PRINCIPI DI CIVILTA’ PLANETARIA.

Dalla pg FB di Pierluigi Fagan 18/05/2024

L’argomento del post di oggi è l’ordine del mondo nei prossimi trenta anni. Per “ordine” s’intende geometria e tipo di relazioni principalmente tra stati, mentre i prossimi trenta anni diventano rilevanti perché si presentano molto diversi dai tremila precedenti. Per la prima volta nella storia umana, infatti, abbiamo raggiunto una densità abitativa media del pianeta di gran lunga superiore al passato. Il tema delle regole di “convivenza” quindi, ha una attualità speciale.

Per dare una idea e prendendo la parte del pianeta abitabile, quindi terre emerse non ghiacciate o desertiche etc., se all’inizio della modernità che noi occidentali inaugurammo con il moto all’estroversione delle Grandi Navigazioni cui seguì colonialismo ed imperialismo, ogni essere umano aveva uno spazio teorico di 170.000 mq, già nel 1950 questo spazio si era ridotto a 30.000 mq. Oggi è di soli 9000 mq e si noti quanto è diminuito in sì breve tempo (settanta anni).

Se, come molti pensano ed io tra loro, la guerra non è il risultato naturale di istinto umano (anche perché l’istinto umano è individuale mentre la guerra è un fatto collettivo e non esistono “istinti collettivi” che non siano socialmente quindi culturalmente costruiti) ma -appunto- il portato di dinamiche di convivenza tra gruppi di umani in uno spazio dato, una restrizione così accentuata dello spazio vitale (Lebensraum), prometterebbe guerra totale di tutti contro tutti.

Ma se, come abbiamo detto, il farsi la guerra è una decisione culturale quindi soggetta l’umana intenzione, dobbiamo porre questo odierno ridotto dato di spazio vitale e domandarci -appunto- che “geometria e tipo di relazioni principalmente tra stati ci diamo in questa mutata situazione”, che comunque promette di rimanere tale (anzi arrivare in teoria a 7000 mq/cad) almeno fino al 2050?

Si tratta di quello che potremmo chiamare il “regolamento condominiale planetario” ovvero il set di regole che presiede la comune convivenza nello stesso spazio, spazio che non ha -per la prima volta nella storia umana- altro spazio esterno in cui dilatarsi.

I cinesi, quali maggiore massa demografica planetaria, più longeva civiltà di continuità territoriale ed etnica nel tempo storico di lunga durata, Paese guida della crescita mondiale dal punto di vista economico, hanno presentato la propria idea a riguardo qualche mese fa. Lo hanno fatto il marzo scorso in occasione di un incontro coi russi, ribadito ad aprile, ribadito in questi giorni di incontri tra Putin e Xi, hanno cioè usato il tipo di relazione impiantata coi russi per dare un esempio di cosa intendono con la loro formula.

La formula o regola che danno come proprio principio fondativo della convivenza planetaria è tripartita: (in inglese) non-alignment, non-confrontation and non-targeting of any third party, (in italiano), nessuna alleanza, nessun confronto aggressivo, nessuna messa sotto aggressione di terze parti nelle relazioni bilaterali. In pratica, la seconda e terza formulazione declinano la prima.

Già ai tempi della Guerra Fredda, la Cina era l’attore principale del movimento dei Non Allineati. Essere “non allineati” significava sia non esser schierati con l’Occidente/USA o il Patto di Varsavia/URSS, sia non essere alleati tra non allineati. In sostanza, il principio prevede che ogni soggetto statale sia un attore a sé, mai legato o condizionato o forzato a decidere la propria politica internazionale da altri soggetti a cui si è legati per trattato.

Potremmo definirlo un principio di disarticolazione ovvero evitare che nel gioco planetario delle relazioni interstatali, si formino blocchi poiché la logica del blocco porta a sensibili maggiori rischi conflittuali di quanto non si dia tenendo autonomi i singoli paesi. Inoltre, la logica del blocco, subordina per via logica l’interesse dei paesi minori con quello maggiore poiché è di solito il maggiore ad avere più problemi o desideri di aggressione e conflitto. La logica del blocco ha una aggressività implicita, anche se si presenta come forma difensiva.

Così, i cinesi presentano la loro idea di principio di convivenza, nessuna alleanza con partner bilaterali, nessun mettersi assieme a confronto con altri, nessuna messa in comune dell’intenzione di isolare o aggredire parti terze. Attenzione, i cinesi dicono questo ma come conseguenza del principio di non alleanza a priori. Va da sé che se si dovessero presentare comunque conflitti, ogni parte sarebbe libera di schierarsi a favore o contro l’altra parte o non schierarsi affatto. Solo, questa sarà libera valutazione caso per caso e non conseguenza automatica di una alleanza a priori.

Si può dire, credo, che il principio si basa su una volontà generale di stabilizzare pacificamente la trama delle relazioni interstatali a dimensione di un pianeta sempre più denso.

Da notare qui come la parte occidentale -di solito- declina la sua visione della convivenza planetaria o invocando una diffusione di quella che chiamano “democrazia” o di un cerro modo di intendere l’attività economica di mercato o la libera circolazione dei capitali o invocando una diffusione del rispetto ed applicazione dei diritti umani o -di recente- invocando una consapevole cautela e condivisione dei problemi ambientali o climatici. Tuttavia, sono due piani logici diversi poiché il piano occidentale, che è di contenuto, non specifica se e quanto questi contenuti se non condivisi possano portare a conflitto. Il piano cinese invece, prima di entrare nella definizione di qualsivoglia contenuto, dice “a priori” comunque sia minimizziamo i rischi di guerra e conflitto, creiamo un comune ambito di pace.

Trattandosi di “principi” di civiltà quindi convivenza nello stesso spazio, va da sé che specificare a monte una preferenza forte per la pace è di statuto logico superiore allo scendere in dettagli sulle forme valoriali delle singole civiltà che ovviamente differiscono e possono anche portare a contenziosi se non governate e soprattutto imposte.

I cinesi, con questa formuletta tripartita, si presentano come leader valoriali del nuovo assetto mondiale. Il loro principio, infatti, è condiviso -più o meno- da qualunque altro stato dei 195 quanti ne abbiamo alle NU, ad eccezione degli Stati Uniti d’America che infatti sono l’unico paese che comanda la più grande, agguerrita ed armata alleanza militare del mondo. La stragrande maggioranza dei paesi del mondo è oggi nel flusso di potenti correnti di crescita e sviluppo economico e l’ultima cosa a cui pensano è la guerra. I BRICS+, ma non solo, mostrano appunto la voglia semmai di alleanze commerciali ed economiche e decisamente non militari. Ma, come detto, anche ci fossero casi di conflitto, ad esempio la Russia che invade l’Ucraina, la regola non esclude certo che caso per caso, si formino schieramenti di forze in aiuto ad uno dei due contendenti. Solo, la regola dice che questo non deve esser automatico, deve essere una libera scelta caso per caso.

Nel caso citato (Russia vs Ucraina) chissà se e quanti paesi europei avrebbero seguito la decisione americana di scendere in campo a fianco di Kiev se non forzati da principi di coerenza NATO nella quale non hanno alcun potere decisionale effettivo. E come avrebbe retroagito ciò sulla guerra? Uno schieramento meno forte avrebbe consigliato Kiev di arrivare alla pace subito dopo l’inizio del conflitto? O addirittura avrebbe consigliato Kiev e Washington di cercare si evitare la stessa occasione di conflitto a priori ovvero adoperarsi negli otto anni dopo Euromaidan o nei due tentativi di pacificazione portato avanti coi due Protocolli di Minsk (1 e 2), per trovare un accomodamento che allentasse le tensioni locali? Senza una logica NATO, lo stesso lungo movimento del suo allargamento in Europa a seguire il 1989-91, non ci sarebbe stato.

A livello di principi fondativi la nuova obbligata convivenza planetaria, ci sembra di poter dire che i cinesi si stanno ponendo con ampie possibilità di ottenere il riconoscimento mondiale di una leadership etico-morale con rilievi molto pragmatici. Gli Stati Uniti, al contrario, stanno sperperando a piene mani ogni loro capitale etico-morale accumulato nel Novecento. Gli europei, al momento, sono come i roditori artici detti lemming, per quanto la storia che racconta che questi vadano soggetti a suicidi di massa pare sia stata del tutto inventata dalla Disney. La Disney è americana ed evidentemente agli americani il principio di come governare il comportamento di masse decerebrate è ben noto.

In metafora, infatti, essa esplicita un caso per altro previsto delle stesse relazioni internazionali, il c.d. “bandwagoning” (effetto carrozzone alla base del principio NATO ed UE) ovvero l’effetto gregge, l’istinto conformista, l’”argumentum ad populum”, qualcuno con forti intenzioni che trascina tanti altri che hanno intenzioni deboli o non le hanno affatto o hanno paura ad averle e prendersene la responsabilità, meglio se dentro una già prevista alleanza formalizzata che per molti versi “obbliga” all’allineamento di molti anche quando deciso da pochi, anzi proprio perché deciso da pochi.

Per noi italiani, la separazione degli occidenti (europeo ed americano) o quantomeno il tornare a domandarsi seriamente quale sarebbe il nostro “interesse nazionale”, dovrebbe esser una priorità invece che avere governi che mandano navi da guerra nel Pacifico. I tedeschi, a quanto pare, cominciano a domandarselo. La civiltà che pensò la “Pace perpetua” di Kant potrebbe anche porre la domanda più generale se la NATO o forme di alleanza militare formalizzata, vadano escluse e vietate in via di principio a livello planetario.

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