COREA DEL SUD, SPECCHIO DEL MONDO: TRA TECNOLOGIA, DEMOCRAZIA E IL VIRUS DELLA DISUGUAGLIANZA

Dal blog Lo Schiaccianoci: il blog di Giuliano Noci 

La Corea del Sud è un paradosso incarnato. Leader mondiale nella tecnologia, patria di giganti come Samsung e Hyundai, ma anche terra di profonde crisi politiche e sociali. Dal 1987, anno in cui è diventata una democrazia, il Paese ha compiuto passi da gigante, ma oggi vacilla, trascinato indietro da dinamiche che sembrano appartenere a un passato remoto, quasi dimenticato. L’attuale leadership conservatrice, oggetto di critiche feroci, non è solo un problema interno. È la punta dell’iceberg di una politica globale dove il malessere sociale trova espressioni diverse ma radici comuni. La Corea del Sud, in questo senso, è un caso studio perfetto: un Paese in cui il costo della manodopera rimane basso nonostante il progresso tecnologico, e dove la disparità sociale è il prezzo pagato per una competitività costruita a spese della collettività. Eppure, non c’è un rischio concreto di ritorno all’autoritarismo. Gli anticorpi democratici della Corea del Sud sono vivi e attivi, come dimostrano la rapidità con cui il Parlamento ha annullato la legge marziale del presidente e la mobilitazione popolare nelle strade.

La democrazia vacillante sudcoreana non è un’isola. Le sue turbolenze si intrecciano con quelle di un mondo scosso dal “virus della disuguaglianza”. Paesi come la Germania, il Giappone, la Cina, ma anche aree meno prevedibili come la Boemia o la Georgia, vivono una variante dello stesso malessere.

Un modello economico basato sulla compressione dei costi del lavoro e il sacrificio del benessere sociale, che amplifica disuguaglianze e tensioni.

La Corea del Sud, con il suo mix di progresso e precarietà, mostra al mondo cosa succede quando la spinta verso la modernità tecnologica non è accompagnata da una vera equità sociale.

Nel frattempo, il panorama geopolitico aggiunge instabilità.

Con gli Stati Uniti impegnati in lotte intestine e l’ascesa della Cina che mina il vecchio ordine internazionale, Seul si trova a camminare su un filo sottile. La sua alleanza con Washington resta strategica, ma il soft power di Pechino è una minaccia silenziosa, capace di insinuarsi dove la democrazia scricchiola. Quello che vediamo in Corea del Sud non è un’anomalia, ma un avvertimento. La sua crisi politica e sociale è un riflesso amplificato delle crepe di un sistema globale che non regge più. Il rischio non è solo per Seul: è per tutti noi.

E mentre la tecnologia avanza, l’interrogativo resta: quale prezzo siamo disposti a pagare per il progresso, e chi sarà chiamato a pagarlo?

1 Comment

  1. Ormai siamo di fronte a dei tempi difficili, tempi in cui stiamo affrontando diversi tipi di crisi sociali, economiche, ideologiche e questo sarà sicuramente un periodo in cui avverranno dei cambiamenti. Quel che spero è che questi cambiamenti siano positivi anche se le cose sembrano prendere una piega negativa.

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