Dalla pg FB di Pierluigi Fagan 12/11/2024
Chi scrive ha distanza ideologica pari verso Trump ed Harris e non ritiene quella americana una democrazia com’è ormai -da anni- senso comune tra gli studiosi di scienze politiche. In più, mi esimerei da questa analisi visto che le questioni interne gli US sono questioni di un paese che non è il mio e non è neanche europeo, tuttavia quel voto è oggetto di proiezioni fantastiche e ideologiche da parte di molti e quindi sarà utile specificare meglio come sono andate davvero le cose. I dati sono presi allo stato delle cose dell’11.11.04 (95% scrutinati) e provengono da analisi quantificate post voto di Foreign Policy, Statista, Pew Research, CNN, AP, Reuters Election Lab University of Florida.
A noi interessa la sociologia del voto non l’esito puntuale dovuto alle strane leggi elettorali della c.d. “democrazia americana” con registrazioni voto, gerrymandering, eventuali brogli dall’una e dall’altra parte, grandi elettori, molto voto elettronico, voto anticipato, voto postale, voto maggioritario assoluto per stati federati ed altre stranezze di sistema tutte loro.
1. Ad oggi, non hanno finito ancora di scrutinare tutti i voti espressi. Tuttavia, il totale dei voti espressi sarà del 65% aventi diritto, 2% in meno del 2020. Più o meno è la percentuale delle ultime politiche in Italia (64%) che preoccupavano per una caduta del ben 9% in meno rispetto a quelle del 2018. Due terzi di votanti sugli aventi diritto è un dato che dice che chi prevale lo fa certo rispetto all’avversario ma più che altro portando o non portando tutti o parte dei propri potenziali elettori a votare. Alla fine, Trump dovrebbe registrare 78 milioni di voti, rispetto al 2020 4 milioni in più, 3 milioni in meno di Biden. Harris prenderebbe 7 milioni di voti rispetto a Biden 2020. Tra i due ballano poco più di 3/4 milioni di voti su 244 aventi diritto. Il paese, quindi, è spaccato a metà.
2. Con partiti come quelli americani da più di 70 milioni di voti cadauno, è assai improprio fare sintesi estreme tipo “gli elettori di Trump sono X” o “gli elettori Harris sono Y” se non declinando tutti gli item differenti. In 70 milioni di voti c’è la qualunque, da una parte e dall’altra. Vediamo allora più nel dettaglio come pare siano andate le cose.
3. Trump prevale tra (si segnalano solo gli item con scostamenti più rilevanti): gli elettori maturi (40-64 anni), maschi, bianchi, con famiglia, eterosessuali, di ideologia conservatrice, protestanti/cristiani/born again/evangelici, residenza sub-urbana e soprattutto rurale, nella fascia di reddito mediana tra 30.000-100.000 US$/anno, status economico percepito in declino, senza laurea, che hanno deciso come votare dall’ultima settimana agli ultimi giorni (gli indecisi).
4. Quanto ai singoli temi: scettici verso la correttezza del voto, con molto positivo giudizio verso la Corte Suprema (6-3 Rep), grande apprezzamento per le facoltà di leadership di Trump (su “democrazia” segnano solo il 18% contro l’80% di Harris), soprattutto favorevoli alla visione di Trump su a) politica estera (più appoggio Israele, meno guerra Ucraina); b) immigrazione (da deportare); c) economia (soprattutto inflazione). Contro l’aborto legale. Veterani di guerra. Troppa criminalità. Più armi per tutti. Negazionisti o indifferenti “climate change”. Area prevalente Midwest e South.
5. In breve: molto arrabbiati e decisamente scontenti di Biden.
6. Harris prevale su: neri (85%), asiatici (54%), latino (52%, soprattutto donne), giovani (18-39), donne, popolazione urbana, aborto legale. Sopra i 50.000 US$ annui i due contendenti sono pari mentre i più “poveri” (sotto 30,000 US$) hanno votato Harris (anche se di non molto) 50%-46%). Preoccupati per il promesso smantellamento del servizio sanitario nazionale. Ritengono l’appoggio ad Israele “too strong”, multi-gender, laureati, quelli che hanno votato soprattutto contro Trump (mentre tra gli elettori di Trump prevalgono quelli convinti proprio di votare Trump).
In breve: si sono segnalati solo gli item con scostamenti rilevanti (+del 2%) per capire meglio la composizione sociale-culturale. Le linee di faglia sono tra i sessi, tra i generi, tra le razze, tra importanza o meno della credenza religiosa, con più o meno titolo di studio, tra impoveriti relativi ed integrati, tra i sicuri/insicuri (in generale multi-item), tra posizioni apertamente di destra/sinistra (liberal+moderati vs conservatori), tra democratici e decisionisti.
Come hanno notato molti analisti la conduzione della candidatura democratica è stata un disastro sotto molteplici punti di vista (tempi, modi, personaggio). Come ha notato Sanders, Harris è stata percepita come “continuista” rispetto a Biden che invece raccoglieva parecchio scontento. Trump ha portato tutto il suo elettorato a votare, i democratici no. Un terzo degli aventi diritto non vota. Alla fine, su una popolazione di 335 milioni di persone, tra i due ballano 3-4 milioni di voti. Alla fine, qualcuno deve pur vincere, ovvio, tuttavia nel Paese reale, su molte questioni, il Paese è di fatto spaccato a metà anche se elettoralmente hanno prevalso i maschi, bianchi, cristiani, con famiglia, extra-urbani, conservatori, sotto-acculturati, impauriti e/o incazzati. Quindi, le elezioni le ha vinte Trump a soprattutto perché le ha perse Harris.
Scambiare gli elettori di Trump per “classe subalterna” però è un errore, non è propriamente una “classe sociale”, è un taglio socioculturale tra varie classi. Non è che neri-ispanici-asiatici-donne in genere-sotto i 30.000 US$ di reddito annuo, confidenti sul sistema sanitario nazionale siamo meno subalterni degli elettori di Trump.
In linea generale, a livello macro, l’item di maggior rilievo è stato lo scontento per l’inflazione/prezzi/prospettive economiche, così com’è -alla fine- in tutti il mondo. Qui Harris è stata assai poco convincente poiché percepita come continuista con Biden,
Trump invece è stato preferito per la promessa di cambiare. Tra dazi (inflazione e aumento prezzi soprattutto merci povere), taglio tasse a ricchi ed imprese, taglio sanità pubblica, vedremo quanto migliorerà la condizione economica media.
(Dati presi soprattutto da exit poll su panel a più di 20.000 interviste, base CNN ma integrata con PEW, Statista)