Da una email di Gianni Alioti
PIÙ ARMI
PIÙ LAVORO
UNA FALSA TESI
Contributo per il Laboratorio permanente
per una politica industriale di pace in Italia
a cura di
Gianni Alioti (Weapons Watch)
e di
Maurizio Simoncelli
(Istituto di Ricerche Internazionali Archivio
Disarmo).Supplemento al n. 6 – giugno 2024 di IRIAD Review.
Studi sulla pace e sui conflitti
IRIAD REVIEW
Rivista mensile dell’Istituto di
Ricerche Internazionali
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Studi sulla pace e sui conflitti
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1. È vero che l’industria bellica italiana dà un grande
contributo al bilancio italiano?
NO! I ricavi dell’industria italiana in campo strettamente militare rappresentano,
secondo i dati forniti dall’AIAD1 – la Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la
Difesa e la Sicurezza di Confindustria – solo lo 0,5% del PIL del nostro paese. Molto
meno, ad esempio, dell’industria dell’Automotive che rappresenta il 5,2% del PIL,
secondo l’ANFIA – l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica di
Confindustria.
2. È vero che l’industria bellica italiana garantisce crescenti posti di
lavoro?
NO! Nonostante in Italia dal 2013 al 2022, ci sia stata una crescita del 132% delle
spese di investimento per armamenti, il numero degli occupati diretti nell’industria
bellica è rimasto pressoché costante intorno ai 30 mila addetti, pari allo 0,8%
dell’occupazione nell’industria manifatturiera in Italia.
Peggio del dato generale è l’andamento dell’occupazione nel comparto aeronautico (velivoli e aerostrutture) della Leonardo S.p.A che, nonostante l’enfasi sui posti di lavoro legati alla produzione del Jet multi-ruolo F-35, ha registrato dal 2007 al 2022 un saldo negativo del 17% (da 13.301 a 11.093 occupati3).
3. È vero che l’industria bellica italiana è l’unica tecnologicamente avanzata?
NO! Tra i settori industriali più innovativi in Italia troviamo, oltre le attività civili
del comparto aerospaziale, la microelettronica, la robotica e l’automazione
industriale, la produzione di macchinari, la produzione di auto e altri mezzi di
trasporto – navi, treni, metro – l’informatica e le telecomunicazioni, la biotecnologia, la farmaceutica, l’alimentare, le energie rinnovabili e ecc.
1 Intervento Presidente AIAD – Ing. Giuseppe Cossiga, Commissione Esteri e Difesa Senato, Roma 14 febbraio 2023.
2 Cfr. Greenpeace, “Arming Europe – Military expenditures and their economic impact in Germany, Italy, and Spain”, novembre 2023, disponibile all’indirizzo: https://www.greenpeace.org/static/planet4-italy- stateless/2023/11/d4d111bc-arming-europe.pdf.
3 I dati sull’occupazione sono di fonte aziendale. Relazioni annuali finanziarie di Finmeccanica dal 2007 al 2015 e di Leonardo dal 2016 al 2022.Supplemento al n. 6 – giugno 2024 di IRIAD Review.
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4. È vero che l’industria bellica italiana esporta in zone non di guerra
o dove non vi sono dittature?
SI! È vero, ma solo in parte. Purtroppo, secondo i dati del SIPRI, dal 2019 al 2023
l’export di armamenti dell’industria bellica italiana non solo è cresciuto dell’86%
rispetto ai 5 anni precedenti, ma in violazione della Legge 185/90, in prevalenza è
diretto a paesi in guerra e/o a paesi autocratici, che calpestano i diritti umani e le
libertà fondamentali come Algeria, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Israele,
Kuwait, Marocco e Qatar.
6. I vari governi italiani hanno finanziato nel tempo programmi di
conversione dalla produzione militare a quella civile o viceversa?
SI! Nel secondo dopoguerra i governi italiani finanziarono programmi di
conversione dalla produzione militare a quella civile nell’ambito dell’industria a
partecipazione statale. All’inizio degli anni ’90, con la fine della “Guerra Fredda” fu
l’Unione Europea a farlo attraverso il programma comunitario “Konver” e l’utilizzo dei Fondi Strutturali Europei (FESR, FSE) nelle aree di crisi settoriale e de-industrializzazione. Viceversa (dal civile al militare) non possiamo parlare di programmi veri e propri da parte dei Governi, ma di scelte d’indirizzo di politica industriale delle due aziende a controllo pubblico (Leonardo S.p.A e Fincantieri), le quali concentrano circa l’80% del fatturato dell’industria militare in Italia.
7. È vero che Leonardo S.p.A (ex Finmeccanica) ha dismesso aziende
impegnate nel civile per dedicarsi prevalentemente al settore militare?
SI! La Finmeccanica (ora Leonardo S.p.A) nel 1995 era un gruppo industriale il cui
fatturato per il 72% proveniva da attività civili e solo il 28% dal militare5. Nel 2023
queste quote si sono rovesciate: solo il 25% nel civile e il 75% nel militare. Il processo
di dismissioni in campo civile, iniziato nel 1994 con la vendita di EsaOte Biomedica, si è intensificato a partire dal 1998 con la cessione ad ABB di Elsag Bailey
ProcessAutomation (leader mondiale nell’automazione industriale)
4 Cfr. IRIAD Review n. 4 2024, “La Relazione governativa 2023 sull’export di armi: un’analisi“, disponibile all’indirizzo: https://www.archiviodisarmo.it/view/UE9keVpCNDZDSi8wQXg4eW9SM3FlQT09Ojq0tppf39LOSo EHO0utGSXv/aprile-2024-iriad-review.pdf.
5 Fonte: elaborazione di Gianni Alioti su dati di bilancio Finmeccanica.Supplemento al n. 6 – giugno 2024 di IRIAD Review.
Studi sulla pace e sui conflitti successivamente, con la vendita delle aziende controllate nella robotica e automazione di fabbrica, della quota di controllo della ST Microelettronics e degli asset inerenti l’energia eolica. Per poi proseguire con le dismissioni di Ansaldo Energia (2013),
Ansaldo Breda, Ansaldo Sts, Breda-Menarini bus (2014) ed Electron Italia (2017).
8. Gli azionisti della Leonardo S.p.A sono tutti italiani?
NO! Il principale azionista è il Ministero dell’Economia e Finanze (30,2%), che
detiene una “golden share” data l’importanza strategica della società, ma un ruolo
sempre più decisivo nella sua gestione lo giocano i Fondi istituzionali, che per il 53%
sono nord-americani. Tra gli investitori istituzionali più importanti di Leonardo
figurano diversi colossi americani della finanza: Dimensional Fund Advisors LP, The
Vanguard Group, Norges Bank Investment, T. Rowe Price International Ltd
Management, Goldman Sachs Asset Management, BlackRock Fund Advisors e DNCA
Finance SA. Leonardo S.p.A è quotata alla Borsa Italiana e, attraverso la società
controllata Leonardo DRS, è presente anche sui listini statunitense NASDAQ e
israeliano TASE.
9. Le tecnologie ad uso militare hanno una facile ricaduta nel settore
civile?
Dipende dal tipo di tecnologia. La tecnologia stealth, ad esempio, che rende
“invisibili” ai radar gli aerei F-35 militari non può servire agli aerei commerciali che
invece devono essere ben rilevati, monitorati e guidati dalle torri di controllo. I radar
invece nella maggior parte dei casi rientrano nel “dual use” (doppio uso), cioè
usufruibili in campo sia civile sia militare. Per certi versi simile è il caso dei droni che
possono essere addirittura da attacco oppure da monitoraggio ambientale,
ovviamente con specifiche tecnologiche ben differenti.
10. È vero che l’industria bellica italiana riceve rilevanti contributi
pubblici sia dallo Stato sia dal’UE?
SI! L’Unione Europea sta destinando già da anni rilevanti fondi alle industrie
belliche. Nel 2024 circa il 2% del bilancio è stato destinato a scopi militari, cioè 2,32
miliardi. Gli occupati diretti sono 491.000 (2022), su un totale di 925.000 occupati
nell’aerospazio e difesa. Inoltre l’industria bellica è sostenuta attraverso l’EDIP –
Programma Europeo per l’Industria della Difesa – da 1,5 miliardi di euro fino al 2027 e
l’EDF da quasi 8 miliardi di euro per il periodo 2021-2027. Questi finanziamenti di
fatto vanno per lo più a 4 Stati (Francia, Spagna, Italia e Germania) e a 5 maggiori Supplemento al n. 6 – giugno 2024 di IRIAD Review.
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aziende (Airbus, Leonardo S.p.A, Thales, Dassault Aviation e Rheinmetall). Leonardo
S.p.A, con oltre il 70% delle produzioni militari italiane e prima beneficiaria dei fondi di ricerca e di sviluppo militare messi a disposizione dall’Unione, è partecipata dal
ministero dell’Economia e Finanze (30,2%) e il governo italiano nel 2024 destinerà una cifra di circa 10 miliardi di euro agli investimenti sugli armamenti, cifra che dovrebbe mantenersi tale nei prossimi anni.
11. Si ha notizia di analoghi contributi per altri settori civili?
SI! L’Unione europea con la PAC – Politica Agricola Comune – si è impegnata per il
periodo 2021-2027 con 386 miliardi di euro da destinare a questo comparto, che però
impiega oltre 20 milioni di persone e ha realizzato un risultato di 369 miliardi di euro per il commercio agroalimentare da gennaio a novembre 2022.
In ambito sanitario, per un settore con 14,3 milioni di occupati, si ha “EU4Health” – Programma d’Azione dell’Unione Europea – in materia di salute per il periodo 2021-2027 ed è il più ampio mai realizzato dall’UE in ambito sanitario in termini di risorse finanziarie (5,1 miliardi di euro), in risposta alla pandemia da COVID-19, destinato ad una popolazione di 450 milioni di abitanti.
12. All’aumento di fatturato corrisponde sempre un aumento
dell’occupazione?
NO! Prendiamo, ad esempio, l’andamento del fatturato e del numero di occupati
nel settore aerospaziale in Europa dal 1981 al 20216. Nei 40 anni considerati, un
tempo sufficientemente lungo per considerarlo un dato strutturale, mentre il
fatturato aumenta del 366% l’occupazione registra un calo del 7,2%. È un dato che
dimostra il disaccoppiamento tra le variabili fatturato e occupazione, comune ad altri
settori economici.
Se disaggreghiamo l’andamento degli occupati tra militare e civile, scopriamo che
mentre gli occupati nel militare sono il 54% in meno, quelli nel civile sono cresciuti
dell’84%. È un dato che può stupire, ma per chi conosce il settore sa che dietro ai
numeri c’è il successo del più importante programma industriale e tecnologico
sviluppato a livello europeo: l’Airbus. Un programma vincente, al quale il nostro paese ha fatto la colpevole scelta di non partecipare, condannandosi in campo aeronautico (tranne nel comparto degli elicotteri e nei piccoli aerei a turbo-elica ed executive) a un ruolo di semplice sub-fornitore dell’industria aeronautica americana.
6 Cfr. Weapons Watch, disponibile all’indirizzo:
Weapon Watch – Osservatorio sulle Armi nei Porti Europei e Mediterranei
Supplemento al n. 6 – giugno 2024 di IRIAD Review.
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Anche negli USA si verifica quel disaccoppiamento analizzato nel caso europeo, tra
andamento dei fatturati aziendali e addetti. Negli ultimi vent’anni mentre il fatturato
complessivo dell’industria aerospaziale americana è cresciuto del 166% (in linea con
l’aumento delle spese militari USA + 170%) il numero totale degli occupati è
diminuito del 13%. La decrescita dei posti di lavoro anche negli USA è maggiore nelle
attività destinate a produzioni militari.
Un’ulteriore conferma di questa tendenza sul piano internazionale (e non solo
europeo o americano) emerge da un’analisi dei primi dieci gruppi multinazionali per
fatturato militare al mondo. Dal 2002 al 2016, mentre, il fatturato totale dei dieci
gruppi è cresciuto del 60% (e quello militare del 74%), il numero di occupati si è
ridotto del 16%. In compenso i profitti di questi gruppi multinazionali, nello stesso
arco di tempo, sono aumentati del 773%7.
7 Cfr. IRIAD Review n. 4 2023, “Il riarmo non crea posti di lavoro”, disponibile all’indirizzo:
https://www.archiviodisarmo.it/view/eU32HdwfTnEJFoJBSKzGkmWlqDJKHJyPNcQIbazO1JY/iriad-aprile-
def-merged-defdef.pdf.
Supplemento al n. 6 – giugno 2024 di IRIAD Review.
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6
Bibliografia:
Greenpeace, “Arming Europe – Military expenditures and their economic impact in
Germany, Italy, and Spain”, novembre 2023, disponibile all’indirizzo:
https://www.greenpeace.org/static/planet4-italy-stateless/2023/11/d4d111bc-
arming-europe.pdf.
IRIAD Review n. 4 2023, “Il riarmo non crea posti di lavoro”, disponibile all’indirizzo:
https://www.archiviodisarmo.it/view/eU32HdwfTnEJFoJBSKzGkmWlqDJKHJyPNcQIbaz
O1JY/iriad-aprile-def-merged-defdef.pdf.
IRIAD Review n. 4 2024, “La Relazione governativa 2023 sull’export di armi:
un’analisi“, disponibile all’indirizzo:
https://www.archiviodisarmo.it/view/UE9keVpCNDZDSi8wQXg4eW9SM3FlQT09Ojq0t
ppf39LOSoEHO0utGSXv/aprile-2024-iriad-review.pdf.;
Weapons Watch, disponibile all’indirizzo: https://www.weaponwatch.net/.