TRASPORTO MERCI SU STRADA

Dal rapporto annuale dell’ANFIA

Analisi economico-statistica delle potenzialità e criticità di un

settore strategico per lo sviluppo sostenibile fatto dalla ANFIA

Il lavoro, attraverso i diversi capitoli che lo compongono, descrive alcune realtà di fondamentale importanza:

‐ Capitolo 1: l’analisi dello scenario internazionale degli scambi di beni e servizi e del ruolo della strada, passando dalla mobilità globale al trasporto merci in UE27, fino allo scenario Italiano, mette in evidenza come le economie avanzate mantengano abbondantemente la leadership in termini di esportazioni: l’area Euro rappresenta ¼ del valore mondiale di volumi esportati, mentre l’Italia mantiene l’ottava posizione come paese esportatore. Le esportazioni italiane sono cresciute dell’11,4%nel 2011 e del 4,2% nei primi 11 mesi 2012, con un saldo commerciale attivo di 8,9 miliardi di euro (che sale a 67,2 miliardi escludendo i prodotti energetici, in disavanzo per 58,3 miliardi). Nel frattempo, il traffico europeo delle merci, in termini di volumi trasportati (t/km) e in rapporto alla popolazione, ha visto il proprio baricentro spostarsi verso oriente (Polonia, Repubbliche Baltiche, Repubblica Ceca, Slovenia). In questo scenario, l’Italia, per sua marginalità geografica e per le caratteristiche strutturali del suo sistema di trasporti, rischia di non reggere la concorrenza sul mercato europeo, e di essere tagliata fuori dalla crescita e dallo sviluppo.

‐ Capitolo 2: il focus sull’andamento dell’industria automotive nell’economia mondiale, europea e nazionale, descritto attraverso i dati di produzione e di mercato dei veicoli commerciali e industriali, ha messo in evidenza alcuni importanti elementi, che contraddistinguono il nostro Paese rispetto a quanto sta accadendo nel resto del mondo. A livello globale, sono stati prodotti, nel solo 2011, 19,78 milioni di veicoli commerciali e industriali, il 4,2% in più rispetto ai livelli del 2010. Le aree geografiche in recupero sono il Nafta, l’Europa e il Sud America. E’ in calo l’Asia: la Cina, tuttavia, pur con volumi in flessione, rimane il maggior paese produttore mondiale di autocarri medi-pesanti, con una quota del 46% su 4,17 milioni di autocarri prodotti nel 2011. Il mercato rispecchia, in parte, i risultati della produzione, ma l’Europa e, soprattutto, l’Italia, registrano una contrazione molto forte dei volumi di vendita. In Italia, il2012 ha visto un calo del 32% per il mercato dei veicoli commerciali leggeri, e del 30% per quello degli autocarri medi-pesanti, con gravi conseguenze per l’industria automotive nazionale.

‐ Capitolo 3: l’analisi dell’evoluzione del parco autocarri (veicoli commerciali fino a

3.500 kg, autocarri > 3.500 kg, rimorchi e semirimorchi > 3.500 kg) e di caratteristiche del parco circolante quali l’anzianità dei veicoli e le dotazioni di sicurezza e ambientali degli stessi, mettono in evidenza quanto il parco italiano sia ancora lontano dagli obiettivi europei di efficienza e sicurezza. Il passaggio a trasporti con emissioni carboniche ridotte e più efficienti dal punto di vista energetico dipenderà dalle nuove tecnologie, come quelle dei motori ibridi ed elettrici, nonché dallo sviluppo di soluzioni di trasporto urbano e intermodale più efficienti, ma soprattutto dalla sostituzione dei veicoli con oltre 20 anni di anzianità con veicoli più moderni. Tuttavia, in assenza di misure di supporto finanziario a chi investe in veicoli nuovi ed efficienti, attraverso strumenti che vadano nella direzione della piena applicazione del principio “chi inquina di più, paga di più”, il raggiungimento di questi obiettivi rischia di restare lettera morta.

‐ Capitolo 4: il capitolo dedicato alla mobilità e sicurezza, con elementi di analisi della

rete stradale in Europa, della rete stradale e autostradale in Italia e degli incidenti stradali, orienta l’attenzione verso le linee guida della Commissione europea per una mobilità più sicura, e verso l’obiettivo, che l’UE si è data, del dimezzamento delle vittime da incidenti stradali entro il 2020, e delle “zero vittime” entro il 2050. Ad oggi, i risultati, seppur in miglioramento continuo, appaiono ancora insufficienti per raggiungere gli elevati obiettivi comunitari. L’industria automotive, dal canto suo, può contribuire con interventi volti a migliorare la sicurezza dei veicoli: strumentazione di bordo per sicurezza veicolo e conducente; efficienza del veicolo (pneumatici, dispositivi di illuminazione, sistemi di frenatura, etc.); ITS (gestione del traffico,gestione del flusso delle merci “end to end”, tutela conducenti e pedoni, aziende e merci, dagli attacchi criminali).

VI

Tuttavia, se non si vogliono mancare gli obiettivi individuati sui temi della sicurezza, serve un approccio integrato, che coinvolga direttamente anche gli utenti della strada e i gestori delle infrastrutture.

‐ Capitolo 5: la descrizione del contesto mondiale e nazionale dell’efficienza logistica, nel quale, secondo il monitoraggio internazionale effettuato dalla Banca Mondiale, l’Italia si posiziona al 24° posto della classifica (Logistic Performance Index), dopo tutte le più importanti economie europee e internazionali, sottolinea quel quadro a tinte fosche che rappresenta il nostro sistema dei trasporti e della logistica. Le priorità nazionali per efficientare la logistica italiana sono molte. Come evidenziato, anche recentemente, da diversi studi e analisi di settore, commissionati sia da privati che dalla P.A. (a partire dal Piano della Logistica nelle sue diverse edizioni), è divenuto urgente e prioritario intervenire su questo fronte, tramite investimenti pubblici e privati, per migliorare la scarsa efficienza logistica del Sistema Paese, per il potenziamento delle infrastrutture e delle piattaforme logistiche verso l’Europa e verso l’Africa e,non ultimo, per una radicale riorganizzazione del sistema delle imprese che operano in questo settore.

Ricette di sviluppo per il sistema del trasporto merci italiano

Le mutate condizioni del contesto mondiale ed europeo tracciato dai capitoli di questo lavoro, mettono in evidenza l’urgenza di centrare i seguenti importanti obiettivi, per garantire un sistema di trasporto merci italiano efficiente e competitivo:

accrescere la competitività delle imprese di trasporto e dei loro servizi per reggere la concorrenza del mercato europeo;

favorire l’aumento del mercato potenziale dei veicoli industriali italiani in Italia e nel mondo;

svecchiare il parco circolante italiano e ridurre l’impatto ambientale dei veicoli;

aumentare la sicurezza sulle strade e ridurre drasticamente il numero degli

incidenti stradali;

accrescere l’efficienza logistica del sistema Paese e potenziare le infrastrutture.

Come raggiungere questi 5 obiettivi? Di seguito le ricette suggerite, che, se applicate in un quadro

unitario e programmatico di interventi, possono contribuire a superare l’emergenza economica e sociale in cui si trova oggi il settore.

 Accrescere la competitività delle aziende di autotrasporto: o diffondere una logica gestionale di tipo manageriale all’interno delle aziende, in funzione di coefficienti di produttività e di una programmazione degli investimenti dei beni strumentali (turnover dei veicoli circa ogni sei anni, manutenzione tesa al rispetto dei parametri di sicurezza del trasporto e dell’impatto ambientale), incentivando la professionalità dei dipendenti.

o Attenzione al mercato, che si concretizza in investimenti nell’ambito commerciale,

con l’apertura di sedi periferiche, e la creazione di joint-ventures, unitamente a un buon livello di servizi e a corrette politiche tariffarie.

o Accrescere la dimensione delle imprese, tramite incentivazione a forme di

aggregazione delle imprese oggi esistenti: occorre mettere in atto una ristrutturazione

del settore attraverso incentivi tesi a sconfiggere l’individualismo e a favore della

concentrazione delle piccole imprese.Ad esempio, favorendo la nascita di

cooperative/consorzi/reti di imprese per gestire ed offrire servizi di trasporto,

prevedendo significativi interventi di agevolazione, specie sotto il profilo finanziario.

Incentivi normativi all’aggregazione delle imprese consentirebbero di combattere

l’eccessiva polverizzazione/subsezione/conto proprio del settore dell’autotrasporto.

o Valutare gli effetti dell’eliminazione della differenziazione tra trasporto in conto

proprio e in conto terzi, come accaduto nel Regno Unito fin dal 1968

VII

 Accrescere la domanda potenziale di veicoli italiani in Italia e nel mondo:

o creare integrazioni tra costruttori di rimorchi e semirimorchi, con la creazione di poli

unici di ricerca e produzione destinati allo sviluppo di veicoli innovativi e alla

specializzazione degli allestimenti (come già fatto, ad esempio, nel settore dei veicoli

industriali, da Volkswagen, MAN e Scania, protagonisti di un’integrazione finalizzata

all’ottimizzazione dei costi di progettazione e costruzione, per costituire un competitor d’eccellenza nei confronti di Daimler e Volvo, e per superare il calo delle vendite di veicoli commerciali e industriali che si stava profilando a livello europeo).

o Promuovere opportunità di conquista dinuovi mercati attraverso un’offerta

diversificata, ritagliata sulle caratteristiche di ogniPaese: rete di assistenza, modelli e

servizi low-cost; internazionalizzazione delle imprese che hanno grandi competenze

tecnologiche sotto il profilo della sicurezza, efficienza, comfort, rispetto ambientale.

 Attuare politiche di rinnovo del parco circolante volte ad accrescere l’efficienza ambientale:

o forme di incentivazione all’acquisto di veicoli: revisione della normativa europea sugli Aiuti di Stato, che oggi penalizza il settore dei trasporti, impedendo forme

di incentivazione all’acquisto dei veicoli (normativa de minimis). La strategia europea di efficienza ambientale e sicurezza stradale viene oggi smentita dall’assenza di misure consentite a supporto dello svecchiamento del parco veicoli.

o Facilitazione de l l’ accesso al credito e d el le concessioni di garanzie; defiscalizzazione degli utili reinvestiti per investimenti in nuovi veicoli.

o Forme indirette di rinnovo del parco che premino chi investe in veicoli nuovi, più

efficienti e sicuri, e riducano i costi d’esercizio dei veicoli, nella direzione della piena

applicazione dei principi “chi inquina paga” e “chi utilizza paga”:

 Pedaggi autostradali differenziati per categoria Euro/dotazioni di sicurezza

 Rimborso gasolio differenziato per categoria Euro/dotazioni di sicurezza

 Premi assicurativi differenziati per dotazioni di sistemi di sicurezza e controllo

(ITS)

 Migliorare i livelli di sicurezza stradale:

o sicurezza dei veicoli: azioni volte ad assicurare un’armonizzazione e

rafforzamento progressivi delle norme sul controllo tecnico e dei controlli su strada;

o promozione dell’uso delle moderne tecnologie – come i sistemi di trasporto intelligenti

– per migliorare la sicurezza stradale. L’efficacia e la tempestività dei soccorsi

saranno migliorate con l’adozione del sistema paneuropeo di chiamata di emergenza

montato sui veicoli «eCall», e dal miglioramento dei servizi di assistenza post-

incidente: istituzione di una strategia di azione globale in accordo con l’UE,

riguardante i feriti della strada e il primo soccorso, per ridurre l’impatto degli incidenti stradali.

 Accrescere l’efficienza logistica:

o accrescere la specializzazione delle imprese, contingentando il numero di quelle

che operano con pochi mezzi (cinque mezzi) e incentivando le restanti ad operare con ampie “flotte” altamente specializzate.

o Migliorare l’organizzazione del servizio: pochi viaggi a vuoto e alta velocità commerciale (circa 60 km/h contro gli attuali 40 km/h dell’Italia).

o Promuovere un’organizzazione capillare delle società di trasporto in conto terzi –

ben distribuite sul territorio e contigue alle aree produttive – assicurando la copertura sul territorio nazionale; pianificare lo smistamento delle merci con una diffusa e razionale presenza sul territorio di catene distributive, come magazzini e supermercati, favorendo un rapporto diretto tra produzione e consumo, realizzando alti livelli di efficienza.

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