Dal blog Krisis.info 22 gennaio
di Maria Pappini
L’iconico cartello della stazione di servizio Little America, aperta nel 1934 in Wyoming, fra Green River e Rock Springs. Foto di Thomas Hawk. Licenza CC BY-NC 2.0
Dopo il bando di TikTok negli USA, molti utenti si sono spostati su Xiǎohóngshū. E hanno iniziato a mettere in discussione l’American way of life.
opo la migrazione digitale su RedNote, gli utenti dei social media hanno scoperto un modello sociale alternativo, incentrato su equità e collettività. Il confronto con il sistema cinese ha messo in luce i limiti del sogno americano, focalizzato su individualismo, libertà e meritocrazia. Disillusi dal sistema occidentale, i giovani statunitensi hanno aperto un acceso dibattito sul loro futuro. Nel frattempo, alcuni analisti cominciano a interrogarsi su quale possa essere il prezzo da pagare per una società basata sulla giustizia sociale.
«Con una mossa brillante per vietare TikTok, i politici statunitensi hanno trasformato gli influencer di TikTok in sostenitori della Cina su RedNote, alias Xiaohongshu». Il caustico post su X del commentatore cinese-americano Carl Zha riassume il paradosso prodotto dal bando di TikTok. Quando, prima dell’intervento in extremis di Donald Trump, i decision maker di Washington erano in procinto di vietare il social network cinese, migliaia e migliaia di utenti si sono trasferiti armi e bagagli su un’altra app cinese: Xiǎohóngshū, nota anche come Red Note.
Il nome dell’app, Xiǎohóngshū, vuol dire «libretto rosso», un chiaro riferimento storico al Libretto rosso di Mao Zedong. Non solo. A differenza di TikTok, la cui proprietaria ByteDance è in parte controllata da società americane come Sequoia Capital e General Atlantic, Red Note è interamente controllata da una società cinese: la Xingyin Information Technology di Shanghai. Eppure lo scorso 13 gennaio Red Note era al primo posto fra le app gratuite scaricate sui cellulari statunitensi.
Ma è stato solo l’inizio. Interagendo su RedNote con i loro coetanei cinesi, i giovani americani hanno scoperto un altro mondo. «Molti di noi non riescono a credere quanto il vostro Paese sia avanzato» esclama stupefatta in un video su Red Note la star di TikTok Kendall Kiper. «Ci hanno sempre trasmesso l’immagine [della Cina] come quella di un Paese del terzo mondo». Bionda, occhi azzurri, nata 23 anni fa a Nashville, Tennessee, Kendall rimane spiazzata di fronte al fatto che il 95% dei cinesi possieda una casa e che abbiano accesso a un sistema sanitario e a un’istruzione di qualità quasi gratuiti.

Quello di Kendall non è un caso isolato. In meno di una settimana, è nato il trend virale «Welcome American Refugees», in cui gli utenti di Red Note si sono ironicamente mobilitati per accogliere gli americani in fuga digitale da TikTok. L’hashtag #tiktokrefugee, utilizzato in massa dagli utenti, ha generato 32,6 milioni di post e raggiunto ben 2,3 miliardi di visualizzazioni, secondo il New York Times del 20 gennaio. La migrazione digitale verso Red Note riflette una crescente disillusione verso l’American way of life, che per molti giovani statunitensi appaiono oggi più come illusioni che come realtà. In un serrato confronto fra lo stile di vita americano e quello cinese, Red Note è diventata il simbolo di un ampio dibattito su equità, comunità e futuro.
Dopo la Seconda guerra mondiale, l’American way of life non ha rappresentato solo un modo di vivere, ma un vero e proprio sogno. Alla sua base, tre pilastri: l’individualismo, la libertà di espressione e la convinzione che chiunque, a prescindere dalle proprie origini, possa raggiungere il successo. Questi valori hanno definito l’America, diventando un simbolo di speranza per chi crede nel sogno americano. Con l’avvento dei social media, questi principi si sono tradotti in storie di autoaffermazione, da Facebook a Instagram, fino a TikTok, dove milioni di persone hanno avuto la possibilità di raccontarsi a un pubblico globale, specialmente tra le nuove generazioni.

Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Pur senza volerlo, Red Note si è trovata a sfidare la tradizionale visione della società americana. Non si tratta solo di un semplice cambio di social, ma di un cambiamento profondo nel modo in cui le persone si relazionano e comunicano online. Red Note propone un’alternativa che va oltre l’individualismo, promuovendo espressioni più collettive, inclusive, talvolta anche controcorrente.
Per comprendere il vero impatto di Red Note, non è sufficiente analizzare l’algoritmo o il contesto geopolitico. Occorre prestare attenzione alle voci di chi la utilizza ogni giorno. La piattaforma cinese è diventata in brevissimo tempo uno spazio in cui i creator americani non si limitano a condividere contenuti, ma raccontano il significato di questa trasformazione digitale in corso, mettendo in luce come la loro esperienza su RedNote stia modellando un cambiamento più ampio nella società.
«Per molto tempo ho raccontato alla gente degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell’Europa quanto la Cina sia avanzata, quanto siano buoni i loro trasporti pubblici, le loro città e le ferrovie ad alta velocità. E quanto siano economici gas, elettricità, acqua e cibo» ha scritto su X il 19 gennaio il content creator occidentale Barrett, che vive a Shenzen da diversi anni. «E ora, a causa del divieto di Tik Tok da parte del governo americano, grazie a un svolta che ha portato molti americani a iscriversi a Red Note, tutti possono vedere che ciò che ho sempre raccontato è vero».
Il dibattito acceso attorno a Red Note non si limita a un semplice scontro tra social media, ma tocca un aspetto profondo della società americana: l’idea che individualismo e merito siano i pilastri irremovibili del progresso. Con il crescente utilizzo di questa piattaforma, sempre più utenti stanno mettendo in discussione questo paradigma. E immaginano un futuro alternativo, basato su giustizia sociale, accesso universale alle risorse e una maggiore cooperazione tra le persone.

In un video su X, l’utente indiano S.L. Kanthan sostiene che «il governo americano ha mentito al popolo per anni» e che «l’eccezionalismo americano» è una «bugia». E rivela come, nei discorsi pubblicati su Red Note, molti giovani americani si sorprendano all’idea che un’alternativa all’American way of life non sia solo auspicabile, ma anche possibile. I video sulla piattaforma celebrano la società cinese come esempio di maggiore equità, evidenziando un sistema che garantisce casa, sanità e istruzione di qualità, a un costo molto inferiore rispetto a quello degli Stati Uniti. Tanto che molti iniziano a chiedersi: «Perché noi non possiamo avere le stesse cose?».
Tuttavia, su Red Note i lati meno luminosi del modello cinese non compaiono. Sull’app cinese la Cina viene celebrata come una sorta di realizzazione utopica di giustizia sociale, in cui l’uguaglianza è quasi totale e l’accesso ai servizi è garantito a tutti. Ma in questa visione idilliaca non c’è traccia dell’invasivo controllo statale sui cittadini. Un esempio emblematico è il sistema di «credito sociale», che assegna un punteggio ai cittadini basato sul loro comportamento. Chi commette reati o non rispetta le regole può vedersi negare servizi essenziali, come la possibilità di viaggiare o accedere a determinati prestiti, mentre chi segue le regole ottiene vantaggi. Nelle storie raccontate su Red Note tali criticità non emergono mai, facendo sembrare la Cina una sorta di utopia sociale.
Il fenomeno va oltre la semplice sostituzione di un’app con un’altra. Con la sua ascesa fulminea, Red Note non è diventata solo un punto di fuga per chi era insoddisfatto della direzione presa da TikTok, ma una finestra su un modello che mette in discussione i capisaldi dell’American way of life. Mentre gli utenti si riversano su Red Note, attratti da un’idea di società che sembra più giusta e inclusiva, qualcosa nella visione del «sogno americano» comincia a vacillare.
«Il costo dell’ambulanza [negli Stati Uniti] mi ha scioccato, ragazzi! 9000 dollari per ambulanza e insulina: sono tre mesi di stipendio per l’americano medio» ha raccontato il cinese-americano Carl Zha ai suoi follower su X. «In Cina costa circa 10 dollari (…). Noi non dobbiamo preoccuparci del costo dell’ambulanza».

Il fascino che Red Note esercita su molti, e in particolare su chi cerca un’alternativa a un sistema che sembra non più rispondere ai bisogni della gente, è innegabile. Ma la spinta verso un cambiamento radicale potrebbe portare con sé nuove sfide. L’idea di una società così interconnessa, con regole che promuovono un comportamento sociale armonico, potrebbe sembrare ideale a chi sta cercando un’alternativa al disordine percepito del sistema occidentale.
Mentre i giovani americani continuano a interrogarsi sul tipo di società che vogliono davvero per il loro futuro, alcuni analisti cominciano a chiedersi qual sia il prezzo da pagare per un modello fondato sulla giustizia sociale. E ricordano che quel sistema funziona solo a partire dalla continua sorveglianza, dalla limitazione delle libertà individuali, e da un controllo che, per quanto mascherato da benevolenza, è tutt’altro che privo di ombre. Nel frattempo, il giornalista americano Jason Smith, basato a Pechino, ha pubblicato un post su X che ha totalizzato due milioni di visualizzazioni. Nell’immagine compaiono un americano e una cinese. L’americano dice: «Oh mio Dio, tutto quello che il mio governo mi ha detto della Cina è una bugia». E la cinese replica: «Oh mio Dio, tutto quello che il mio governo mi ha detto degli Stati Uniti è vero».

Licenza Creative Commons CC BY-NC-ND Ver. 4.0 Internazionale
Autore
Maria Pappini Nata nel 1987, ha conseguito una laurea magistrale in Scienze del Governo presso l’Università di Torino e un master in Histoire des théories économiques et managériales in Lyon. Dopo più di dieci anni come account manager in diversi settori e attivista politica, nel 2023 decide di riprendere gli studi presso l’Università Statale di Milano frequentando il corso di Scienze Storiche. La sua attività di ricerca è concentrata sulla storia dei partiti politici e sulla storia delle relazioni internazionali.