Dalla pg FB di Giustiniano Rossi
Il pacchetto migrazione e asilo dell’UE prevede un “piano d’azione contro il traffico di migranti”. I media e la politica sono pieni di parole d’ordine come “mafia dei trafficanti” “bande criminali internazionali organizzate” e “pratiche affaristiche disumane per massimizzare i profitti”. Bisogna “colpire duro”. Chi aiuta i profughi, chiamato sprezzantemente trafficante, scafista, contrabbandiere, è presentato generalmente come solo responsabile del numero elevato dei morti e delle violenze. Ora un rapporto comune dell’UNHCR, dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) e della Rete “Mixed Migrations Centrer” (MMC) sfata l’argomento dei trafficanti senza scrupoli come pericolo più grave per le persone migranti. Per stilare il rapporto, pubblicato all’inizio di luglio, fra gennaio 2020 e marzo 2023 complessivamente 31.542 richiedenti asilo sono stati interrogati a proposito delle loro esperienze sulle rotte terrestri dall’Africa orientale e dal Corno d’Africa e dall’Africa occidentale e settentrionale verso nord. Lo scopo era la mappatura dei rischi e delle forme di violenza ai quali i migranti sono soggetti, capire dove questi rischi sono più acuti e quali gruppi sono indicati come responsabili. Dopo il primo rapporto, nel 2020, la situazione è peggiorata. I nuovi conflitti nella zona del Sahel (5 milioni di sfollati, il doppio del 2020), siccità e inondazioni nell’est e nel Corno dAfrica, la guerra in Sudan (8,8 milioni di sfollati) fanno aumentare il numero di profughi in direzione del Mediterraneo. Le rotte diventano sempre più pericolose. La via attraverso il Sudan in direzione dell’Egitto, ad esempio, che richiedeva due o tre giorni, puo’ durare ora tre settimane. I prezzi salgono in proporzione. Secondo Europol, il 90% dei profughi chiedono l’aiuto dei trafficanti. Con un paio di eccezioni, nelle tre aree le persone indicano i seguenti responsabili: generalmente il pericolo viene da bande criminali, da autorità che hanno il compito di perseguirle e da gruppi armati. E’ interessante il numero elevato di violenze dei trafficanti nella sezione nordafricana, quella dove l’UE prevede di spendere, per Tunisia, Marocco ed Egitto, 377 milioni di euro. E precisamente per misure di protezione delle frontiere, di ricerca e di salvataggio, di lotta ai trafficanti e di riconduzione dei migranti”, come riferisce Euronews. Per l’area Africa occidentale solo il 13% degli intervistati indicano violenze da parte dei trafficanti. Non è un caso se in questa regione c’è ancora una relativa libertà di movimento.
L’inchiesta si riferiva a 20 paesi lungo le tre aree. Sahara e Mediterraneo sono considerati come singoli paesi. La più grave lacuna del rapporto sono i dati del Sahara, che falsano l’analisi. Da gennaio 2020 a maggio 2021 il numero dei morti o dispersi nel Mediterraneo è di 7.115. IOM e MMC pensano che questo numero sia almeno il doppio nel Sahara, dove in quel periodo sono morte ufficialmente 1.180 persone. La violenza fisica, anche le torture, secondo gli intervistati è la norma. Il rischio di morire è onnipresente. In una lista figurano furti, detenzioni arbitrarie, sequestri, ricatti, lavoro forzato, respingimenti collettivi. Il 15% dei profughi sperimenta violenze sessuali. Il numero ridotto – solo un terzo degli intervistati sono donne – inganna. La paura della stigmatizzazione è grande. Secondo “UN Women”, si stima che il 90% delle donne migranti venga violentato. Secondo gli intervistati, il posto più pericoloso è la Libia. Seguono l’Etiopia, la Guinea, il Burkina Faso e il Mali. In questo contesto, la raccomandazione del rapporto – il soggiorno di un maggior numero di profughi in Libia – è più che sconsiderato. Lo sono anche le “evacuazioni” in Niger, settimo fra i paesi più pericolosi, e in Ruanda, raccomandate nel quandro dell’ “Emergency Transit Mechanismus”. La condanna della detenzione arbitraria di minori lungo le rotte terrestri africane è ipocrita, dato che la “Riforma del patto sulla migrazione e l’asilo nell’UE” prevede la detenzione di minori dall’età di 6 anni. Soprattutto la formulazione “Refugee producing countries” – che intende, ad esempio, Camerun, Nigeria e Sudan – è degna di nota. Le cause di fuga come guerre, povertà, sfruttamento e distruzione dell’ambiente sono storiche e tuttora imputabili a Stati neo-coloniali come Gran Bretagna, Germania, Francia ed alle loro multinazionali.
Anche se il rapporto UNCHR denota una seria preoccupazione per la situazione dei profughi, è conforme alle ciniche dichiarazione dei “politici”. “Mai prima” dice Ursula von der Leyen a novembre 2023, gli affari dei trafficanti sono stati tanto redditizi e letali. La Commissaria agli Interni Ylva Johansson parla di crimine organizzato. Agenti Europol dovrebbero essere impiegati per “combattere i trafficanti” nell’UE e in paesi terzi (costo del progetto: altri 50 milioni di euro). Penso che si possa dire che la politica migratoria europea ha l’effetto contrario”, dice Bram Frouws, direttore di MMC, al portale UE “Observer”. Il problema dei trafficanti richiede un approccio differenziato. Alcuni aiutano davvero le persone a trovare sicurezza. “Si’, ci sono luoghi dove sono i primi responsabili delle violenze ma anche luoghi in cui non lo sono” aggiung Frouwse. La lotta contro i trafficanti nasconde quella contro i migranti. Molte raccomandazioni e piani d’azione del rapporto mirano a distogliere le persone dal viaggio, come il programma “Telling the Real Story”, con il coinvolgimento delle “Communitys”, il lavoro contro la narrazione dei social e contro la “idealizzazione” dei “trafficanti”.
Nel rapporto i responsabili veri sono assenti…
Giustiniano
20 luglio 2024