ROTTE E NAUFRAGI

Dal nuovo canale Liguria Controvento


Amministrative genovesi? Kafka imperversa (tempo lettura 3’)
Facile intuire quanto è successo nel pollaio politico ligure, dopo settimane alla ricerca affannosa di soluzioni purchessia al dilemma di una candidatura a sindaco di Genova che non ne infici il controllo sul proprio spazio di potere (in restringimento). In un clima di ora in ora sempre più Kafkiano. Sicché l’avvento sulla scena della lanciatrice di martello in carriera Ilaria Salis, nelle grazie di Giovanni Malagò, presidente del CONI a vita per meriti dolcevitari, appare il tanto atteso tappo per chiudere la falla di consensi elettorali in allargamento, a rischio di trasformarsi in una valanga inarrestabile. E che importa se costei risulta una renziana dichiarata: il senso di impotenza ormai dilagante è tale che va bene persino ai duri e puri di Avs. Che dico? Perfino al responsabile ligure pentastellare Stefano Giordano, mentre blatera di candidatura al femminile che promuove “parità di genere”. A riprova dello stato confusionale che affligge i 5S, ormai giunto alle soglie del delirio: se è solo una questione sessuata, Giordano & Co. attribuiscono un ruolo significativo nella lotta alla mascolinizzazione patriarcale in palese ritorno (da Donald Trump a Giorgia Meloni) e per la femminilizzazione della società anche a scalpitanti arrampicatrici “uome”, tipo Raffaella Paita o Maria Elena Boschi?
Ma questo è quanto passa il convento politico ligure. Di cui si legge su Primo Canale, la prima emittente locale (seppure in crisi di credibilità e immagine dopo la caduta nel gorgo del Totigate), il post dell’editore Maurizio Rossi su un patto leonino tra Andrea Orlando e Claudio Burlando: in cambio di un aiuto al primo alle regionali, il secondo avrebbe incassato il diritto di indicare lui il candidato sindaco genovese.
Patto disatteso, ma che illustra la personalità dei due boss locali: un Orlando assetato di potere e un Burlando ossessionato dai maneggi. Dunque, narcisismo e cinismo. Quando la sinistra dovrebbe essere generosità e disinteresse.
Intanto Piciocchi se la ride.
Pierfranco Pellizzetti

Sinistra genovese, quasi fuori tempo massimo? (tempo lettura3’)
Mi riferisco a quanto espresso qualche giorno fa da Corrado Augias in TV; concetto che, forse, già circolava nella nostra mente ma che, a sentirlo espresso e razionalizzato, fa impressione. Si parlava della tempestività della risposta della politica alle esigenze della gente.
Ormai siamo abituati che, a fronte di un dubbio o curiosità, caviamo di tasca il nostro smart phone, lo consultiamo ed ecco subito la risposta. In questo contesto di immediatezza, la “tempestività” della risposta della politica diventa fondamentale ai fini della fidelizzazione dell’elettore/simpatizzante. Pensate ai numeri di telefono: 20 anni fa ne avevamo a memoria molte decine ora, grazie allo smart phone, ci vuole tutta a ricordare il nostro. A fronte di problemi seri e meno seri, la Politica, specie a sinistra, impiega mesi (se non anni) per mettere a punto una posizione, spesso figlia di estenuanti mediazioni interne ed esterne che annacquano la posizione stessa. Nel frattempo la gente che aveva espresso l’esigenza resta delusa se non ha, addirittura, dimenticato o superato l’esigenza stessa.
Un esempio eclatante è la lentezza con cui a Genova la “sinistra” (o meglio la “non destra”) ha deciso la candidata sindaco; il programma ancora non c’è. Si sapeva da ottobre 2024 che ci sarebbero state le elezioni, c’erano, allora, otto mesi a disposizione per lavorare sulla scelta del candidato e la definizione del programma, ora ce ne sono tre scarsi e la candidata scelta dal “Campo Largo” è pressoché sconosciuta. Specialmente nei quartieri dove la sinistra doveva/voleva recuperare i voti, e soprattutto i “non voti”. L’attento esame del proprio ombelico ha monopolizzato l’attività dei decisori. Scelta e attività, in definitiva, finalizzata a un “voto contro” la destra piuttosto che a un “voto in favore”, nella pia illusione che molti ingredienti facciano un piatto più appetitoso.

Non sarà che la sinistra preferisca fare opposizione piuttosto che governare?

Criticare è più facile che proporre e fare.
Roberto Guarino

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