Il grande impero mongolo

Dal blog National Geographic

Sabato 5 ottobre 2024
Pia Brugnatelli Pia Brugnatelli

La popolazione mongola si affacciò alla storia grazie a Gengis Khan, condottiero e sovrano che unificò sotto la sua egida diverse tribù nomadi, ristrutturò l’esercito e lo lanciò contro i ricchi imperi della Cina e dell’Asia Centrale che circondavano la steppa. Da questi ottenne la seta, l’oro, l’argento e gli schiavi che gli permisero di consolidare il proprio potere fra i suoi.

Uno studio pubblicato nel 2014 e condotto da scienziati della West Virginia University e del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University ha gettato nuova luce sull’espansione mongola ai tempi del grande condottiero. L’analisi degli anelli del pino siberiano (Pinus sibirica) sui monti Hangay, nella Mongolia centrale, ha permesso di stabilire che tra il 1211 e il 1225, gli anni che coincidono con le conquiste di Gengis, questa regione beneficiò di un clima favorevole come mai era accaduto nel corso dei 1100 anni precedenti. L’abbondanza di piogge e il clima temperato favorirono la crescita dei pascoli e, con essa, l’aumento dei capi di bestiame e dei cavalli da guerra, che costituivano la base del potere mongolo. Questa fase di abbondanza contrasta con il periodo di siccità e aridità che la regione aveva vissuto nei decenni del 1180 e del 1190, che provocò penuria e carestia ed ebbe come conseguenza un aumento dei conflitti fra clan per il controllo delle risorse disponibili (pascoli, acqua e animali).

Gengis Khan potè così lasciare in eredità al suo successore il più grande impero della storia e una nuova aristocrazia basata esclusivamente sui meriti militari e desiderosa di conquistare nuove terre e favolosi bottini. Il prestigio di Gengis era immenso, e il condottiero trovò un successore della sua statura in Ogodei, che ereditò il suo carisma quasi sacrale. Fu lui a fondare, nella steppa, Karakorum, allora capitale mongola, scagliando le frecce che delimitarono i confini della città.

Questa aveva dodici pagode, due moschee, una chiesa, un osservatorio astronomico, decine di lussuosi palazzi e monumenti stravaganti come una fontana meccanica realizzata da un orafo francese, da cui sgorgavano ininterrottamente vino, birra, idromele e kumis (latte di giumenta fermentato). Dopo Karakorum furono fondate altre città lungo la via della Seta come Pechino, Xanadu, Soltaniyeh e Saraj. Ogodei diede un contributo centrale al più grande sforzo sistematico della storia antica dell’umanità per favorire gli scambi politici, economici e culturali su una scala realmente globale.

Con lui anche le conquiste ripresero e l’impero continuò a espandersi a ritmo serrato. La macchina da guerra mongola era ancora lontana dal conoscere i propri limiti, e la sua superiorità rimase incontrastata per tutta la prima metà del XIII secolo. Dopo Ogodei il nipote di Gengis, Kublai, completò la conquista della Cina: fu lui il Gran Khan che ricevette Marco Polo.

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