Dunque anche in Abruzzo vince la Dx, anzi si rafforza con un nuovo mandato, ma con solo per il 52,87 % dei votanti, cioè la coalizione di dx vince con il 43% circa del totale votanti.
Quindi ha vinto (una beata cippa) il 48% dei NON votanti, non partecipando!


Come si può pensare ad una campagna elettorale costruita con gli ultimi due mesi e di fatto con l’assenza sostanziale della politica fra la gente nel tempo ad avere buoni risultati?
Una campagna elettorale basata sulla presunta qualità del rettore ipertitolato sul barbaro Marsiglio! In cui le domande sono interne al loro modo di associarsi senza interrogarsi su come mai con la loro “sacrosanta ragione” il 50 % degli elettori li ha snobbati tutti! Serve sicuramente chiedersi quale concetto di democrazia pensano sia necessario istituzionalmente se un solo personaggio potrebbe secondo questa coalizione “sinistra” fare la differenza senza rappresentanza sociale….
Niente di nuovo, il “campo largo” della Schleyn, con Renzi , Calenda, i Verdi ed il M5S che ormai sono come le “pateche” e si attaccano allo scoglio PD, in cerca di protezione dall’incapacità e dalla mancanza di coraggio . Soprattutto dal non avere una propria posizione autonoma e ben definita, discussa fra i militanti che restano senza possibilità di dialogo interno da 14 anni e a fare politica solo nei pochi consigli comunali o regionali.
Non stupiscono i Calenda-Renzi lobbisti da sempre e trasformisti a seconda delle esigenze.
Quando circa il 50% si astiene dal voto(cui vanno aggiunte schede nulle o non valide) la loro riflessione è fra campo largo piddino o altro da proporre come alleanza?
Non viene in mente che non hanno convinto semplicemente perché non ci hanno davvero provato in tutto il tempo di vita in Abruzzo, non negli ultimi mesi.
Comportamenti politici al chiuso, avvantaggiano di default chi, da sempre come la dx è permeata nei gangli importanti della burocrazia e della struttura istituzionale, confindustriale, della massoneria affaristica che conta, della comunicazione.
E’ la differenza fra chi il potere ce l’ha da tempo e ha permeato ogni minimo spazio e chi gira intorno inquieto, senza idee precise definite se non di conservarsi lì.
La politica fra la gente, per chi ha un progetto sociale vero, si fa continuamente fra la gente nelle piazze, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e ritrovo attraverso battaglie per raggiungere obiettivi specifici.
Chi vive giorno per giorno contro e non ha un percorso individuato, se non contrastare gli altri nemici, senza neppure crearsi strumenti di comunicazione validi ha già il risultato scritto, può solo sperare in uno scivolone nemico, uno scandalo forte, una posizione sbagliata e antipopolare da contrastare.
Questa destra (vedi indagati, condannati) a Roma e nelle liste è cresciuta anche fra scandali, corruzione e ruberie o spese di risorse insensate ed ha imparato a ricucire con i media dalla loro parte ogni errore. E governano ormai 14 regioni! Quindi l’agitare la morale dell’onestà non costituisce valore simbolico nel pragmatismo italiano.
Non stupitevi! Pensare che basta allearsi con l’orso piddino più grosso anche se diviso in correnti alla moda democristiana liberiste, dà vantaggio solo, appunto al PD, non per gli alleati che perdono tutti qualche punto (M5S al 7%).
Quanto l’impianto culturale e gli obiettivi del PD siano conformi o dentro una logica di liberismo da mantenere ad ogni costo fra guerre partecipate volentieri, alleanze militari tossiche, produzioni energetiche fossili, sanità privatizzata,ecc, senza una reale opposizione è evidente anche e soprattutto istituzionalmente.
Questo metodo di far politica NON PAGA elettoralmente e logora nel tempo le poche radici con l’unica opposizione di reale che c’è: movimenti e gruppi popolari di base che, per assurdo, dai partiti istituzionali sono considerati un peso fastidioso
Non fanno breccia i tentativi di Santoro che litiga con Unione popolare, la quale è in contrasto con Rifondazione mentre cercano, tutti seduti a tavolino, di costruire nuove invenzioni politiche che fanno ridere per l’inconsistenza, ma anche con la prosopopea arrogante di chi si sente migliore…
L’unità di intenti si conquista nella lotta e le leaderchip o lo sono di fatto o non lo sono.
Mille partitini rigorosamente nella tradizione di sinistra che ormai con la velocità di cambiamento temporale imposta dal capitalismo finanziario non adeguano analisi e conclusioni, fanno spezzatino elitario inutile, anzi dannoso per inconsistenza, anche se ognuno ha una quota di cose interessanti da dire e proporre, ma muore come un lago d’acqua nel desertoa poco a poco….
Il partito della rivoluzione sociale oggi NON C’E’, non perché lo proclamo io, ma di fatto. A chi è rimasto un po’ di senso del ridicolo deve smettere di autoconsiderarsi migliore, perché la realtà dice altro.
Tutta la questione è vista attraverso web conferenze o talk show per saltare l’ardita parte di conoscere e dialogare di persona, vecchio metodo, poco usato.
Serve umiltà e un altro inizio di percorso dai territori, dalle campagne, dai siti produttivi, per definire quale società serve e per chi ha senso battersi ricominciando a frequentare piazze e creare luoghi di aggregazione, tessere reti collettive di scopo, insomma ritornare all’asilo della storia senza avere il problema di chi deve guidare, ma costruire nel mare dei movimenti momenti di coesione e discussione da cui …forse, potrà uscire qualcosa di organizzato che oggi in queste condizioni NON C’E’.
La rappresentanza istituzionale non è data a chi oggi pensa e agisce in netta opposizione pragmatica al potere, deve essere ricreata senza fretta con un mix di fattore umano individuale di qualità e battaglie sociali nei territori per scardinare l’ordine costituito delle cose, su cui poi creare alleanze e formule politiche.
Gianni Gatti
Sv , 11/03/2024