Post di Lo Schiaccianoci: il blog di Giuliano Noci
L’Europa è ancora alla ricerca disperata di una guida. La Germania, da sempre colonna portante del progetto europeo, si trova oggi impantanata nelle proprie contraddizioni e nelle proprie rigidità economiche e culturali.
L’ascesa politica di Friedrich Merz nelle elezioni tedesche del 23 febbraio rappresenta una svolta?
No, perché il problema non è l’uomo, ma il sistema.
E la Germania, così com’è, non può più essere il faro dell’Europa. Negli ultimi vent’anni, Berlino ha capitalizzato sul rigore economico, facendo della disciplina fiscale un dogma, ma dimenticando che l’economia è fatta anche di visione e investimenti. La Schuldenbremse, il freno al debito, è la sacra scrittura della finanza pubblica tedesca: consente un indebitamento strutturale ridicolo dello 0,35% del PIL all’anno. Un vero e proprio totem intoccabile per la politica tedesca, che vincola la nazione in una postura di prudenza ossessiva, mentre il resto del mondo – Stati Uniti in testa – abbraccia politiche espansive per rimanere competitivo.
La rigidità fiscale non solo limita la capacità di risposta alle crisi, ma blocca anche le opportunità di investimento in settori chiave come la transizione ecologica, l’innovazione e l’intelligenza artificiale.
La Germania di oggi è un gigante dai piedi d’argilla.
Ha un’economia manifatturiera che si regge sulla compressione salariale e su una resistenza ostinata all’innovazione tecnologica.
La crisi cinese e la fine del gas russo hanno acuito le debolezze strutturali di un sistema che, per anni, ha beneficiato di condizioni economiche favorevoli senza mai mettere in discussione il proprio modello.
Ma il mondo è cambiato, e Berlino sembra non essersene accorta. Il futuro non appartiene solo a chi ha bilanci in ordine, ma a chi sa investire nella propria crescita con coraggio. Mentre le principali economie globali rafforzano i loro sistemi produttivi con interventi massicci, la Germania si impone regole che la costringono all’immobilismo. Questo non è più sostenibile.
Eppure, i mercati fremono: Merz rappresenta la speranza di un cambiamento?
No, perché, si troverà comunque a governare un Paese in cui nessun grande partito è disposto a rimettere in discussione il freno al debito.
Non CDU/CSU, non SPD, non i Verdi.
Persino chi vorrebbe un cambio di rotta sa benissimo che andare contro il dogma tedesco dell’austerità è un suicidio politico. La Germania, per cultura e tradizione, vede il debito come una colpa.
La stessa parola “Schuld”, in tedesco, significa sia “debito” che, appunto, “colpa”.