Dalla pg FB di Renzo Vaccaro
DAL CORRIERE DELLA SERA
1917-1922: Allo scoppio della Rivoluzione Russa il neoparlamento ucraino, la Rada Centrale, proclama l’Ucraina uno Stato all’interno di quello russo. Ma i bolscevichi si oppongono. Gli ucraini reagiscono, chiedono aiuto agli Imperi Centrali: Germania e Austria intervengono, ma creano anche un governo fantoccio. Alla fine della Prima Guerra Mondiale l’Ucraina viene divisa tra Russia, Polonia, Romania e Cecoslovacchia. Scoppia una brutale guerra civile, che alla fine vede il prevalere delle forze comuniste e nel 1922 l’annessione dell’Ucraina all’Unione Sovietica.
1932-33: Consapevole del persistere delle forze indipendentiste ucraine, Iosif Stalin lancia una campagna di collettivizzazione forzata specie contro i piccoli proprietari contadini (i kulaki). Sono infatti loro tra i più decisi oppositori dei programmi economici comunisti. In Ucraina scoppia la grande fame (Holodomor): tra repressione militare e crollo della produzione agricola in due anni si calcola siano morte sino circa 4 milioni di persone.
1941-45: Invasione tedesca dell’Unione Sovietica e occupazione dell’Ucraina. Anche qui i tedeschi massacrano le folte comunità ebraiche locali, talvolta con la collaborazione degli ucraini. Parecchi nazionalisti locali si alleano ai tedeschi in chiave antirussa. Dopo il 1942 i sovietici riconquistano gradualmente il territorio e scacciano i tedeschi. Nel 1944 Stalin ordina la deportazione di circa 200.000 tatari di Crimea e altre etnie che rifiutavano il dominio russo.
1991-1994: L’implosione dell’Unione Sovietica marca la fine della Guerra Fredda e la nascita delle nazioni indipendenti ai confini orientali dell’Europa, tra loro anche l’Ucraina. La separazione da Mosca e la creazione di uno Stato sovrano vengono sanzionate a stragrande maggioranza da un referendum nazionale. Il sì all’indipendenza prevale anche in Crimea e nel Donbass, sebbene con margini molto inferiori che non a Kiev, Dnipro e Leopoli.
Nel 1994, con l’accordo di Budapest, l’Ucraina cede a Mosca i circa 1.800 ordigni nucleari sovietici che aveva sul suo territorio. Cina, Europa, Stati Uniti e Russia si fanno garanti dell’integrità dei confini ucraini, così come erano stati definiti tre anni prima.
2004: La «Rivoluzione Arancione» vede le folle in piazza contro i tentativi degli attivisti filorussi di interferire nelle elezioni ucraine. Gli agenti di Putin avvelenano il candidato pro-occidentale, Viktor Yushchenko. Questi però sopravvive, sebbene gravemente sfigurato dalle sostanze tossiche, e sconfigge il candidato filorusso, Viktor Yanukovich. Nel 2010 Yanukovich riesce comunque ad essere eletto presidente.
2014: È l’anno dell’inizio dello scontro frontale tra Mosca e Kiev. Nel febbraio le truppe agli ordini di Yanukovich sparano contro i manifestanti che occupano Maidan, la piazza centrale della capitale, per protestare contro il presidente in carica che lavora per tenere il Paese nell’orbita economica e politica di Mosca contro le spinte europeiste popolari. Restano uccisi oltre 110 manifestanti, scontri con vittime sono registrati in altre aree dell’Ucraina centro-occidentale. Il Paese per un attimo è in semi-guerra civile, tra i motivi delle rivolte anche il desiderio di combattere la corruzione alimentata dagli oligarchi legati a Putin.
Alla fine, Yanukovich abbandona la presidenza e scappa in esilio a Mosca.
Putin reagisce col pugno di ferro. Le sue truppe speciali occupano l’intera Crimea, che viene annessa subito dopo alla Russia. Mosca promuove e arma anche la guerra separatista nel Donbass, che negli anni seguenti costerà oltre 14.000 morti e distruzioni su vasta scala nell’est del Paese. In questo periodo prende anche consistenza l’esercito nazionale ucraino, che, da un agglomerato di milizie volontarie dove dominano i nazionalisti estremisti della Azov, diventa un insieme di corpi combattenti regolari.
Negli anni seguenti vengono stipulati gli accordi di Minsk per cercare di evitare la guerra, anche con la mediazione europea, ma in effetti vengono violati ripetutamente da entrambe le parti.2018: La Russia costruisce il ponte sullo stretto di Kerch, tra la regione russa di Rostov e la Crimea, che collega il Mare di Azov e il suo porto di Mariupol al Mare Nero. Tre guardiacoste ucraini che provano a passare sotto il ponte vengono attaccati dalla marina russa. Le tre unità ucraine sono sequestrate e i marinai arrestati.
Nel 2019 le elezioni ucraine vengono vinte da Volodymyr Zelensky, che promette di fare la pace con Putin, anche al prezzo di importanti concessioni territoriali.
2022: Il 24 febbraio Putin lancia l’invasione totale, dichiarando che intende «denazificare il governo Zelensky» e ripetendo che l’Ucraina deve tornare a fare parte della madre Russa. Il suo piano è catturare tutto il Paese per instaurare un governo fantoccio che obbedisca agli ordini di Mosca. Ma l’attacco diretto contro Kiev fallisce dopo un mese di cruente battaglie. Tutte le città del Paese subiscono violenti bombardamenti. In maggio i russi occupano la città di Mariupol dopo un lungo e sanguinoso assedio. Il conflitto si prolunga e diventa guerra di posizione anche grazie agli alleati, con a capo gli Stati Uniti, che mandano ingenti aiuti militari al governo Zelensky.
Nell’autunno 2022 gli ucraini riescono a riconquistare parte della regione di Kherson e le aree orientali attorno a Kharkiv sino al Donbass settentrionale. Ma nell’estate del 2023 fallisce la controffensiva ucraina: da allora nel Paese cresce la stanchezza, non mancano le critiche a Zelensky per non essere stato in grado di riorganizzare l’esercito in vista di una guerra protratta nel tempo. I russi si trincerano e dal gennaio 2024 sono loro ad avere l’iniziativa militare.