. E&P 2011, 35 (5-6) settembre-dicembre Suppl. 4
Perimetrazione parte terrestreDa ICRAM: PROGETTO PRELIMINARE DI BONIFICA DELL’AREA MARINA INCLUSA NELLA
PERIMETRAZIONE DEL SITO DI BONIFICA DI INTERESSE NAZIONALE DI PITELLICentrale Enel
Discarica Pitelli
Fonderia di piombo della Pertusola (foto dei primi anni del ‘900)

Il legame con il traffico illecito dei rifiuti
Nata nel 1979 per lo smaltimento di rifiuti inerti, in un’area demaniale, sottoposta
peraltro a vincoli paesaggistici, la discarica di Pitelli si e` sviluppata oltre misura
accogliendo nel tempo rifiuti di ogni tipologia (tra cui alcuni di forte pericolosità). La
legittimazione ad operare proviene alla discarica da autorizzazioni non del tutto
trasparenti, che hanno offerto il fianco a letture di dubbia interpretazione ed a sospetti di connivenze tra il gestore della discarica, pubblici amministratori e gli organi di controllo.
Si e` gia` fatto cenno che il « caso » Pitelli e` venuto alla luce grazie ad un’inchiesta
della procura di Asti e che si e` via via delineato con il contributo di informazioni
fornite alla magistratura, ed agli organi di polizia giudiziaria, dal comitato di difesa di
Pitelli, dalle associazioni ambientaliste (Legambiente, WWF) ed anche da alcune
interrogazioni parlamentari. (Commissione Parlamentare sul traffico dei rifiuti, XIII
Legislatura, Doc XXIII, n. 13)
L’inquinamento ed il danno ambientale nell’area di Pitelli ruotano principalmente
intorno alla storia della discarica, composta da ben quattro invasi che si sono
sovrapposti nel corso del tempo, e dove, a partire dalla fine degli anni settanta, è
stata “autorizzata” l’attività di interramento di materiali inerti ed industriali.
La vicenda della discarica di Pitelli è strettamente legata a quella del traffico illecito di
rifiuti. Su questa vicenda indagava l’Ufficiale della Capitaneria di Porto di Reggio
Calabria, Natale De Grazia, ucciso il 13 dicembre 1995 durante il viaggio per La Spezia
dove andava ad indagare sulle “navi a perdere”, le carrette cariche di rifiuti affondate
nel Mediterraneo per interesse. Il pentito Carmine Schiavone, la cui confessione è
rimasta secretata per 16 anni ed è stata resa pubblica solo nell’ottobre del 2013,
dichiara alla Commissione Parlamentare che la vicenda del traffico dei rifiuti interessò il clan dei Casalesi alla fine degli anni ‘80.

Racconta che in Campania durante la
costruzione di opere pubbliche, per esempio superstrade, venivano interrati in
profonde buche, che arrivavano fino alla falda acquifera, rifiuti tossici di ogni tipo
provenienti dall’Italia del nord e dall’Europa. Schiavone parla di navi affondate nel
Mediterraneo, di carichi, di camion che transitavano anche per Spezia e qualcuno lì si
fermava.
La vicenda giudiziaria
Il sito di Pitelli è stato oggetto di indagini giudiziarie, da parte della Procura di Asti
prima e di La Spezia poi, già dal 1994. I fascicoli aperti dal procuratore di Asti, Tarditi,
vennero presi in carico nel ‘97 dal procuratore Franz della Spezia che continuò le
indagini. Dai dati raccolti dai periti su incarico della Procura della Repubblica
risultarono diversi smaltimenti illegali di rifiuti anche pericolosi, compresi amianto e
diossina.

Furono interrati nella discarica rifiuti della Union Carbide Unisil SpA Termoli,
rifiuti provenienti dall’industria farmaceutica, fanghi, ceneri e scorie contenenti metalli pesanti e rifiuti derivanti dalla demolizione di auto. Le indagini della procura, che nel frattempo si era attivata grazie anche alla mobilitazione di Legambiente e di altre associazioni e comitati locali, hanno portato alla luce terreni impregnati di sostanze di natura petrolifera, catramosa, morchie, liquami refrigeranti, fusti integri e rovinati di oli lubrificanti.
Dalle indagini sono emerse criticità nella matrice suolo dovute a metalli pesanti
(piombo, zinco, argento, cadmio) ed IPA; i sedimenti a mare sono risultati invece
interessati sia dai metalli pesanti che da composti organostannici, e secondariamente
dagli IPA, dagli idrocarburi pesanti e dai Policlorobifenili (PBC).
Il 10 ottobre 2001, dopo anni di lotte da parte dei cittadini e di indagini delle Procure
di Asti e La Spezia, fu depositata presso gli uffici del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale spezzino, la richiesta di rinvio a giudizio per 34 imputati, tra imprenditori, amministratori e funzionari pubblici per vari reati legati alla “gestione”delle discariche di Pitelli e delle aree limitrofe.

I reati contestati erano impressionanti per numero e gravità: disastro doloso, avvelenamento di acque e sostanze alimentari, violazioni della normativa sullo smaltimento dei rifiuti, corruzione per un atto d’ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, abuso d’ufficio, falsità ideologica del pubblico ufficiale in atti pubblici, soppressione, distruzione e occultamento di atti veri in relazione al reato di falsità in scrittura privata, oltre che per aver indotto altri in errore con il proprio inganno.
La vicenda, cominciata nel 1976 con l’apertura delle discariche, ha il suo triste epilogo
nel 2011, quando vennero assolti in primo grado gli imputati rimasti, 11 sugli 82
iniziali, nel procedimento penale cominciato 14 anni prima: quasi tutti i reati erano
ormai caduti in prescrizione, l’unico rimasto era il reato di disastro ambientale che lo
stesso Procuratore Franz, in una audizione presso la Commissione Parlamentare,
aveva dichiarato “particolarmente problematico” da applicare a Pitelli. Gli imputati
rimasti vengono quindi assolti o perché “il fatto non sussiste” o perché il reato era
stato prescritto. Tra le motivazioni della sentenza è anche scritto che non è stato
perpetrato un disastro ambientale ma “solo” uno scempio ambientale. I giudici
scrivono anche che il disastro presuppone che “l’ecosistema sia stato non solo
inquinato, o comunque pregiudicato nelle sue caratteristiche, ma che lo sia al punto di determinare un rischio concreto e diffuso di danni alla vita e alla salute della
popolazione”. Questa dichiarazione rende ancora più clamorosa la mancanza di
un’indagine epidemiologica mirata a capire se in quell’area si morisse di più rispetto a
quel che avveniva nelle aree in cui non c’erano veleni. Già il procuratore di Asti non
capiva come mai non si facessero indagini sulle possibili conseguenze di diossina e
rifiuti radioattivi. In audizione parlamentare si dichiarava perplesso perché l’unico test fatto a Pitelli era quello sugli eczemi alla pelle, e non sui tumori.
Nel 2015 la Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al
ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati scrive nella Relazione
Territoriale sulla Regione Liguria di aver audito il Procuratore della Repubblica della
Spezia e il sostituto procuratore che aveva sostenuto l’accusa nel processo: entrambi
hanno messo in evidenza come il risultato sia stato condizionato dalla scelta di una
strategia processuale rivelatasi non produttiva, cioè quella di tentare un unico
maxiprocesso per tutte le vicende, strategia che ha portato alla prescrizione di tutti i
reati ambientali e anche per i fatti di corruzione lasciando in essere solo le accuse di
disastro ambientale, per di più di natura dolosa.
Conclude amaramente la commissione: L’amministrazione locale è dunque fortemente orientata alla chiusura della vicenda del sito di Pitelli « che – nelle parole del sindaco – sta caratterizzando e marchiando da troppi decenni questo territorio » e che egli arriva a qualificare come « una crudeltà sociale e politica che nessun territorio può sopportare ».

Tuttavia va osservato che il quadro che emerge dalle note ARPAL di
aggiornamento della situazione al 22 ottobre 2015, acquisite dalla Commissione, è
connotato dall’incompiutezza della gran parte delle attività finalizzate alla possibile
restituzione integrale del sito ad usi legittimi, sinora avvenuta solo per alcune aree.
Da S.I.N. a S.I.R.
Dall’entrata in vigore del decreto dell’ 11/01/2013 il SIN di Pitelli è stato
“declassificato” passando a competenze regionali e non più statali. La bonifica
dell’area spetta quindi alla Regione Liguria che si assume tutti gli oneri di intervento.
Legambiente ha fatto ricorso al TAR contro questo provvedimento, ritenendo
illegittimo e infondato il decreto, anche perché nel caso di Pitelli sei principi sui sette
richiesti dall’art. 252 comma 2 del Codice dell’Ambiente sarebbero soddisfatti.

Il ricorso, che non faceva richiesta di sospensiva, è ancora in attesa di essere discusso
presso il TAR del Lazio.
Il Decreto che cancella il SIN viene accolto con grande soddisfazione dall’allora
Amministrazione Comunale: si supera la classificazione che per tanto tempo ha tenuto il golfo e parte del territorio con la collina di Pitelli prigionieri di procedure burocratico amministrative farraginose e inconcludenti, senza peraltro portare alcun beneficio sotto il profilo ambientale. (Dichiarazione dell’allora Sindaco Massimo Federici)
Il sito cambia nome, diventa SIR ma l’inquinamento certificato da ICRAM rimane.
Nella realtà dei fatti, se qualcosa era stato realizzato nella direzione della
caratterizzazione delle aree è stato fatto quando Pitelli era SIN, diventato SIR si è
tutto fermato.
Lo studio ICRAM prevedeva 4 scenari di intervento di bonifica secondo il livello di
inquinamento, la tipologia degli inquinanti e la loro profondità. Il costo previsto nel
2005 solo per la parte a mare andava da 201 milioni di euro per la bonifica minima a
563 milioni di euro per la bonifica integrale della rada della Spezia. Dopo due anni
dall’istituzione del SIR la Regione Liguria e il Comune della Spezia stanziarono 1,3
milioni di euro per la parte a terra, dirottando vecchi stanziamenti non utilizzati, e 3
milioni per l’area di Pertusola di cui solo 1,3 dalla Regione. Nulla per la parte a mare.
Il passaggio a SIR ha comportato la necessità di riportare ogni decisione al livello
locale impedendo così l’accesso ai finanziamenti nazionali, quadro aggravato anche
dall’incapacità di coinvolgere i privati nelle bonifiche.
Nuovi ritrovamenti
Nel 2015 gli agenti del Corpo Forestale dello Stato su mandato della Procura scoprono
14 fusti interrati in un’area denominata Campetto adiacente alla discarica di Pitelli,
area di proprietà dello stesso imprenditore, Orazio Duvia, finito al centro dell’inchiesta della procura di Asti e poi della Spezia. Viene quindi riaperto il fascicolo della discarica e si cerca di fare luce sulle piste più inquietanti, come l’interramento di rifiuti militari e di armamenti (vengono rinvenuti sacchi che riportano la dicitura Esercito Italiano) e su alcuni fusti che potrebbero contenere parte della diossina proveniente dall’area di Seveso.
Le (non) bonifiche
La provincia della Spezia per il SIN di Pitelli ha emesso 5 certificati di avvenuta
bonifica relativamente alle seguenti zone:
– specchio acqueo in concessione ai cantieri navali Beconcini srl
– specchio acqueo in concessione ai cantieri navali Baglietto
– fondali antistanti terminale Ravano
– specchio acqueo in concessione a ITN Industrie Turistiche Nautiche SpA interessato
da costruzione porticciolo Mirabello (53 quadranti su 63)
– specchio acqueo interessato dalla costruzione della banchina Thaon di Revel e
realizzazione della passerella pedonale di collegamento con il porto Mirabello
Queste zone rappresentano una percentuale minima dell’intero sito caratterizzato dal
Progetto preliminare di bonifica dell’ICRAM, Progetto che, ricordiamo, è attuativo del Decreto Ministeriale che ha istituito e perimetrato il sito e che ha carattere
prescrittivo.

La caratterizzazione della parte a mare del sito e il Progetto ammettevano
la possibilità di interventi in momenti diversi ma dando la priorità a quelle aree in cui
gli alti livelli di contaminazione dei sedimenti avrebbero potuto determinare situazioni di rischio sanitario e ambientale. Invece nel golfo sono state bonificate solo alcune zone perché utili a interventi privati o portuali. In altre aree, per interventi in ambito portuale, finalizzati alla necessità di avere una maggiore profondità del fondale per poter fare manovrare e far attraccare portacontainers sempre più grandi, sono stati effettuati dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure orientale, di seguito AP, dragaggi, non bonifiche, che nelle modalità di esecuzione non hanno tenuto in nessun conto le prescrizioni ICRAM.
Il primo dragaggio effettuato al molo Garibaldi nel 2015 interessò un’area in testa al
molo e ai lati, in zona rossa nelle mappe ICRAM cioè tra quelle più inquinate. Il
dragaggio previsto nel capitolato di appalto prevedeva di arrivare fino a -11 metri. Le
concentrazioni di contaminanti nei primi 50 cm sono elevatissime nelle aree rosse:
mercurio, piombo, zinco, composti organostannici,rame, cadmio, idrocarburi pesanti, stagno, cobalto. Per questo motivo ICRAM raccomandava specifiche modalità di controllo delle attività di dragaggio per prevenire aumenti della torbidità e dispersione dei contaminanti che avrebbero potuto interessare, danneggiandoli, gli impianti di mitilicoltura e di itticoltura nonché alterare biocenosi sensibili.

Per realizzare il dragaggio si doveva circoscrivere il campo con panne galleggianti speciali ancorate al fondo con cavi in acciaio. Le panne dovevano essere spostate all’occorrenza, per l’arrivo per esempio di portacontainers, e in questo caso i lavori dovevano essere fermati. Lo scopo dichiarato della circoscrizione del campo di lavoro era minimizzare la perdita di materiale evitando la dispersione di contaminanti e la torbidità.
Si verificò una forte moria di mitili (muscoli in spezzino). Legambiente con il supporto del giurista Marco Grondacci e dell’avvocato Valentina Antonini, sostenendo le contestazioni dei mitilicoltori presentò un esposto in relazione alle violazioni del dragaggio e alla omessa bonifica. Secondo tali contestazioni molte delle prescrizioni che erano nel capitolato di appalto non erano state rispettate, vennero esibiti anche filmati a sostegno di queste tesi e una perizia che dimostrava la correlazione tra le violazioni delle prescrizioni di dragaggio e l’impatto dei fanghi sui muscoli, causa della moria diffusa.

L’esposto metteva anche in evidenza, oltre le bonifiche effettuate,
parziali e insufficienti, e la incompleta caratterizzazione del Sito, soprattutto nelle aree militari, come permanesse un potenziale rischio sanitario e ambientale accentuato proprio dai dragaggi.

Si configuravano i reati di bonifica non in conformità, disastro
ambientale e, soprattutto, quello di omessa bonifica introdotto con l’articolo 452 nel
Codice Penale. Dopo un sequestro del cantiere da parte del Tribunale, un dissequestro da parte della Commissione del riesame, la decisione finale spettò alla Cassazione che annullò l’ordinanza di dissequestro ed emise una sentenza esemplare sotto molti punti di vista.

La Cassazione riconobbe la violazione reiterata e sistematica delle prescrizioni
date per l’attività di dragaggio, violazioni avvenute in aree del Golfo dove maggiore
era (ed è ancora) la presenza di rilevanti inquinanti, pericolosi per la salute e per
l’ambiente, violazioni avvenute nella piena consapevolezza sia della ditta che degli enti preposti al controllo.

Scrive la Cassazione che le attività di controllo e monitoraggio
erano concordate con la ditta, non per garantire il rispetto delle prescrizioni ma per
garantire che dalle violazioni non derivassero sanzioni per la ditta che avrebbero
potuto ritardare i tempi del dragaggio.
Nel maggio 2021 il GUP del Tribunale spezzino decise il non luogo a procedere per gli imputati rimasti a processo, quelli della ditta esecutrice dei lavori, mentre i
rappresentanti dell’AP erano già stati esclusi. La sentenza emessa non teneva conto
della sentenza della Cassazione sulla vicenda del sequestro del cantiere. La sentenza
del GUP riconosceva che c’erano stati sversamenti, che erano avvenuti per
responsabilità di chi gestiva il cantiere, ma che erano stati solo 3, troppo pochi per
realizzare la fattispecie del reato di inquinamento ambientale.
Sempre nel 2021 l’AP presenta un progetto di dragaggio per realizzare il Terzo Bacino
del porto commerciale. Si devono dragare oltre 1 milione di m3 di fanghi, molti dei
quali potrebbero essere reimmessi in mare, al largo, spalmati sul fondo mediante
lunghe tubazioni. Il Sito di Pitelli era già stato declassificato a sito regionale e la nuova
normativa applicabile permette i dragaggi senza una preventiva bonifica. Questo
nonostante nell’area vasta considerata dal punto di escavo al punto di immersione ci

siano Aree Protette e Siti Habitat, il Parco Naturale Regionale di Porto Venere, la Zona
Speciale di Conservazione Isola Palmaria, l’Area di Tutela Marina che comprende un
SIC marino, un Sito Unesco e il Santuario dei cetacei.
Per tutti questi motivi si è creata una forte opposizione di cittadini, associazioni e
movimenti che si oppongono allo sversamento in mare di fanghi provenienti da un Sito che, anche se non più nazionale, è tuttora da bonificare.
La situazione sanitaria fotografata da ARPAL e dai Rapporti S.E.N.T.I.E.R.I.
ARPAL dichiara per l’area abitata del sito di Pitelli un rischio sanitario per sostanze
cancerogene e in alcuni punti anche per sostanze tossiche. Una sub-area in particolare
è risultata contaminata in maniera diffusa e omogenea su tutta la superficie con un
rischio nettamente superiore al valore di soglia consentito, e per questa area ARPAL
ritiene necessaria l’elaborazione di un progetto di bonifica esteso anche alle aree
esterne al sito ma morfologicamente contigue e pertinenti al lotto medesimo.
Il sesto rapporto S.E.N.T.I.E.R.I. pubblicato all’inizio del 2023 fa una approfondita
disamina delle cause di mortalità e di ricovero nel sito di Pitelli. In entrambi i generi è
in eccesso la mortalità per i tumori dello stomaco e della vescica, per i linfomi non
Hodgkin e per le malattie respiratorie nel loro complesso. L’ospedalizzazione è in
eccesso per tutte le cause in entrambi i generi, tra i maschi è in eccesso il numero di
ricoveri per asbestosi.

Nell’età pediatrica-adolescenziale-giovanile l’ospedalizzazione è
in eccesso per tutte le cause naturali. In età pediatrica-adolescenziale (0-19 anni) si
rilevano eccessi per linfomi non Hodgkin tra i maschi, di infezioni acute delle vie
respiratorie e di malattie dell’apparato digerente sui due generi. Tra i giovani adulti
(20-29 anni) si riscontra un eccesso di ricoveri per malattie cardiocircolatorie, per i
tumori del tessuto linfoematopoietico, in particolare i linfomi tra i quali emerge
l’eccesso del linfoma di Hodgkin sui due generi ma maggiormente sulle femmine. Per
tutte le età viene viene confermato l’eccesso delle malattie correlate ad amianto, la
mortalità per mesoteliomi totali e per mesoteliomi pleurici; l’ospedalizzazione per i
tumori maligni della pleura sono in eccesso in entrambi i generi. Il tumore ovarico è in
eccesso come causa di decesso e il tumore maligno del polmone è in eccesso nella
popolazione maschile. In generale vengono segnalate le malattie respiratorie così
come le malattie ischemiche del cuore in eccesso sia come causa di decesso che come
diagnosi principale di ricovero.
Il sesto rapporto del gennaio 2023 chiude il capitolo dedicato a Pitelli con queste
parole: Gli eccessi di rischio rilevati suggeriscono la necessità di proseguire l’attività di
sorveglianza epidemiologica e lo svolgimento di approfondimenti di ricerca anche in
riferimento alle sotto-popolazioni pediatrico-adolescenziali e giovanili, avvalendosi dei
dati di incidenza dei tumori.
Il sito oggi
All’interno della perimetrazione del Sito di Pitelli hanno insistito, ed ancora insistono,
discariche, attività artigianali e industriali, presidi militari, aree agricole e residenziali;
nel tratto costiero insistono il porto commerciale, la stazione crocieristica, attività di
cantieri navali, porticcioli turistici, terminal petroliferi e il rigassiicatore di Panigaglia. I
presidi militari ovviamente avevano e hanno al loro interno tutta una serie di
infrastrutture come i depositi di idrocarburi, magazzini, polveriere e altri impianti.

Il rigassificatore di Panigaglia nel Sito di Pitelli
Il rigassificatore della GNL Italia si trova nella baia di Panigaglia, costa ovest del Golfo,
non è interessato dalla perimetrazione a terra del Sito ma tutta la baia è in zona rossa
come si vede dalla mappa di pag 3.
I fondali della baia, caratterizzati nel Progetto di bonifica redatto dall’ICRAM, sono
composti da pelite molto sabbiosa con percentuali di sabbia comprese tra il 30% e il
70%. Le risultanze analitiche derivanti dalla realizzazione del piano di
caratterizzazione hanno evidenziato all’interno della Rada del Porto della Spezia una
forte contaminazione, dovuta principalmente a metalli pesanti ed elementi in tracce e a composti organostannici, e secondariamente ad idrocarburi policiclici aromatici,
idrocarburi pesanti e policlorobifenili.
Il maggior grado di contaminazione e la sua maggiore estensione si rileva nei primi
70-100 cm. In particolare, nei primi 50 cm di spessore vi sono zone, tra le quali
Panigaglia, in cui le concentrazioni dei contaminanti raggiungono livelli estremamente elevati.

Sono stati trovati nella baia mercurio, piombo, zinco, rame, cadmio,
Idrocarburi Policiclici Aromatici, stagno e cobalto con concentrazioni molto alte. In
particolare a Panigaglia, nel primo metro, in prossimità del pontile, è stata rilevata la
presenza diffusa di idrocarburi pesanti con concentrazioni estremamente elevate,
anche superiori al 90%.
Nelle sue conclusioni ICRAM identifica l’area di Panigaglia come un’area la cui
contaminazione risulta particolarmente critica.
In quest’area in cui, ripetiamo, non è mai stata fatta nessuna bonifica, sono previsti
lavori di ampliamento del pontile secondario con relativo riempimento di specchio
acqueo, realizzato mediante infissione di pali in un’area di mare interna al S.I.R.
Pitelli, per permettere l’accosto del Ro-Ro che trasporterà le autocisterne cariche di
GNL attraverso il golfo.
In quest’area arrivano e partono metaniere che, aiutate dai rimorchiatori, attraccano
al pontile principale per scaricare il GNL (nel progetto presentato al Ministero e per il
quale non è stato ritenuto necessario avviare un procedimento di VIA ordinaria, sarà
possibile anche il processo inverso, cioè caricamento su piccole metaniere di GNL
prelevato dai serbatoi). La Capitaneria di porto ha stabilito che i rimorchiatori debbano essere 4 all’arrivo e almeno 2 alla partenza, rimorchiatori che con le loro potenti eliche, unite a quella della nave gasiera, rimescolano il fondale facendo affiorare sedimenti visibili anche da lontano.
La foto seguente mostra una metaniera in fase d’attracco


Fonti:
Sondra Coggio. Il Golfo dei veleni. La Spezia e il traffico internazionale dei rifiuti.

La Spezia 2013
Atti della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse. XIII Legislatura. Relazione sulla Liguria e sul Piemonte. Luglio 1998
Atti della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati. XVII legislatura. Relazione territoriale sulla Regione Liguria. Ottobre 2015
ICRAM. Progetto preliminare di bonifica dell’area marina inclusa nella perimetrazione del Sito di Interesse Nazionale di Pitelli. Marzo 2005
Marco Grondacci. Note di Marco Grondacci, http://notedimarcogrondacci.blogspot.com/
post con etichetta Sito di bonifica di Pitelli, Dragaggi, Bonifiche
Legambiente. Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà? Roma 2014
S.E.N.T.I.E.R.I. E&P 2011, 35 (5-6) settembre-dicembre Suppl. 4
S.E.N.T.I.E.R.I. E&P 2023, 47 (1-2) gennaio-aprile Suppl. 1

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