“Una sfida per l’esistenza dell’Ue” cosi Mario Draghi ha introdotto oggi la sua relazione di presentazione del piano per la competitività europea commissionato da Ursula von der Leyen.
Pubblichiamo il documento integrale da scaricare (qui sotto), e riassumiamo le principali sfide che l’L’Unione Europea (UE) deve affrontare. Nell’introduzione si legge che, sebbene l’UE abbia solide fondamenta, tra cui un ampio mercato unico e alti livelli di inclusione sociale, la sua crescita economica sta rallentando rispetto a concorrenti come gli Stati Uniti e la Cina. Ciò è dovuto principalmente a una più debole crescita della produttività, soprattutto nei settori digitali e innovativi.
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Le sfide per punti
- Divario nell’innovazione: L’UE è in ritardo nelle tecnologie rivoluzionarie, specialmente nei settori digitali/tecnologici. Manca di nuove aziende dinamiche e fatica a commercializzare la ricerca.
Nota- E’ una palese verità, ma non c’è la spiegazione oggettiva. I grandi gruppi Hitech e la finanza digitale sono un blocco irremovibile a livello globale e la famosa frase il mercato regola… non vale più. Qui si truccano le carte in gioco. L’Italia. per esempio, aveva e un po’ ancora ha, delle strutture che hanno fatto la storia della tecnologia (Telecom, Rai, Leonardo).
Le aziende tech analizzate in Italia lavorano per lo più nei seguenti ambiti:
Produzione di software 31,47%
Consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica 15,84%
- Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell’informatica 8,97%
- Commercio all’ingrosso di computer, apparecchiature informatiche periferiche e di software 7,16%
- Commercio al dettaglio di apparecchiature per le telecomunicazioni e la telefonia in esercizi specializzati 7,07%
- Commercio al dettaglio di computer, unità periferiche, software e attrezzature per ufficio in esercizi specializzati 6,75%
- Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici 6,45%
Quanto invece alla forma giuridica, si tratta di Società di capitali nel 54,8% dei casi, mentre le Imprese individuali sono il 34,4% e le Società di Persone il 10,5%.
Nessuna di queste oggi è in grado di competere per professionalità, mercato e liquidità disponibile con le grandi players globali (Google, Meta,ecc)
Se si va dentro alle cose di questo comparto, c’è solo una constatazione da fare: non hanno la possibilità economica di strappare mercato nel campo digitale. Il sostegno che pure in parte c’è di alcune banche non può confrontarsi con i grandi Fondi di Investimento, le famose Big Tree , cioè Vangarde, Blackrock, KKK e altri che da soli muovono 25.000 miliardi di dollari e ovvio il loro intervento occulto o palese segna le acquisizioni, gli accorpamenti o le guerre per demolire il mercato altrui.
Mi riferisco per comparazione all’Italia ma ogni paese europeo è vittima di questa strisciante forma di strangolamento e riduzione del mercato.
La concorrenza è un mito forse di vent’anni fa, non ora.
- Alti costi energetici: Le aziende dell’UE affrontano prezzi energetici molto più alti rispetto ai concorrenti statunitensi, danneggiando la competitività.
Nota- ma sono scelte fatte dalla stessa Unione Europea in piena coscienza subito dopo l’inizio della guerra in Ucraina di porre sanzioni alla Russia, che però si è trovata altri partner, alleanze e mercati, mentre quelli colpiti davvero sono le stesse nazioni europee vittime del ricatto delle fossili spinte da Nato e dalle stesse Grandi Aziende dell’energia fossile. A fronte di un oggettivo costo delle rinnovabili più basso di ogni altra forma si sceglie di puntare sui rigassificatori e sul gas con costi determinati dalla borsa di Amsterdam, ma su cui ogni altro sconvolgimento di situazioni di guerra pone problemi e aumento costi. Potrebbero finirla in un minuto e senza costi extra. La cosidetta transizione non l’ha fatta Cingolani e tanto meno sarà nell’agenda Draghi, mentre con gli aumenti in bolletta i cittadini stanno pagando i ritardi e le complicazioni di ENI, Snam, Enel sul mercato. Le sostenibili hanno dalla loro i costi migliori, ma chi vende gas trucca il mercato obbligandoci a stare su quella linea. Questa mentre con triangolazioni le società degli oligarchi russi continua a pompare il loro gas alla faccia delle sanzioni in Europa.
- Obiettivi climatici ambiziosi: Gli obiettivi di decarbonizzazione dell’UE sono più aggressivi rispetto ai concorrenti, creando costi a breve termine per l’industria.
Nota – Qui siamo al ridicolo poiché la loro ambizione è morta in un oggettivo cambiamento climatico che ha di fatto ormai superato circa 3° che limita acqua e desertifica intere regioni soprattutto dell’Africa e del Medio Oriente, ma pian piano avanza anche nel sud Europa. Si possono porre obiettivi esuberanti, ma se non hai la disponibilità economica nelle singole nazioni è un salto di indebitamento senza soluzione e l’EU come il FMM di cui Draghi è il piazzista commerciale usano l’ambientalismo per tracciare nuove restrizioni politiche .
- Dipendenze esterne: L’UE dipende fortemente dalle importazioni per materie prime critiche e tecnologie.
Nota – In una visione globale come già detto sopra, la rapina coloniale è sempre più complessa ed in mano a grandi strutture in grado di avere alti margini, pagare una tassazione minima con società depositate in posti noti, Chi ha monopolio di alcune delle materie prime necessarie, dalle terre rare all’energia fossile, all’oro ed ai diamanti e protagonista, gli altri comprimari. La dipendenza è datata da anni e se ci sono circa 700 milioni di migranti costretti a fuggire da casa loro può solo essere amplificata e usata come guerra civile fra poveri.
- Esigenze di difesa/sicurezza: L’instabilità geopolitica sta aumentando i requisiti di spesa per la difesa.
Nota – Si inventano nemici per sopperire alle pressioni della Nato, degli USA per riproporre il tema armi su cui secondo Draghi si dovrebbe basare la ripresa. Si potrebbe notare ad esempio che dall’inizio della guerra in Ucraina e poi con la pulizia etnica a Gaza di Israele una quota rilevante dei bilanci nazionali si basano su armi e sistemi militari a cui va affiancato una quota importante di incanalamento mediatico dell’opinione pubblica per una supposta necessità. La Germania ha deciso di spendere oltre 200 miliardi per ricostruire un esercito moderno, l’Italia per ora parla “solo di 90 miliardi” in pochi anni rivitalizzando aziende del settore da Leonardo a Fincantieri, a settori dell’aeronautica, ecc.
Una nazione civile rifiuta la guerra e il sarcofago Mattarella, che parla di Costituzione, se ne frega dell’articolo che vieta di entrare in guerra. Entrare in guerra che di fatto c’è già nella misura in cui sei in tutte le missioni NATO pagando, nell’invio di navi mezzi e uomini per difendere nazioni che con noi non c’entrano nulla direttamente. Ogni carro armato o aereo o nave è un pezzo di sanità che si privatizza.
- Venti demografici contrari: Si prevede che la forza lavoro dell’UE si ridurrà, limitando ulteriormente il potenziale di crescita.
Nota – l’abbassamento delle possibilità di vita e di lavoro in tutta Europa, anche negli stessi USA con 100 milioni su 350 circa di poveri, in Italia parliamo di “solo” circa 6 milioni su 60 con altri tre, 5 in avvicinamento al limite baso di povertà.
Chi mette al mondo senza sicurezze un figlio è un matto! Ormai la stessa logica della tecnologia di I.A. lavora per tagliare posti e assottiglia le possibilità mentre la pressione dei migranti ovunque funziona di fatto da mitigazione per le condizioni di lavoro e del reddito. Nel tempo lo ha fatto la Germania assorbendo quasi 5 milioni dalla ex DDR e altri da Siria e Medio Oriente, lo ha fatto l’Inghilterra dall’India, dalla Spagna e dall’Australia, lo ha fatto la Francia attraendo dalle sue ex colonie africane, ecc, ecc .
Non ci va un genio per stabilire che il potenziale di crescita si ridurrà. E’ già cosi ovunque, su ogni cittadino europeo appena nato pesano debiti passati e appena rinvigoriti la statistica aiuta. Sindacati e sinistra “sinistra” fanno gli indiani pur avendo piena conoscenza della situazione.
Le esigenze territoriali da tempo non trovano agende in cui essere iscritte (tanto meno quella di Draghi).
Questa narrazione dentro una politica miope che anche quando antagonista si polverizza e si spacca mentre il liberismo di Draghi passa attraverso una burocrazia tecnica istituzionale , a piccole regole sbilanciate ad hoc da chi smista le carte, mentre il Partito Unico cerca consenso sulle stesse proposte con poche variazioni, cambiando solo i gruppi di gestione, ma nessuno ha al centro della propria azione (vedi Liguria) l’interesse di dare un servizio, di difendere i beni comuni mettendo una società della cura di se e degli altri come obiettivo minimo.
Draghi parla ai grandi gestori globali per cavalcare 700/800 miliardi e millantando solo in quel caso un successo ( e qui andrebbe capire cosa intende per successo. Ma ogni accordo diventa di difficile reversibilità in un mondo europeo dove persino le singole nazioni soccombono sotto la pressione legale in cause epocali da parte di grandi gruppi finanziari. La digitalizzazione è la tara del momento che fa moderno chi ne parla, mentre istruzione. Lavoro e ricerca sono sotto sequestro preventivo da tempo e una quota di popolazione nei piani di questa gente serve solo come carne da macello per guerre inventate legalmente.
A questo servono le “semplificazioni decisionali in EU”.
Tradotto c’è un comando e chiede fedeltà, anche col voto!
Gatti Gianni