LA DEMOCRAZIA DI MERCATO

Mentre Pierluigi Fagan scrive riflessioni critiche sul tema demo-crazia in attesa del suo secondo enunciato sul tema, con visione non tanto critica, ma propositiva, ritengo il tema alla base e per nulla scontato da approfondire in un pur limitato dibattito politico che oggi arranca e non risolve.

Per chi non avesse ancora letto la relazione di Fagan lascio qui link https://parolelibere.blog/2024/04/22/democrazia-o-barbarie-1-3-critica-della-democrazia-pervertita/

Siamo sviati, depistati ogni giorno dai mille problemi a cui dare risposte(vita, lavoro, ambiente,ecc) così si accettano “risposte corte” senza progettualità di fondo e il sistema procede indisturbato, per le grandi domande attendiamo chi ha competenza.

Ognuno può dire la sua, basta un po’ di coraggio e profondità, poiché, mentre siamo in periodo di elezioni europee, non c’è affatto chiarezza e ancora arrivano gli immarcescibili a commentare che al voto non si può rinunciare e chi non vota è responsabile del disastro attuale.

Salterei a piè pari la risposta secondo me, il punto è in chi vota che dà questa delega in bianco non in chi NON partecipa. Lapalisse! Ma andrei a monte del problema.

Fagan da studioso cita varie fonti storiche per descrivere alcuni periodi della nascita di una democrazia diretta in Grecia in cui i problemi, le esigenze, le iniziative erano decise collettivamente e senza filtri. Facendo i confronti non c’è proprio….storia in raffronto.

Cosa è successo duemila e più anni dopo, lo vediamo concretamente in questa farsa di rappresentazione di democrazia “partecipata” in cui viviamo, con le relative diversità attraverso un sistema di partiti direi globale o a netta maggioranza delle nazioni esistenti.

Quand’è l’ultima volta che un problema è stato portato all’attenzione di tutti e quindi applicate le soluzioni dopo dialogo collettivo? Forse i referendum sul nucleare, sull’aborto per citare alcune idee, hanno, con tutti i limiti, raccolto un aspetto di democrazia diretta. Che fine hanno fatto le decisioni applicate siamo tutti testimoni? La Svizzera ha, da decenni iniziato un percorso diverso, anche se non appagante .

NON c’è democrazia dentro la rappresentanza senza partecipazione reale consolidata.

Ormai nelle reti politiche istituzionali si propongono figuri che poi eserciteranno per 4/5 anni la loro potestà il cui unico consenso è dato dall’elite del loro stesso partito rappresentato, mentre la massa starà a guardare, potrà esercitare il tifo, la propria approvazione o critica, dargli il voto, ma non influisce sul potere di comando decisionale.

Chi ha deciso di spostare il normale andazzo del mercato territoriale estendendolo a livello globale sono entità separate, ma influenti, del mondo istituzionale di questa democrazia “poco” partecipata!

E’ la finanza dei Grandi Investitori, delle banche, delle borse che fluttuano, sono entità diverse come il WTO, il IMF, la Nato, organizzazioni non direttamente politiche, ma con grande potere economico o militare che accompagna scelte di mercato, imposizioni o ricatti quando non direttamente attraverso guerre provocate e usate per spostare equilibri.

Abbiamo una unitarietà poco armonica in sé nel capitalismo finanziario, ma con linee di sviluppo segnate, impostate nel momento in cui il profitto è stato messo come nuovo vero dio in terra e giustifica ogni azione, legge, regolamento, organizzazione sociale attraverso il filtro della politica che viene definita democratica dove si dispongono le risorse allocate. Però ognuno può vedere quanto la propria opinione è ascoltata e applicata. Le persone non sono al centro della società!

Sembra ormai un refren cantato a più voci, siamo stati mazziati e cornuti.

Fra la demo diretta e quella rappresentata c’è solo lo spazio per pochi, la maggioranza è esclusa , assiste impotente o criticando, ma senza possibilità di incidere fattivamente.

– Devo ricordare la sanità privatizzata e in cui ormai milioni di persone rinunciano a curarsi? Chi l’ha decisa?

– Devo parlare della produzione di armi e sistemi militari ed ora anche della prospettiva di partecipazione attiva alle guerre di Ucraina o nel Medio Oriente, mentre il nostro coinvolgimento militare da decenni è coinvolto in guerre civili o provocate per predare mercato. Chi l’ha decisa?

– Devo citare l’energia sostenibile che qualunque italiano appena informato sceglierebbe al volo, ma che non raccoglie nessuna reale possibilità dalle istituzioni e anche i partiti più aperti di fatto firmano ogni sanzione e accettano l’emergenza energetica permettere di costruire rigassificatori e foraggiare comunque le energie fossili. Chi lo sta decidendo?

In teoria, in democrazia reale, non si capisce perché un cittadino dotato di intelligenza politica in proprio debba ficcarsi in questi poco agili vagoni di consenso semi-militare in cui i capi rendono nota la “linea” politica per l’intero gruppo(Fagan)

Per avere possibilità di avere democrazia servono informazione, conoscenza, dibattito, ridistribuzione e tempo.

Da qui si parte e …il tempo significa possibilità di pensare, di riflettere e dialogare, lo vedete possibile da qualche parte? Stanno chiudendo tutte le possibilità di aggregazione sociale (musica, posti di ritrovo, circoli, persino le società operaie non servono più allo scopo di aggregare, centri studi popolari) con l’indiscutibile accezione che se non rende non si fa semplicemente!

Giustamente Fagan la chiama la democrazia del mercato.

Così puoi spiegarti perché il lavoro precario e diffuso, l’orario di lavoro produttivo per ancora chi ne è fortunato fruitore sono applicati e non c’è neppure più rappresentanza politica o sindacale.

Se in qualche attività produttiva accettano di diminuire l’orario di lavoro o sono state lotte interne ben condotte ma limitate o semplicemente compromessi dovuti all’uso della I.A. i cui costi sono trasferiti finanziariamente altrove.

C’è una quota importante di milioni di persone messe pian piano ai margini senza voce e neppure il sindacato per come storicamente lo conosciamo, li difende.

Per Landini & Co l’importante sono il lavoro, non il reddito, le condizioni, il fine stesso della produzione. Da giovane ho partecipato alle lotte sindacali di una media fabbrica nel Consiglio di Fabbrica. Oggi non esistono più, ci sono le Rappresentanze Sindacali Unite (RSU) ed è ben diverso di nuovo potere delegato.

Insomma ci sarebbe da scrivere un trattato per chi meglio di me, ha chiarezza di cosa significa DEMOCRAZIA come critica all’esistente e poi arrivare a definire come con questa sovrappopolazione e la concentrazione si possa modificare il processo in corso.

Chi mena il torrone sul tema del fascismo dilagante (ADF in Germania, Le Pen in Francia, Orban in Ungheria, Meloni in Italia, ecc) che pure coesiste, ovviamente glissa sul fatto che non è al momento la scelta di sistema, nessuna reale opposizione, puoi votare ogni 5 anni e chi viene eletto ti rappresenterà…forse ( la storia concreta non dice quello), ma tutti manterranno attraverso compromessi o accordi questo sviluppo di sistema consolidato anche nelle migliori “famiglie” del liberismo.

Nessuno manterrà un rapporto concreto con chi lo ha votato se non in vicinanza delle prossime campagne elettorali e non è una opinione, è un fatto!

Serve scavare nel discorso, difficile trovare al momento modelli alternativi, ma chi non ha voce e non vuole delegare il proprio destino, farà bene a proporselo come dubbio fondamentale

Gianni G.

22/04/2024

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