A Gaza un giorno fiorivano le viole,
i passeri facevano il nido sui tetti,
la pioggia dal cielo irrorava il prato
e il canto del merlo rallegrava l’udito.
Oggi le aiuole violate e lacerate cedono il posto
a grandi fosse comuni dove giacciono
corpi e corpicini straziati.
Dal cielo cadono bombe
che irrorano tutto di morte
e il dolce canto del nero pennuto
é mutato in sordi boati, in sirene lampeggianti,
in grida e lamenti di morte.
Dov’è la ragione del mondo che tace
e permette l’immane massacro?
Lorenzo