INTERVISTA AL PROFESSOR ALESSANDRO VOLPI
Dal blog https://www.radiondadurto.org
02/10/2024
L’aumento del prezzo del greggio è una delle conseguenze già in atto, dato l’infiammarsi della crisi in Medio Oriente. Diversi segnali confermano le preoccupazioni crescenti. Innanzitutto oggi si è svolto il vertice dell’Organizzazione dei Paesi esportatori OPEC. Inoltre anche i mercati appaiono preoccupati per una possibile interruzione della produzione iraniana, nel caso in cui Israele attaccasse l’Iran. Il costo al barile del petrolio era in diminuzione da tre mesi a causa dell’indebolimento delle prospettive della domanda indotto da dati economici globali più deboli, in particolare per quanto riguarda gli Stati Uniti e la Cina. Ma anche la produzione petrolifera record degli Stati Uniti e il passaggio globale all’economia verde stavano contribuendo alla discesa dei prezzi. Oggi però i prezzi ricominciano a salire, mediamente del 3 percento.
Diversi gli elementi da cosiderare. Molto dipenderà da quanto si espanderà il conflitto e quanto quest’ultimo potrà incidere su “quel passaggio cruciale che è rappresentato dallo stretto di Hormuz, dove sappiamo passa grosso modo il 30% del petrolio complessivo di questo pianeta, perché naturalmente non interessa soltanto l’Iran, ma anche altre realtà produttrici”, quali Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Quatar.
L’Iran potrebbe, come fece nel 1979, bloccare parzialmente lo stretto di Hormuz quindi far salire i prezzi, garantendosi maggiori introiti dalle esportazioni per affrontare il conflitto con Israele. Lo stesso Israele tuttavia, potrebbe agire sull’offerta di petrolio bombardando i pozzi o cercando a suo modo di bloccare lo Stretto “per piegare in maniera evidente la posizione dell’Iran e probabilmente anche di alcune altre realtà del Golfo Persico”, oltre che per favorire le esportazioni statunitensi, che si basano in buona parte sullo shale gas “che ha bisogno di prezzi tendenzialmente un po’ più alti per essere competitivo”.
Altro elemento chiave che potrebbe avere delle ripercussioni importanti sul prezzo dell’energia a livello mondiale, riguarda la crescita della Cina, la cui domanda di energia è in rialzo. Questo è stato possibile grazie agli interventi del governo e della banca centrale cinese che hanno iniettato liquidità e sono intervenuti nell’economia, che ha reagito positivamente nelle ultime settimane: il “rallentamento dei prezzi connesso alla Cina” potrebbe quindi essere “meno marcato di quello che ci si immaginava”.
Altra questione riguarda la speculazione sul prezzo del greggio dei mercati finanziari. Infatti “i prezzi del petrolio sono profondamente finanzializzati”. L’aggravarsi del conflitto in corso, potrebbe spingere gli speculatori a scommettere sui prezzi del petrolio, come osservato nel periodo 2021-2023, quando “il prezzo del gas, più ancora che il prezzo del petrolio, alla fine oscillasse non tanto sulla domanda e l’offerta reale, ma sulla gigantesca mole di strumenti derivati che scommettevano in una direzione”.
Per di più, una spirale speculativa sul prezzo del petrolio, potrebbe incidere sulle politiche monetarie delle banche centrali in un momento nel quale “i tassi stanno parzialmente scendendo e quindi nella speranza di dare un respiro anche all’economia, in realtà un’impennata rialzista di matrice speculativa legata alla crisi bellica potrebbe generare immediatamente una restrizione monetaria”.
Quali ripercussioni dobbiamo aspettarci? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Volpi, docente di storia contemporanea all’Università di Pisa. Ascolta o scarica