Di Gatti Gianni
Un contributo sull’attuale fase di sviluppo della discussione aperta del M5S in occassione del congresso(finalmente), ovvero cronache ad un bivio politico!
A proposito di quel congresso che terranno i militanti a settembre e su cui incombe ancora la manina proprietaria del simbolo di Grillo, il bivio è il seguente:
- Scegliere, come ormai sembrano lanciati a fare i vertici, ancora prima di poter decidere collettivamente, di fare una grande alleanza “contro la DX” (da sperimentare alle regionali in Liguria ad ottobre). Quindi avendo come riferimento e alleati PD, AVS, ecc, quindi partiti e centri di organizzazione politica che fino ad oggi hanno un peso nel panorama italiano nella cosi detta opposizione istituzionale( che NON c’è). Partiti e gruppi che, con alcuni distinguo, da tempo fanno sostegno in tanti comuni e giunte al PD di fede atlantica. Quel PD che come retroterra culturale, ha sposato il liberismo di fondo con scelte forti (privatizzazioni beni comuni, sanità, consenso alla produzione di armi e all’invio assieme a missioni militari con legami Nato, inceneritori, sistema di approvvigionamento energia con dipendenza dalle fossili senza transizione, agricoltura senza una vera gestione, ecc), insomma completamente su altri binari rispetto alle idee in circolazione oggi nel M5S. Robe da Tafazzi insomma che tra l’altro contrastano con l’ingresso in EU nella coalizione dei gruppi radicali.
- Cambiare completamente riferimenti ritornando alle origini da cui era nato il M5S e che in parte ritengo responsabile della degenerazione politica dentro ai movimenti. Mi spiego! Si tratta di fare un salto all’indietro e tornare a frequentare le piazze, i gruppi sociali civici, le reti innumerevoli di opposizione di base, i sindacati di base, le associazioni andando da loro in umiltà e col cappello in mano prima ad ascoltare e poi a proporre di fare quello che non è mai stato fatto in realtà: diventare uno strumento di SERVIZIO POLITICO ISTITUZIONALE per questo fronte per arrivare pian piano ad una unificazione sul campo. Non si può fare in un giorno o solo per semplice trasformismo culturale o ancora per decisione elettorale. Bisogna che si diano strumenti e possibilità organizzative tali da poter usare le risorse che il sistema stesso offre(altro che beneficenza o fondi bancari di garanzia) per dotarsi di capacità formative e comunicative .Il M5S ha buttato a mare 150 milioni di euro circa, quando erano maggioranza relativa, e sono senza uno straccio di strumento di comunicazione collettiva. Passavano tramite la TV di stato o Mediaset con il filtro dei pochi “abilitati” e si lamentavano anche delle difficoltà. Non hanno una radio, una tv, un giornale, neppure in collaborazione con altri ed hanno pure problemi a stampare un manifesto, un volantino sui territori vivendo di collette fra militanti, una vergogna!
La seconda ipotesi è ovvio è la più complessa da realizzare e non è detto che viaggi neppure come proposta nel congresso(per questa la pongo come idea qui), perché molti non li staranno neppure più a sentire, causa i troppi salti pindarici, tradimenti o superficialità o incoerenze che hanno corroso il tessuto fra movimenti reali e M5S in questi anni. Si potrà sapere come e quando iniziare, ma non come procederà nei fatti un processo di questo tipo.
Tutti i gruppi civici, le reti presenti in ogni città sono senza riferimenti dentro i centri istituzionali e avrebbero bisogno davvero di uno sbocco istituzionale al loro operare contro questo potere arrogante, militaresco e economicamente a unico vantaggio della finanza globale. E’ l’idea con cui ci ha provato Santoro, ma mettendo subito il cappello da capitano con scarsi risultati per fretta elettorale.
Ora serve riconquistare fiducia a poco a poco, approfondire legami, dare sicurezza di frequentazione, mettersi al servizio e non metterci il cappello sopra, con gente di gruppi nel tempo ormai diventata diffidente, non capisce questo strano gruppo per le mille giravolte fatte e ti studia nel tempo.
Molto difficile questo precesso anche perché i militanti rimasti non hanno formazione o capacità politica di analisi, di autocritica e di visione prospettica politica, la modalità ricorrente è da portaborse applaudenti alle sparate di Grillo sul “ministero dell’acqua e della pace” come tesi di un oracolo senza gambe di supporto.
Molto più semplice fare riunioni di 4/5 segretari di partito e fare accordi di volta in volta per contare i voti alle elezioni.
Ovvio anche che scegliere fra reti e gruppi civici piuttosto che con partiti nell’immediato porterà poco successo elettorale nell’immediato, che dal 33% è già sceso al 6/7 % salvo alcune situazioni diverse, ma che nel tempo può solo cambiare a loro favore se facessero la seconda scelta.
La mia è una speranza, ma non credo che sia nemmeno posta all’attenzione del congresso di settembre in cui i soliti noti sopravvissuti all’epurazione dei giggino boys, ma assolutamente chiusi a riccio in una formazione mentale ancorata ad ideologie, etiche, morali e poco avvezzi ad usare visioni di prospettiva, modelli sociali diversi, dandosi obiettivi a breve, medio e lungo termine. La politica è organizzazione e strutture e qui c’è il vuoto. Per tornare ad attirare chi ne è uscito schifato e non sono pochi, rimasti come nomadi nella politica, devi dare prove certe di cambiamento
Se ci metti 14/15 anni per ritrovarti faccia a faccia sia pur per rappresentanti, non c’è garanzia che chi ancora dirige l’operazione la faccia sfumare diversamente e questo è all’origine della schermaglia fra Conte e Grillo
Se Grillo si dichiara garante pone un ovvio problema di democrazia al contrario, poiché è chiaro che lui decide sopra altri, non è un militante, è super partes, intoccabile “se non gli piace una proposta non si fa”e questo è uno dei problemi a monte di tutto ed ha 300.000 buoni motivi di fare così. Altro che uno vale uno!
Non sono le idee, i programmi che mancano, ma la costruzione attorno ad un idea politica, della possibilità di formazione collettiva e di aggregazione sociale in modo organizzato.
La democrazia è sempre una fatica, ma in un mondo politico in cui i vertici (o i capibastone delle varie correnti nel PD per esempio) dei partiti decidono e si accordano sotto banco, devi dare un segnale di DISCONTINUITA’ o non esci dall’ingranaggio, devi scegliere.
Questa scelta se fosse davvero privilegiata (ma non credo ), vuol dire organizzativamente che devi tornare a far politica sui territori, che le sedi esistenti dovranno essere trasformate in circoli aperti e diventare luogo fisico di discussione di chi ci sta, vuol dire che dovrai fare gruppi di lavoro per approfondire temi anche nazionali senza preclusioni, ma chiamando all’elaborazione altri: semplici reti o gruppi, intellettuali, università, ricercatori, ecc ed è molto diverso che elaborare al proprio interno, non saresti capito, vuol dire che leghi il tuo divenire realtà politica ad un nuovo assetto sociale.
Del resto, chi (nel caso della scelta del campo largo…) sarà il riferimento come forma di alleanza determinata?
I partiti che ogni giorno creano problemi?
Le alleanze di scopo hanno anche senso, ma solo dopo aver ben strutturato e dichiarato le proprie priorità, i programmi, i progetti anche in senso culturale, costruendo forme organizzative (gruppi di studio o altro) che diano alle persone che hanno dimostrato negli anni capacità critica e di elaborazione autonoma, possa usare la capacità politica acquisita (insulso solo limitare la discussione fra 2/3 mandati), serve ridiventare credibili. Solo con la collaborazione di esterni puoi “ripulirti”
Obiettivo costruirsi una identità precisa e di servizio politico, non una forma come l’attuale, di tipo ancora democristiano che insegue avvenimenti e accadimenti senza un progetto chiaro per strappare piccoli miglioramenti. al capitalismo finanziario
Curare temi essenziali come l’acqua pubblica, l’energia sostenibile, la sanità gratuita per tutti e pubblica, le regole del lavoro introducendo il salario minimo orario come in Germania, riconsiderare investimenti legati a necessità dei territori, cambiare regole e riforme della burocrazia tecnica istituzionale, reintrodurre elementi di democrazia reale o almeno di consultazione sui territori, dare risorse all’istruzione con ruolo forte dell’Università, prendere autonomia e avviare passi per sganciarsi da guerre, Nato e produzioni di armi, fare un tavolo di consultazione e collaborazione fra nazioni nel mediterraneo, sminuire il ruolo di questa EU accentratrice e negativa, abbattere i debiti.
Con chi vuoi farli se non con l’alleato naturale: i cittadini?.
Di certo non avverranno con chi ha fede atlantica e nel tempo ha dimostrato la corruzione culturale e l’affarismo interessato dei suoi maggiorenti capicorrente
Buona riflessione a tutti, qui vi giocate l’avvenire
Gatti Gianni
ma quale bivio… sono defunti, spacciati,,, troppe capriole
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