Dopo la brutta faccenda di Calenzano del deposito in parte esploso con morti e feriti, oltre al blocco per sequestro delle attività si scoprono un po’ di altarini(ma solo per chi non si interessa colpevolmente ai problemi della sicurezza)
In sostanza scopriamo oggi che abbiamo 951 siti a rischio sicurezza(SIC, SIN) rilevante la stragrande maggioranza messa in mezzo alle case delle città.
Hai voglia di fare norme per rendere sicura una attività di stoccaggio e commercio di prodotti infiammabili dentro un consesso umano imprevedibile, poiché l’unica sicurezza accettabile dovrebbe essere zero probabilità.
Tutto l’apparato tecnico al soldo dei partiti che li posizionano nei posti giusti per distribuire VIA, VAS ecc lavora per mantenere attività pericolose che se dislocate costerebbero cifre importanti alle aziende che da tempo hanno occupato terreni.
Ovvio che questa è la diretta risultanza di scelte di uso delle energie fossili come struttura portante per l’industria e la cittadinanza
Così nel tempo si sono mischiate attività di stoccaggio e trasporto in Italia di prodotti petroliferi, gas, chimica e persino come a Beirut (vedi esplosione devastante) di refusi pericolosi dentro ad altre strutture come porti, aeroporti, zone industriali e quartieri cittadini. Strutture che senza essere tecnici il buon padre di famiglia avrebbe detto banalmente “NON SE NE PARLA NEPPURE, NON LE INSTALLIAMO QUI”.
Secondo me questa lezione dovrebbe insegnare che, chi decide il PNIEC emanando direttive poi sui territori teoricamente e praticamente dovrebbe rispondere ad alcuni criteri essenziali, ma che mettono in discussione l’intero apparato di energia e strutture collaterali e ovvio anche la tipologia del metodo di contingentazione.
Siamo nel regno della fantasia poiché non succederà questo cambiamento che sempre il buon padre di famiglia responsabile direbbe essere con due requisiti senza ma e senza se:
– scelta decisa di energie rinnovabili ed ecocompatibili che non sono pericolose
– spostamento di ogni deposito pericoloso potenzialmente in luoghi isolati, non abitati, oggi concessi alle imprese di categoria a partire dalle loro convenienze economiche.
Certo ci sono eredità del passato innegabili e difficili da modificare, ma la logica con cui si danno autorizzazioni ancora oggi è quella del favorire gli spazi territoriali che danno più vantaggio a chi investe in strutture.
E’ LA VITA UMANA MONETIZZATA PER IL CAPITALISMO SENZA OSTACOLI
E’ quindi accettabile “riformare questo capitalismo” in continuità lasciando le cose come stanno?
I sindacati faticano a dichiarare uno sciopero e scoprono la NON sicurezza sul lavoro (non solo nell’energia) quando però l’attività principale di contrattazione è quella di monetizzare la sicurezza, tant’è che mediamente i dipendenti delle varie società che commerciano questi prodotti hanno un reddito migliore di altri
I partiti cosidetti di sinistra che fino ad oggi hanno buttato ogni peso in silenzio sulla società (ricordo che ai tempi di Renzi in Basilicata si sono spesi soldi pubblici per portare da depositi ai porti i prodotti petroliferi con relativi sversamenti ed inquinamento)
E’ la scelta non detta, ma accettata che serve far buon viso a cattiva sorte, mettendo la sicurezza sociale in seconda linea.
Però anche accettare che gli ispettori del lavoro siano sotto stimati di migliaia di unità mancanti senza nessuna protesta è un modo di accettare il rischio di incidenti.
A Calenzano la manutenzione del deposito ENI era demandata a ditta esterna, ma quando è stata l’ultima visita di un ispettore del lavoro e di un competente del VVFF?
A Savona mentre aspettiamo che il governo decida se e dove mettere un rigassificatore le cui tubazioni si aggiungono a 50 mt di distanza da depositi di gasolio o GNL esistenti con quale criterio si stabilisce se è un rischio accettabile?
E morti e distruzioni di cui ci sono decine di esempi solo in Italia, sono accettabili in cambio di lavoro in luoghi pericolosi?
Lavoro che potrebbe senz’altro essere convertito in altra tipologia utile se ci fosse un centro territoriale di vera gestione delle risorse e della cura dei cittadini, mentre lasciare via libera alle imprese porta proprio al “far west sociale”che stiamo vivendo.
Il liberismo si stizzisce dicendo: allora non vuoi portare lavoro dove serve e nella società della finanza aggressiva e guerrafondaia i fondi sono dedicati ad altri, la popolazione è un ostaggio in mezzo alla concorrenza del consumismo.
Avere chiaro il modello sociale sicuro e efficace è fondamentale per impostare una convivenza tranquilla in un mondo sempre più multietnico.
Gatti Gianni
11/12/2024