Puccini e le donne, l’ambiguo rapporto

Dal blog “National Geografic”

Sabato 30 novembre 2024

Martina Tommasi
Collaboratrice di Storica National Geographic

Nel 1979 la filosofa e critica letteraria francese Catherine Clément pubblicò un saggio dal titolo L’opéra ou la défait des femmes nel quale, analizzando oltre una trentina di melodrammi, riflette (non senza un certo allarme) su come il pubblico accolga la morte delle protagoniste: ovvero, considerandolo un evento normale. Secondo Clément, la musica esercita un’azione anestetizzante in grado di sviare dalla brutalità di morti violente e suicidi.

Negli anni settanta l’opera lirica venne da più parti investigata in chiave femminista, e Giacomo Puccini, l’ultimo grande operista italiano, che nulla risparmiò alle sue protagoniste, fu fra i compositori nell’occhio del ciclone. Anche la vita privata del compositore lasciava spazio al dubbio: Puccini odiava le donne? Fu proprio lui, fra l’altro, a definirsi «bestia, birbante, maschilista, uomo da bettola e bordello». Il suo stesso biografo, Mosco Carner, lo condanna attribuendogli un «piacere palesemente sadomasochista» nello scempiare le vite delle sue eroine. Vero è che i tempi sono cambiati, e quel che in altre epoche veniva avvallato come semplice e inoffensivo intrattenimento oggi diventa spunto di riflessione e di critica. Ma Puccini fu davvero un uomo che odiava le donne?

In realtà Anna, protagonista di Le Villi, la primissima opera del compositore, muore di dolore dopo il tradimento del promesso sposo. Manon Lescaut si spegne a causa della fatica e degli stenti occorsi durante una fuga a ben vedere innescata dal fratello, che l’aveva ceduta a un uomo vecchio e ricco il quale la considerava una sua proprietà privata. Tosca si getta nel vuoto per scampare a uno stupro. Madama Butterfly si suicida anch’ella per colpa di un vile abbandono, aggravato dalle differenze culturali con il marito fedifrago e soprattutto dalla giovane età (la ragazza ha appena quindici anni quando il marine statunitense la sposa). Suor Angelica, entrata in convento contro la propria volontà per espiare quello che il sistema patriarcale definiva “peccato d’amore”, muore suicida dopo aver saputo della morte del figlioletto da cui era stata crudelmente separata. In tutte queste storie, i personaggi maschili non fanno certo una bella figura.

Infine, ci sono due casi di donne che si differenziano dalle altre: Magda, la protagonista della Rondine, sceglie consapevolmente di tornare alla vita da cortigiana lasciando l’amato Ruggero. E la Ragazza del West, dopo aver salvato l’uomo che ama, si allontana con lui verso un futuro radioso. Le letture a cui si prestano le opere di Puccini sono quindi due: i detrattori lo accusano di godere della sofferenza altrui (e in particolare di quella femminile), ma c’è anche chi invece vede una condanna nei turpi comportamenti dei personaggi maschili, che nelle opere pucciniane non sono comunque mai eroi. Difficile insomma dare una risposta, e capire che cosa pensasse davvero il diretto interessato. Quel che è certo è che gli spunti di riflessione che questo compositore ci offre sono, a un secolo esatto di distanza dalla morte, ancora attuali.

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