Trump, tanti, maledetti e subito

Dal blog https://ilsimplicissimus2.com/

14 Febbraio 2025

Seguire le evoluzioni di Trump e di Musk sul teatro del mondo è come osservare le evoluzioni di un calabrone che non si mai quale direzione prenderà, dove alla fine si poserà, né perché lo farà. Capisco che fare queste riflessioni in un momento così delicato del Paese, impegnato con Sanremo, possa sembrare addirittura un po’ perverso, ma di certo le uscite su Gaza Riviera, la decapitazione dell’Usaid, la richiesta all’Ucraina, come risarcimento, delle terre rare che si trovano sulle vecchie mappe sovietiche, anche se non si sa se ci siano davvero e poi la Groenladia, Panama e l’abbandono dell’Europa a se stessa nella guerra contro la Russia, sembrano solo un gioco  e in effetti in qualche misura lo sono perché bisogna arrivare alla casella più ricca del Monopoli, attraverso un percorso accidentato e pieno di trappole. La Casa Bianca deve necessariamente demolire parte delle logiche della Washington che conta perché essa è in sostanza la fonte dei guai di fronte a cui gli Usa si trovano oggi.

Bastano pochi numeri a descrivere tali guai e, come regolarmente accade in America, si tratta di questione di soldi. Il debito federale ha superato proprio in questi giorni i 36,22 trilioni di dollari, di cui 9,5  trilioni a breve termine, mentre la spesa aumenta in maniera incontrollata: solo negli ultimi 12 mesi le entrate sono state di 4,9 trilioni e le spese di oltre 7 trilioni, ovvero il 43 per cento in più e il 23 per cento di questa spesa se ne va in pagamenti di interessi suoi debiti, tanto che essi hanno raggiunto la cifra di 1,16 trilioni l’anno, ovvero più di quanto gli Usa spendano per la difesa che è di per sé una somma assolutamente spropositata.

Cosi l’importo complessivo del debito da rinnovare mediante l’emissioni di nuovi titoli, ossia di nuovi debiti,  sta ormai gravando in maniera intollerabile e nei prossimi 12 mesi per una serie di scadenze , occorrerà pagare 9,7 trilioni di interessi, ovvero quasi il doppio delle entrate.

Se questa spirale dovesse andare avanti e a un certo punto non si potessero più effettuare pagamenti ci sarebbe davvero uno Tsunami, anche perché, contrariamente all’immaginetta votiva che abbiamo degli Usa, la metà delle famiglie americane dipende dai pagamenti del Tesoro. Gli Usa si frantumerebbero.

D’altronde i piani messi a punto finora parlano di un taglio della spesa di 2 trilioni in 10 anni che sarebbe assolutamente insufficiente a raddrizzare i bilanci.

Perciò i dazi di Trump  i tagli di Musk e la sua battaglia contro le frodi, la richiesta che l’Europa paghi molto di più per le armi americane, sono un’operazione disperata per arrivare a una rapida riduzione delle spese e un’aumento delle entrate in emergenza.  Naturalmente tutto questo è ben lontano dal risolvere il problema strutturale di entrate stagnanti e di deficit in crescita anche perché gli Usa esportano per 1,8  trilioni e importano quasi il doppio.

Al momento la nuova amministrazione deve comunque evitare che questo sia l’anno in cui il  perverso meccanismo si rompe. Lo si sapeva già da prima e anzi qualche maligno aveva pensato che la camarilla democratica avesse scelto Kamala come candidato presidente perché, se per caso avesse vinto, sarebbe stata comunque un personaggio sacrificabile, salvando i notabili di partito dal discredito in seguito a un crollo finanziario e alle misure che esso avrebbe imposto. .

Tuttavia i tagli di emergenza possono funzionare nel breve termine, ma non bastano certo ad evitare la marea che sale e che alla fine aggredirà anche l’egemonia del dollaro: in prospettiva Washington deve in qualche modo procurarsi nuove risorse, tipo Groenlandia, come pegno per i nuovi debiti  e soprattutto svuotare l’Europa favorendo le condizioni per la migrazione delle industrie. In questo senso gli Usa hanno già vinto la loro guerra e dell’Ucraina gliene frega relativamente: è più che altro una questione di  immagine e di pubbliche relazioni: quella di apparire vincitori e non sconfitti.

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