Dal Manifesto del 04/10/2024
II È una influenza tossica quella che il governo sta eserci-
tando su Confindustria. Tralasciando affermazioni naif del
presidente Orsini, tipo: rivedere i meccanismi ETS (quelli
che hanno provveduto a rendere più efficienti le imprese ita-
liane), o l’uso dei microreattori nucleari che sarebbero pron-
ti per essere installati nelle fabbriche, si registra una presa di
posizione di retroguardia su Elettricità Futura (EF), l’associazione
di tutte le aziende elettriche italiane di Confindustria.
Come tutta risposta ad un appello urgente di due associazioni afferenti a Confindu-
stria, Elettricità Futura e ANIE, che insieme rappresentano
l’intera filiera nazionale dell’energia elettrica, che chiedeva-
no al governo di emanare una norma che evitasse il blocco
della filiera nazionale delle rinnovabili, circolano insistente-
mente voci di sfiducia nei confronti del presidente di EF, Re
Rebaudengo.
Una posizione pericolosa, perché occorre ricordare che
le filiere industriali del fotovoltaico e dell’eolico hanno gene-
rato nel 2023 un volume di affari di 10 miliardi di euro, dato
del Politecnico di Milano, la maggioranza del quale a favo-
re di imprese italiane, con una proiezione del PIL, in condizio-
ni politiche favorevoli e non contrarie, fino al 2% del PIL da
qui al 2030. Una posizione miope, perché EF ha messo sul piat-
to attraverso le sue aziende, nella stragrande maggioranza
relative al mondo delle rinnovabili, 320 miliardi di euro da
qui al 2030 e 540.000 posti di lavoro. In altri termini, sul breve
e medio periodo lo sviluppo industriale italiano potrà essere
supportato quasi esclusiva mente dal mondo delle rinnovabili.
Le prime avvisaglie di tale posizionamento si erano avute
con la nuova versione del Piano Nazionale Energia e Clima
PNIEC di luglio, in cui le proposte di investimenti reali
per garantire con le rinnovabili il 75% dell’elettricità al 2030
sono state significativamente ridimensionate.
Mentre, di contro, il nuovo presidente di Confindustria risulta in accor-
do con la linea del Governo sul nucleare, che di fatto rappre-
senta, per una serie di ragioni, un ostacolo per lo sviluppo del-
le fonti rinnovabili e un grande aiuto per il settore del gas.
Una scelta di scarsa responsabilità, perché non considera un
trend della generazione dell’energia ormai consolidato nel
mondo.
Infatti, gli investimenti oggi vanno in una direzione precisa:
la International Energy Agency (IEA) nel suo World
Energy Outlook 2023 afferma che le rinnovabili assicureran-
no globalmente nel 2050 una copertura dell’82% della elettri-
cità, quasi sette volte maggiore di quella attuale, mentre il
nucleare rimarrà fermo sempre alla stessa quota globale
del 8-9%, concentrate in Cina e negli Stati Uniti, come dice la
Nuclear Energy Agency.
Invece di fare ideologia, perché i fautori di questa prospet-
tiva di retroguardia non forniscono una volta per tutte infor-
mazioni certe sui tempi di realizzazione al momento impre-
vedibili, sui costi del chilowattora ancora molto alti, sull’ap-
provvigionamento dell’uranio arricchito necessario, oggi un
mercato attualmente dominato dalla Russia, e sul know-how
tecnologico, assoggettato alla Cina e agli Usa? Risolvere in
questo modo il problema della indipendenza e della sicurez-
za energetica, oltre che della riduzione del prezzo dell’ener-
gia, è un suicidio. Si ricordi che anche l’Autorità dell’energia
ARERA ha recentemente affermato che la necessità di ridur-
re il costo dell’energia in Italia passa per le rinnovabili, cosa
che sarà ancora più evidente con il prezzo zonale dell’ener-
gia di prossima attuazione.
Confindustria e governo dovrebbero essere più responsa-
bili sull’uso a breve del nucleare, anche in considerazione
dei documenti IEA, che ad oggi fanno riferimento nel mon-
do a poche unità in esercizio, nessuna nel mondo occidenta-
le. Abbiamo già detto che il PNIEC, con una quota nuclea-
re in Italia pari al 10% della domanda complessiva al 2050,
che significa circa 70 TWh all’anno da coprire con una
ventina di Small Modular Reactor, è in completo contrasto
con le proiezioni IEA che stabiliscono al 2050 per l’intera Eu-
ropa una quota nucleare pari a 100 TWh, Francia inclusa.
Le aziende delle rinnovabili di Elettricità Futura, che
in termini numerici sono la grandissima maggioranza,
ben sapendo che potrebbero costituire una filiera im-
portante di sviluppo industriale in Italia, come po-
tranno accettare una tale imposizione?
* Professore di Energy Manage-
ment alla Sapienza-Università di
Rom