Allarme USA: non ci sono più i soldati di una volta

Dal blog https://krisis.info/i

di Giacomo Gabellini 17 Febbraio 2025

Crisi di reclutamento senza precedenti per l’esercito statunitense, al minimo storico dalla Seconda guerra mondiale.

Negli Stati Uniti sempre meno giovani scelgono la carriera militare e la qualità delle nuove leve cala drasticamente. Tra i motivi, il declino della forma fisica a causa dell’obesità dilagante, la sfiducia nelle Forze armate e un mercato del lavoro più attraente. Per tamponare l’emergenza, il Pentagono ha abbassato gli standard di selezione e aumentato gli incentivi economici. Ma il problema ha radici più profonde, legate al deterioramento del tessuto sociale statunitense.

Negli Stati Uniti, la crisi del reclutamento militare è finita al centro del dibattito pubblico. Lo ha sottolineato con toni allarmati il nuovo Segretario della Salute Robert Francis Kennedy Jr lo scorso 13 febbraio, intervenendo a America’s Voice Live, unarete televisiva tradizionalmente vicina ai repubblicani. «In un momento in cui il 60% della nostra popolazione è malato e il 77% dei nostri ragazzi non può qualificarsi per il servizio militare» ha dichiarato, «l’America ha bisogno di un uomo su un cavallo bianco». Un esplicito endorsement al neo presidente Donald Trump, che per RFK «ha dimostrato più e più volte di essere quell’eroe».

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Le parole di Kennedy evidenziano un’emergenza che le autorità militari denunciano da tempo: per i giovani americani intraprendere la carriera militare è una prospettiva sempre meno attraente e la qualità delle reclute è in costante declino. Lo scorso autunno, la direttrice dell’ufficio del Pentagono deputato agli arruolamenti Katie Helland aveva dichiarato che il timido miglioramento della situazione registrato nel 2024 doveva indurre soltanto a un «moderato ottimismo riguardo alle future operazioni di reclutamento». Motivo: «Continuiamo a confrontarci con una bassa propensione dei giovani a prestare servizio, una limitata familiarità con le opportunità militari, un mercato del lavoro competitivo e un’idoneità in calo tra i giovani adulti».

I dati relativi all’anno fiscale 2024 attestano un incremento degli arruolamenti su base annua pari a 25.000 unità (+12,5%), che compensa sul piano numerico i risultati pesantemente negativi conseguiti nel biennio precedente. Gli obiettivi di reclutamento dell’esercito sono stati mancati per 15.000 unità nel 2022 e per altre 10.000 nel 2023 rendendo – con 452.00 effettivi – la forza di terra regolare la più ridotta dal periodo antecedente la Seconda Guerra Mondiale. 

Il problema non riguardava soltanto l’esercito, dal momento che nell’anno fiscale 2023 la Us Navy e la Us Air Force hanno mancato rispettivamente di 7.464 e 2.700 unità i loro obiettivi di arruolamento. Significativamente, l’«ammanco» risultava quasi interamente riconducibile al crollo degli arruolamenti maschili, diminuiti su base decennale del 35% (da 58.000 a 37.700 tra il 2013 e il 2023), a fronte di dati stazionari riguardo alla componente femminile (circa 10.000 reclute ogni anno).

«Queste carenze di reclutamento pongono rischi a breve e lungo termine per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti» si legge in uno studio realizzato nel 2022 dall’Association of the United States Army. «Se considerati nel contesto dell’attuale ambiente strategico, i rischi collegati alla disponibilità di un esercito più piccolo sono significativi. La strategia di difesa nazionale del 2022 identifica la Cina come “sfida” e la Russia come “minaccia acuta”». Lo studio continua poi con toni più allarmanti: «Qualora la deterrenza fallisse, è concepibile che l’esercito statunitense, insieme ai suoi alleati e partner, si ritrovi nella necessità di combattere due grandi conflitti regionali simultanei o, come minimo, a combattere un grande conflitto regionale e a scoraggiare simultaneamente aggressioni opportunistiche altrove. Inoltre, la forza congiunta deve continuare a mitigare le “minacce persistenti” portate da Corea del Nord, Iran e da organizzazioni estremiste violente».

Crisi fisica, economica e sociale

Il cauto ottimismo suggerito dalla Helland nasce dalla consapevolezza che le statistiche in controtendenza relative all’anno fiscale 2024 nascono anche – se non soprattutto – dall’adozione di alcuni escamotage come quelli introdotti dalla Us Navy, che ha abbassato gli standard nei test attitudinali (accettando gli aspiranti che totalizzano i punteggi inferiori), aumentato a 41 anni l’età massima per gli arruolamenti e incrementato i bonus pecuniari. L’esercito, dal canto suo, ha promosso nell’arco di un biennio oltre 10.000 allievi che non avevano ancora completato i corsi di formazione. La Us Air Force ha invece inaugurato un modus operandi basato sulla concessione del diploma della scuola di volo a quasi tutti gli ufficiali, bocciandone meno dell’1%.

Segno che il risultato relativo al 2024 va preso con le dovute cautele, perché conseguito al prezzo di un netto peggioramento qualitativo del «capitale umano» a disposizione. Il problema di fondo del calo strutturale degli arruolamenti rimane irrisolto, perché strettamente correlato al contesto sociale. Tra le motivazioni addotte dalle autorità statunitensi per spiegare il fenomeno, una delle più gettonate – menzionata dalla stessa Helland – è indubbiamente rappresentata dalla maggiore attrattività esercitata dal mercato del lavoro statunitense, a cui si attribuiscono caratteristiche di solidità e competitività. E ciò sebbene non consenta, come emerge da una indagine condotta da Bankrate nel gennaio 2024, a circa il 44% delle famiglie statunitensi di guadagnare abbastanza da sostenere una spesa imprevista da 1.000 dollari. 

Un altro fattore spesso menzionato riguarda il calo strutturale delle vocazioni, che i repubblicani tendono a imputare al crollo della fiducia nelle Forze armate, passato dal 70 al 48% tra il 2018 e il 2022 secondo un sondaggio condotto dal Reagan Institute. Per i repubblicani, la disaffezione è riconducibile ai clamorosi insuccessi militari, come il ritiro dall’Afghanistan nel 2021, ma anche all’adozione di pratiche woke all’interno forze armate a opera dell’amministrazione Biden. Per i democratici, di converso, la diminuzione di credibilità sarebbe da imputare al graduale consolidamento delle posizioni «suprematiste» in ambiente militare e ai gravi episodi di violenze a sfondo sessuale, come l’omicidio della soldatessa Vanessa Guillén, avvenuto nel 2020.

La classe del 2008 dell’Accademia di West Point getta i berretti dopo l’annuncio di «lezione sciolta». Ufficio Affari Pubblici USMA. Foto Public Domain.
La classe del 2008 dell’Accademia di West Point getta i berretti dopo l’annuncio di «lezione sciolta». Ufficio Affari Pubblici USMA. Foto Public Domain.

La ragione fondamentale della crisi dei reclutamenti va tuttavia cercata altrove. E, più precisamente, nello studio a cui ha fatto riferimento Robert Kennedy quando, il 13 febbraio, ha detto che il 77% dei ragazzi americani non riesce a qualificarsi per il servizio militare. Secondo quanto emerge dall’approfondita analisi condotta dall’American Security Project nel marzo 2023, appena il 23% degli statunitensi di età compresa tra 17 e 24 anni risultava idoneo al servizio militare, perché, a differenza del «rimanente» 77%, rispondeva ai necessari requisiti cultural-accademici e non affetto da obesità, tossicodipendenza, alcolismo, disturbi psicofisici. Il 44% dei cittadini statunitensi compresi in quella fascia di età soffre di almeno due di queste condizioni penalizzanti simultaneamente.

L’obesità, che nell’aprile 2021 interessava circa il 19% dei militari in servizio attivo, rappresenta senza dubbio uno dei maggiori problemi. Anche perché condizioni di grave sovrappeso affliggono il 23% degli statunitensi di età compresa tra i 12 e i 19 anni e paiono destinate ad aggravarsi nei prossimi anni.

«Il Sud rappresenta storicamente il più fruttuoso bacino di reclutamento per l’esercito, ma le reclute provenienti da quell’area coprono da sole la metà degli infortuni riportati complessivamente durante l’addestramento di base, superando di gran lunga la loro rappresentanza generale nel servizio» sottolinea il sito di riferimento delle Forze armate statunitensi. «Il fenomeno è parzialmente attribuibile all’epidemia di obesità che interessa in particolar modo il Sud […], dove ampie fasce di popolazione dispongono di redditi familiari relativamente bassi e un accesso limitato all’assistenza sanitaria e al cibo sano».

L’accesso sempre più precario ad alimenti di qualità dovuto alla riduzione del reddito rappresenta un aspetto critico della società statunitense che è alla base anche della decrescita dell’altezza media di uomini e donne statunitensi,  riscontrato a partire dalla fine degli anni Ottanta e perdurante ancora oggi.

«Make America Healthy Again»

Il problema del reclutamento militare USA affonda quindi le radici nel progressivo deterioramento del tessuto sociale, nel degrado costante del «capitale umano» che si riflette in una serie sterminata di indicatori addizionali. A partire da quelli relativi alla diffusione semi-epidemica del disturbo post-traumatico da stress, che nel 2020 riguardava il 5% della popolazione (13 milioni di persone); del diabete, che secondo le stime interessava nel 2021 il 14,7% della popolazione adulta statunitense (38,1 milioni di persone) e della tossicodipendenza, con l’overdose da oppiacei assurta a primaria causa di morte tra i cittadini statunitensi al di sotto dei 50 anni (oltre 107.000 casi nel 2022, a fronte dei poco più di 67.000 del 2018) nel contesto di una platea di consumatori che riunisce 10 milioni di persone. 

Lo stesso discorso vale per i suicidi, cresciuti del 40% tra il 2000 e il 2023 (e del 52% tra i giovani tra i 10 e i 24 anni); degli omicidi, aumentati del 51% tra il 2014 e il 2021; della mortalità infantile, con 5,6 morti per 1.000 nati vivi (nel 2022) contro 1,6 del Giappone, 1,8 della Corea del Sud, 2,2 dell’Italia e 2,3 della Germania. I cittadini statunitensi, come denunciato in tempi non sospetti da studiosi come Robert Putnam e Angus Deaton, stanno in altri termini diventando sempre più bassi, grassi, deboli, vulnerabili e aggressivi. E a risentirne è l’intero sistema, apparato militatre compreso. In tale contesto, la denuncia di Robert F. Kennedy suona come un allarmante campanello d’allarme. Non a caso, il Segretario della Salute durante la campagna presidenziale del 2024 aveva lanciato la campagna «Make America Healthy Again».

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Autore

  • Giacomo GabelliniGiacomo Gabellini Analista geopolitico ed economico, è autore di numerosi saggi, tra cui Krisis. Genesi, formazione e sgretolamento dell’ordine economico statunitense (2021), Ucraina. Il mondo al bivio (2022), Dottrina Monroe. L’egemonia statunitense sull’emisfero occidentale (2022), Taiwan. L’isola nello scacchiere asiatico e mondiale (2022), Dedollarizzazione. Il declino della supremazia monetaria americana (2023). Ha all’attivo numerose collaborazioni con testate sia italiane che straniere.

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