NESSUNO PIÙ DI ME

Dalla pg FB di Alfredo Facchini

“Nessuna amministrazione americana ha fatto per Israele più di quanto abbia fatto io. Nessuna. Nessuna. Nessuna”, parola di Joe Biden.

Lo confessa. Come dargli torto.

Gli Stati Uniti hanno speso l’astronomica cifra di 18 miliardi di dollari in aiuti militari allo Stato terrorista di Israele dall’inizio del genocidio a Gaza.

A dirlo è un rapporto Costs of War della Brown University, pubblicato nell’anniversario del 7 ottobre.

Altri 4,86 miliardi di dollari sono stati “investiti” in operazioni militari Usa, scrivono i ricercatori, includendo, in particolare, i costi della campagna contro gli attacchi Houthi alle navi commerciali. I droni Houthi costano duemila dollari.

Ma c’è un dato ancora più spaventoso messo in evidenza dai ricercatori della Brown University.

Israele è il più grande beneficiario di aiuti militari degli Stati Uniti nella storia: 251,2 miliardi in dollari.

Certificando inequivocabilmente il grado di complicità criminale raggiunto dagli States nel sostenere il disegno coloniale sionista.

Gran parte delle armi statunitensi consegnate dal 7 ottobre sono state munizioni: dai proiettili d’artiglieria alle bombe anti-bunker da 2 mila libbre e alle bombe a guida di precisione.

Gli oltre 40 mila morti palestinesi di Gaza sono stati “eliminati” con le munizioni di fabbricazione statunitense.

Altro dato. Prima della guerra a Gaza, gli Stati Uniti avevano 34 mila militari in Medio Oriente. Il numero è salito a circa 50 mila ad agosto, quando due portaerei sono arrivate nella regione, con l’obiettivo di prevenire le ritorsioni dopo che Israele aveva ucciso il leader politico di Hamas Ismail Haniyeh in Iran. Il totale è ora di circa 43 mila soldati.

Insomma l’amministrazione Biden, non ha mai fatto mancare il suo totale sostegno e legittimazione al regime di Israele. A giudicare, anche e soprattutto, dalle 76 risoluzioni ONU contro Tel Aviv mandate in fumo, in ossequio ai desiderata dell’American Israel Public Affair Committee, l’Aipac, la potentissima lobby ebraica al Congresso.

La sua capacità di condizionamento della politica estera nordamericana è leggendaria. Nata nel 1951 con il

nome American Zionist Council, può contare su 51 mila membri, tra cui gli affaristi più ricchi d’America, in grado di corrompere, con finanziamenti, donazioni e pressioni, tutto l’arco politico del Congresso.

Se a sostenerti è l’Aipac hai la quasi certezza di spuntarla in qualsiasi tornata elettorale.

La più influente lobby sionista degli Stati Uniti non opera soltanto per la promozione degli interessi di Israele, ma a partire dagli anni Ottanta in maniera sempre più esplicita opera a favore della destra israeliana. In particolare, ora l’AIPAC agisce da vera e propria arma di pressione per Netanyahu e il Likud.

Questo non significa che si siano chiusi definitivamente i rubinetti per i gli esponenti Dem. Le operazioni dell’AIPAC mirano a spostare il baricentro del partito verso destra.

Kamala Harris ne è la riprova.

“Sono incrollabile nel mio impegno per la difesa di Israele e la sua capacità di difendersi. E questo non cambierà”.

Inoltre non va sottovalutato il potere intimidatorio della lobby. Politici che osano criticare Israele sono bersaglio di campagne di odio e vedono svanire automaticamente i quattrini necessari per le loro rielezioni.

In questo clima di paura e conformismo i congressisti, anziché rispondere agli elettori e agli interessi nazionali, diventano sempre più rispondenti ai loro padrini.

Si spiegano infatti così le 50 standing ovation che a luglio il Congresso ha tributato al criminale di guerra Netanyahu.

Donald Trump: <<Se la Harris diventa presidente Israele non esisterà più tra due anni>>.

Kamala Harris: <<Non è assolutamente vero, ho dedicato tutta la mia carriera e la mia vita a Israele>>.

Mentre a Gaza si sta consumando uno sterminio di massa, questi due criminali fanno a gara a chi è il più servile.

Alfredo Facchini

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.