Dalla pg di FB di Giustiniano Rossi
La Cina è diventata un paese capitalista? In un primo tempo il capitale privato viene dalla diaspora cinese, poi da paesi dell’Asia orientale, primo fra tutti il Giappone, e infine dall’Occidente. La Cina pretende anche il trasferimento della scienza e della tecnologia, creando una base per la forte crescita nei settori corrispondenti. La Repubblica popolare pone limiti al capitale, che deve rispettare la programmazione economica e non puo’ esportare profitti all’estero a suo piacimento. Dal 1978 registra alti tassi di crescita (circa il 10% all’anno), elimina la povertà assoluta tre anni fa, aumenta i consumli e promuove l’istruzione. La catena delle dipendenze dall’estero viene indebolita ma non spezzata e il periodo delle riforme comporta gravi problemi, come l’aumento delle diseguaglianze. 34 anni dopo l’inizio della politica di riforma e di apertura, l’allora presidente del PCC, Hu Jintao, dichiara al Congresso del 2012 che la corruzione è diventato un tema-chiave. “Se non affrontiamo questo problema”, avverte, “l’esito potrebbe essere fatale per il partito e causare perfino il suo crollo e il tramonto dello Stato.” In quel Congresso a Hu subentra Xi Jinping, che ne fa la sua priorità. Nel suo discorso d’investitura come presidente del partito Xi si impegna a “prendere due piccioni con una fava” (in cinese, tigri e mosche con un colpo solo), riferendosi alla corruzione diffusa dai quadri dirigenti alla base. Il partito introduce “misure in otto punti” per limitare riunioni inutili e ricevimenti stravaganti. Fino a maggio 2021 viene esaminato il lavoro di più di quattro milioni di quadri e funzionari, 3,7 milioni dei quali sono perseguiti dalla Commissione disciplinare centrale. Almeno 43 membri del Comitato centrale e 6 membri dell’Ufficio politico, fra loro ex ministri, governatori provinciali e i presidenti delle più grandi banche statali, sono puniti per corruzione.
Le parole di Xi su “mosche e tigri corrotte” contribuiscono a consolidare la fiducia nel governo della popolazione cinese. Secondo uno studio dell’Harvard university del 2020, il governo centrale riscuote un consenso del 93,1%. L’aumento maggiore si registra nelle campagne delle regioni meno sviluppate. Questa crescita della fiducia nelle regioni rurali è dovuto al miglioramento dei servizi sociali, alla fiducia nei funzionari locali e alla lotta alla povertà. Prima che, nel 2018, Washington dia inizio alla sua guerra commerciale contro la Repubblica popolare, in paesi come Cina, India e Brasile la fiducia negli USA e nel loro ruolo-guida come “acquirenti di ultima istanza” è già perduta in seguito alla grande depressione del 2007. Questo porta la Cina su una strada che diverge dall’Occidente. Inizia nel 2013 i progetti della “Nuova Via della Seta” e, nel 2023, sviluppa quello della “forze produttive di qualità nuova”. Il primo mostra l’interesse della Cina alla creazione di nuovi mercati lontani dagli USA e dall’Europa ma anche al sostegno dei paesi del sud globale. Il secondo mira a dirigere la Cina verso lo “sviluppo di industrie nuove e orientate al futuro”. La guerra commerciale con gli USA ha messo la scienza cinese sotto pressione, per progredire in settori nuovi come IA, biomedicina, nanotecnologie e microchips. Due esempi di rapidi progressi: nel 2022 l’economia digitale della Cina costituisce il 41,5% del PIL e la copertura con la rete telefonia mobile 5G è nel 2023 di oltre il 50%. Negli anni scorsi il governo adotta energiche misure per arginare una “espansione disordinata del capitale”, con un occhio ai monopoli big-tech e alla speculazione immobiliare. Nello stesso tempo si concentra sulla rimozione delle “tre montagne” che la popolazione cinese deve affrontare: gli alti costi dell’istruzione, degli alloggi e della sanità. E’ un processo in corso. E’ incompiuto perché la storia continua e ci sono molti problemi da risolvere. Anche il rapporto della Cina con il resto del sud globale, che cerca una nuova architettura per il suo sviluppo dopo il fiasco del concetto dei tagli e dell’indebitamento di FMI e Banca mondiale, deve essere ridefinito. Il fatto che la Cina sia riuscita ad eliminare la povertà ed a sviluppare nello stesso tempo una tecnologia progredita mostra che, con la guida del PCC, mantiene l’equilibrio fra investimenti e consumi. Grazie alla sua stabilità e alla sua forza, ora la Repubblica popolare è in grado di impegnarsi nel mondo e di assumere un ruolo-guida anche nella soluzione di conflitti finora irrisolti come ad esempio quello fra Iran e Arabia saudita e quello in Palestina. E’ il momento buono per guardare ai 75 anni trascorsi e studiare il discorso di Mao del 1954, dove sottolinea che la Cina ha bisogno di una scienza e di una tecnica indipendenti, di pazienza e di umiltà. Nel 2021, con l’eliminazione della povertà estrema per i 100 anni dalla fondazione del PCC, la Cina ha potuto raggiungere il suo primo obiettivo, quello di “una società con un moderato benessere” in un paese con 1,4 miliardi di abitanti. Adesso sta per raggiungere, entro il 2049, il suo secondo obiettivo per i 100 anni dalla fondazione della Repubblica popolare, quello della creazione “di un paese socialista moderno, benestante, forte, democratco, culturalmente progredito e armonioso”…
Giustiniano
3 ottobre 2024