Dal blog https://ilsimplicissimus2.com/
Date: 2 Ottobre 2024
“L’Iran ha paura, non attaccherà”. Quante volte, negli ultimi mesi, abbiamo letto queste parole da parte di super esperti incompetenti, uomini dei servizi segreti e persino politici? Mi è capitato di scorrere anche analisi in cui si diceva che il nuovo corso iraniano era quello di lasciar perdere le risposte a Israele nonostante le impossibili provocazioni da parte di Tel Aviv. Valgano per tutte le parole di un genio di nome Alex Vatanka, direttore del Programma Iran presso il Middle East Institute con sede a Washington: “La leadership iraniana è pronta ad accettare una ritirata umiliante di fronte agli attacchi israeliani nel breve termine per salvaguardare il regime nel lungo periodo, e questo spiega la mancanza di rappresaglie da parte di Teheran”. Bè adesso che la risposta è arrivata si capisce bene che in realtà erano proprio questi sedicenti strateghi occidentali ad avere paura perché sapevano che una reazione iraniana agli omicidi dei sionisti non poteva che avere due risposte: o la guerra globale o accettare i durissimi colpi portati alla strategia genocida della Grande Israele.
Prima di proseguire però è necessario mettere in chiaro alcuni punti essenziali per comprendere cosa davvero è successo:
1) L’azione dell’Ira non era rivolta ad uccidere civili, cosa che in Occidente suscita sempre sorpresa e incredulità vista la natura violenta dell’impero, infatti molti dei circa 180 missili lanciati non sono stati diretti sulle città, al massimo su aeroporti militari uno dei quali è stato colpito assieme a un centro del Mossad. Almeno per quanto se ne sa fino ad ora.
2) Teheran aveva avvisato in anticipo di qualche ora gli Usa e di conseguenza anche Israele dell’azione tanto è vero che – come accade normalmente nelle operazioni belliche – i caccia israeliani sono decollati per tempo, assieme ad aerei cisterna per evitare di essere distrutti a terra.
3) Pochi, se non nessuno dei missili lanciati dall’Iran, sono stati intercettati, come dimostrano anche i numerosi filmati che riprendono la caduta degli ordigni e la loro esplosione a terra (qui alcuni video). Questo è il senso vero dell’azione iraniana: dimostrare che Israele è estremamente vulnerabile e che una salva missilistica contro le città o le installazioni militari sarebbe letale.
Tutto ciò significa che l’Iran non vuole la guerra, ma che l’uccisione del leader di Hezbollah non ha lasciato a Teheran altra scelta se non l’attacco dimostrativo altrimenti rischiava di perdere la sua rete di influenza in Medio Oriente. Ma dietro le quinte si scopre che in realtà gli Usa, per evitare ritorsioni, fin dall’assassinio di uno dei leader più in vista di Hamas, Isma’il Haniyeh, avvenuto su suolo iraniano, avevano promesso al governo di Teheran un cessate il fuoco in Palestina e progressi verso una soluzione a due stati. Per l’ennesima volta viene dimostrato che credere alle promesse di gente senza onore. è davvero un segno di estrema ingenuità. E infatti il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ammesso di essere stato ingannato e dunque quando l’ultima goccia è caduta nel vaso colmo ha ordinato all’esercito di mettere in piedi l’attacco balistico.
Ora il governo israeliano che ha un particolare genio per le menzogne, va dicendo di aver abbattuto tutti i missili anche se le immagini dicono cose diverse, ma a questo siamo abituati: lo stesso negazionismo promana anche dal regime di Kiev che regolarmente abbatte tutti i missili russi e fa benissimo a dire queste fesserie visto che ci sono allocchi disposti a credere qualunque cosa pur di rimanere nel loro coma cognitivo. A questo proposito segnalo che proprio mentre i missili iraniani volavano verso Israele i russi hanno preso Ugledar una delle ultime città fortificate in mano all’Ucraina.
Adesso bisogna vedere cosa farà Tel Aviv che ha consumato molte delle sue carte per costringere l’Iran a intervenire: è presumibile tuttavia che qualsiasi soluzione passi per trattative segrete visto che le ragioni addotte per l’invasione del sud del Libano sono inesistenti: arrivare sino al fiume Litani a 23 chilometri dal confine affinché il nord di Israele sia al sicuro dai razzi di Hezbollah, è una cretinata visto che i razzi di questa organizzazione politica e militare hanno ormai gittate ben più lunghe. Il governo sionista cerca qualcosa che possa essere spacciata per una vittoria e che magari possa trascinare l’Iran in una guerra mediorientale allargata. Ma senza gli Usa Tel Aviv è estremamente debole: così probabilmente Washington farà concessioni a Netanyahu in cambio della sicurezza di non dover fare guerra all’Iran che avrebbe effetti catastrofici per l’economia e per ciò che rimane della sua leadership.