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I risultati dell’indagine annuale del Sole 24 Ore: città ricca ma con grandi disuguaglianze, costi elevati e tantissime persone sole. Bene cultura, tempo libero e turismo
di Fabio Canessa 16 Dicembre 2024
Genova si colloca al 54esimo posto nella classifica annuale della qualità della vita elaborata dal Sole 24 Ore che misura il benessere nei territori italiani attraverso 90 indicatori da fonti certificate, divisi in sei categorie tematiche. Al primo posto quest’anno c’è Bergamo, che per la prima volta ha scalzato Bolzano, mentre Reggio Calabria è fanalino di coda. Il capoluogo ligure, considerato insieme alla città metropolitana, occupa esattamente il centro della graduatoria (stilata su 107 capoluoghi di provincia) e perde sette posizioni rispetto al 2023. Si tratta di un percorso in continua discesa: nel 2021 era al 26esimo posto, poi 27esimo, quindi la caduta al 47esimo e l’ulteriore peggioramento registrato nel 2024.
L’indicatore su cui Genova perde più terreno classificandosi al 62esimo posto in Italia (26 in meno dell’anno scorso) è quello che misura demografia e società. In particolare il capoluogo ligure è sul podio della solitudine: le persone solo sono il 47% sul totale dei nuclei, dato che vale il penultimo posto nella classifica parziale (in fondo alla classifica ci sono sempre i peggiori). Siamo al terzultimo posto per indice di dipendenza degli anziani, cioè il rapporto tra popolazione over 65 e popolazione attiva. Un po’ a sorpresa, invece, Genova è al quinto posto per numero di medici specialisti (49,8) ogni 10mila abitanti ed è la 12esima città italiana per saldo migratorio totale (la differenza tra iscritti e cancellati dai registri anagrafici per trasferimento di residenza è di 9 persone). Va detto anche che il tasso di natalità è aumentato dell’1,8%.
Il punteggio migliore Genova lo ottiene su cultura e tempo libero: l’anno scorso era tredicesima, quest’anno è quarta. Il primato nazionale assoluto è alla voce amministrazioni digitali, un indice sintetico calcolato dalla società di servizi Fpa. Siamo terzi per indice di sportività, ottavi per indice di lettura, e poi 13esimi per copertura della rete Gigabit (74% di famiglie coperte), 19esimi per presenza di palestre, piscine e centri benessere (sono due ogni 10mila abitanti), 24esimi per offerta culturale (71,4 spettacoli ogni mille abitanti). Sull’indice del clima, che rientra nell’indicatore del tempo libero, Genova non eccelle e finisce al 43esimo posto: è la seconda migliore città italiana per ripararsi dalle ondate di calore, ma è tra le peggiori (103esimo posto) per eventi meteo estremi, calcolati in base agli accumuli di pioggia. Il soleggiamento non è dei migliori (7,5 ore al giorno in media, 81esima in classifica).
Genova è al 65esimo posto per ricchezza e consumi, in calo di 10 posizioni. I dati peggiori sono la disuguaglianza del reddito netto (102esimo posto), l’indice generale dell’inflazione (100esimo posto), e l’incidenza percentuale dei canoni di locazione sul reddito medio pro capite (il 39% che vale il 92esimo posto). Di per sé la retribuzione media annuale dei lavoratori dipendenti è tra le migliori in Italia (24.737 euro, al 14esimo posto, contro una media nazionale di 20.328 euro) così come il valore aggiunto per abitante (38mila euro, 13esimo posto a livello nazionale) e i depositi bancari delle famiglie consumatrici (22mila euro pro capite, 18esimo posto). Insomma, nella Superba c’è ancora molta ricchezza ma la vita costa cara e le disuguaglianze sono parecchio marcate.
D’altro canto Genova guadagna 18 posizioni nell’indicatore affari e lavoro, arrivando 18esima in classifica. Il dato migliore è quello delle startup innovative (10 ogni mille società di capitale) appena sufficiente per rientrare nella top 10 nazionale. Bene anche il 35% di laureati (17esimo posto) e in particolare le presenze turistiche (2.494 per chilometro quadrato, 19esimo valore in Italia), anche se il trend di variazione annua (7%) è inferiore alla media nazionale (8,7%) ed è il 61esimo a livello nazionale. Tuttavia – nonostante un aumento del 3,6% dell’occupazione femminile rilevato dall’Istat – è ancora molto elevato il gender pay gap: i maschi guadagnano in media il 35% in più rispetto alle donne e solo 17 città nel nostro Paese sono messe peggio.
Luci e ombre al capitolo ambiente e servizi, 53esimo posto con 14 posizioni perse per strada. Il tasso di motorizzazione resta il secondo più basso d’Italia (48 auto ogni 100 abitanti), i 4.916 posti-chilometro offerti dal trasporto pubblico sono tra i migliori del Paese (nono posto) e la concentrazione media annua di PM10 non è tra le più alte (24esimo posto). D’altra parte la raccolta differenziata è ancora molto scarsa (97esimo posto), il 10% della popolazione vive in aree a elevato rischio alluvionale (89esimo posto), l’8% in aree a elevato rischio frana (98esimo posto)
A proposito di servizi, Il Sole 24 Ore ha anche elaborato per il quarto anno consecutivo un indice generazionale che misura la qualità di vita per bambini, giovani e anziani. Dall’indagine emerge che a vivere peggio a Genova sono i bambini (74esimo posto in classifica): siamo terzi per numero di pediatri e quinti per edifici scolastici con palestra, ma anche 104esimi per giardini scolastici, 71esimi per verde attrezzato, 82esimi per spazio abitativo e soprattutto 105esimi per delitti denunciati a danno di minori. Non se la passano molto meglio i giovani (70esimo posto): il numero di residenti nella fascia 18-35 anni è aumentato del 2,8% nel 2023 (sesto dato migliore in Italia), abbondano bar e discoteche (nono posto), tuttavia la città è agli ultimi posti per incidenza del canone di locazione in zona semicentrale (102esimo), aree sportive per residente (102esimo), amministratori under 40 (103esimo), imprenditorialità giovanile (92esimo). E gli anziani? È la categoria “migliore”, al 66esimo posto. Ottimo il numero di geriatri (quinto posto), buono quello di infermieri (32esimo) e posti letto in Rsa (37esimo), ma oltre alla già citata solitudine pesa il consumo di farmaci per depressione (100esimo posto) e il basso numero di utenti dei servizi sociali comunali (76esimo posto).
Genova è nei bassifondi della classifica per quanto riguarda giustizia e sicurezza (96esimo posto, in calo di 10 posizioni), anche se il problema riguarda praticamente tutte le grandi città senza distinzioni geografiche: Firenze ultima, Milano penultima, Napoli terzultima, Roma quintultima. Il capoluogo ligure è tra le città con la maggiore incidenza di furti, rapine in luoghi pubblici, reati legati agli stupefacenti. Sono stati denunciati 4,605 furti ogni 100mila abitanti, uno dei peggiori indici di criminalità (97esimo posto). Male anche le truffe informatiche (92esimo posto) e il riciclaggio (95esimo). Parlando invece di sicurezza stradale, è confortante il tasso di mortalità stradale (circa 1%) che vede Genova al sesto posto tra le migliori.
“La fotografia scattata dal Sole 24 Ore non lascia spazio a interpretazioni: Genova è una città in caduta libera, e il peggioramento continuo nella qualità della vita è l’emblema di una gestione che non funziona. Passare dal 26° al 54° posto in pochi anni non è solo un dato statistico, ma la dimostrazione di come la visione di Bucci, che oggi governa anche la Regione, stia portando la nostra città e il nostro territorio verso il declino”, dichiara il consigliere regionale Gianni Pastorino, che aggiunge:
“Dietro ai numeri si nasconde una realtà dura: Genova è una città con profonde disuguaglianze. Una città in cui la solitudine è una compagna per il 47% delle persone e dove gli anziani, pur essendo numerosi, non trovano risposte adeguate ai loro bisogni. Una città in cui vivere costa troppo, mentre i servizi pubblici arrancano”, conclude.
Anche Stefano Giordano, capogruppo del M5s in Regione, attacca: “Genova rispetto al 2023 ha perso 7 posizioni, certificando un percorso in continua discesa dal 2021. Non siamo affatto sorpresi: come M5S abbiamo ripetutamente denunciato la narrazione fantasiosa della destra comunale che in comunella con quella regionale di Toti ha spacciato fake news sulla crescita miracolosa del benessere dei genovesi da quando sono al potere. Non siamo sorpresi e al contempo siamo profondamente amareggiati perché tra gli indicatori che bocciano il capoluogo di Regione spiccano temi sensibili come demografia e società”.
Igor Magni, segretario generale della Camera del lavoro di Genova afferma: “Se crescono le disuguaglianze, se aumentano le povertà, se il problema della casa torna ad essere centrale, se la reindustrializzazione resta uno slogan mentre il lavoro povero, precario in nero o grigio diventa quello principale significa che alla base della nostra società c’è un terreno sabbioso che non consente la costruzione di un futuro solido, ma solo il tentativo di arrangiare qualcosa in attesa di non si sa bene che – conclude Magni – visto anche il contesto internazionale che crea ulteriori elementi di criticità, occorre affrontare i problemi con la giusta programmazione e l’attenzione dovuta a chi oggi fa fatica a sopravvivere pur avendo un salario o una pensione”.